Definizione
Il reddito che viene attribuito a un socio di una società di persone in proporzione alla sua quota. Viene tassato direttamente in capo al socio, indipendentemente dal fatto che gli utili siano stati effettivamente percepiti.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 46 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 56% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 56%
- Rigettato 16%
- Inammissibile 9%
- Estinto 12%
- Altro 7%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 570%
- Civile Sez. 628%
- Civile Sez. Lavoro2%
Precedenti più richiamati
- Cass. 20598/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 6001/2025in 3 provvedimenti
- Cass. 27899/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 3789/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 16611/2018in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'Agenzia delle Entrate aveva contestato a un Erede, socio di una società, un maggiore accertamento reddito di partecipazione per l'anno 2006. Questo accertamento derivava da un precedente avviso di accertamento contro la società, che era stato annullato con sentenza passata in giudicato per ragioni formali. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'accertamento personale del socio, ritenendo che l'annullamento dell'accertamento societario, anche se per vizi formali, facesse cadere automaticamente anche quello del socio. L'Agenzia ricorre in Cassazione, sostenendo che l'annullamento per vizi formali non dovrebbe estendersi automaticamente al socio. La Corte di Cassazione ha rinviato la causa per trattazione congiunta con altri procedimenti simili.
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Un contribuente, socio di una società in regime di trasparenza fiscale, ha cercato di applicare la compensazione perdite fiscali per ridurre il reddito da partecipazione. L'Agenzia delle Entrate aveva accertato un maggior reddito. La Commissione Tributaria Regionale aveva negato la compensazione, ritenendo che la società non avesse dichiarato perdite. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che la Commissione ha sbagliato. Doveva considerare le perdite personali del contribuente derivanti da altre società, dichiarate nella sua dichiarazione dei redditi, e non solo quelle della società specifica. La sentenza è stata cassata e rinviata per un nuovo esame.
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Un socio accomandante ha impugnato un avviso di accertamento fiscale per redditi societari non dichiarati. Durante il ricorso in Cassazione, la società e l'altro socio hanno chiuso le proprie pendenze fiscali con specifiche definizioni agevolate. Il contribuente ha comunicato ai giudici di aver richiesto la rottamazione cartelle esattoriali per il debito collegato all'atto, chiedendo la chiusura del processo. Il contribuente non ha però depositato le ricevute del pagamento degli importi previsti dalla sanatoria. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice domanda non estingue la lite per cessata materia del contendere. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse, compensando le spese di lite ed escludendo sanzioni processuali a carico del ricorrente.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento al socio accomandatario per il reddito di partecipazione, motivando l'atto con il richiamo a una verifica fiscale a carico della società. La notifica al socio è avvenuta tre giorni prima rispetto alla notifica dell'atto societario. I giudici di merito hanno annullato l'accertamento, ritenendo leso il diritto di difesa del contribuente per difetto di motivazione. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso per Cassazione. I Supremi Giudici hanno accolto le ragioni del Fisco. La Corte ha stabilito che la motivazione per relationem resta valida anche se l'atto richiamato viene notificato alla società successivamente, purché sia stato emesso in precedenza. Il socio di società di persone ha infatti il diritto e il potere di consultare sempre i documenti sociali.
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L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento fiscale per un maggior reddito di partecipazione nei confronti di un contribuente. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato tale accertamento. L'Agenzia ha proposto ricorso in Cassazione. La Corte, rilevando la pendenza di cause connesse relative alla stessa società e ad altri soci, ha disposto il rinvio a nuovo ruolo. Questo per permettere una trattazione congiunta di tutti i giudizi collegati, ottimizzando così la gestione processuale dell'accertamento fiscale.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato una decisione della Commissione Tributaria Regionale della Sicilia. Questa decisione aveva annullato un accertamento fiscale emesso contro un contribuente per un maggior reddito di partecipazione. La CTR aveva basato la sua decisione sull'annullamento di un precedente atto impositivo contro la società stessa. La Corte di Cassazione, rilevando la presenza di altri ricorsi collegati, ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo. Questo rinvio serve a permettere la trattazione congiunta di tutti i giudizi connessi, garantendo una decisione uniforme sull'accertamento fiscale e i redditi di partecipazione.
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L'Agenzia delle Entrate aveva emesso un avviso di accertamento tributario nei confronti di una società di persone e, di conseguenza, dei suoi soci. La Commissione Tributaria Provinciale aveva annullato l'accertamento della società a causa di un precedente annullamento per vizi formali. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato questo annullamento, ritenendo che l'annullamento dell'accertamento per la società rendesse nullo anche quello per i soci. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che l'annullamento per ragioni formali non dovesse automaticamente estendersi ai soci. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta con altri procedimenti simili, senza decidere nel merito la questione dell'accertamento tributario società di persone.
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L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a una società di persone per maggiori ricavi non dichiarati, ricalcolando di conseguenza il reddito di partecipazione di un socio. Il socio ha impugnato l'atto imponibile, avviando un contenzioso giunto fino alla Corte di Cassazione. I giudici di legittimità hanno rilevato d'ufficio la violazione del litisconsorzio necessario tributario. Trattandosi di una società di persone, il reddito fiscale si imputa automaticamente ai soci. Di conseguenza, ogni ricorso contro la rettifica del reddito sociale o di partecipazione deve svolgersi obbligatoriamente con la presenza della società e di tutti i soci. La Cassazione ha dichiarato nullo l'intero processo svolto senza tutti i partecipanti necessari, annullando la sentenza e rinviando la causa al primo grado per integrare il contraddittorio.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato il reddito di partecipazione di un Erede, basandosi su un maggiore reddito accertato per la società del defunto. Tuttavia, l'accertamento nei confronti della società era stato annullato con sentenza passata in giudicato. L'Agenzia sosteneva che l'annullamento per ragioni formali non invalidasse automaticamente l'accertamento tributario del socio. L'Erede, inoltre, ha eccepito di aver rinunciato all'eredità. La Corte di Cassazione ha rinviato la causa per permettere alle parti di depositare la documentazione sulla rinuncia all'eredità e per la trattazione congiunta con altri procedimenti simili.
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Un contribuente, socio di una società di persone, ha ricevuto un accertamento per un maggiore reddito di partecipazione. Questo accertamento derivava da un precedente accertamento contro la società stessa, poi annullato con sentenza passata in giudicato per ragioni formali. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'annullamento dell'accertamento del socio, sostenendo che un annullamento per vizi formali non comporta automaticamente la caducazione dell'accertamento reddito società di persone nei confronti dei soci. La Corte di Cassazione ha rinviato la causa per una trattazione congiunta con altri procedimenti simili, evidenziando la complessità della questione.
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L'Agenzia delle Entrate ha impugnato una sentenza che annullava un avviso di accertamento per maggiore IRPEF a carico di un socio, derivante da un accertamento sulla società di persone per maggiori ricavi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia. Ha stabilito che nelle controversie tributarie che riguardano società di persone e i loro soci, esiste un principio di litisconsorzio necessario tributario. Questo significa che la società e tutti i soci devono partecipare al processo fin dal primo grado. La mancata partecipazione di tutti i soggetti necessari rende nulli i giudizi. La Corte ha quindi annullato le sentenze precedenti e rinviato il caso al giudice di primo grado per un nuovo esame con la corretta integrazione del contraddittorio.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una contribuente, socia di società a ristretta base sociale, a cui l'Agenzia delle Entrate aveva imputato redditi da partecipazione basandosi su un accertamento analitico induttivo. Durante il ricorso in Cassazione, la contribuente ha aderito alla **definizione agevolata debiti tributari**, versando gli importi dovuti per i carichi pendenti. La Suprema Corte ha quindi rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo all'Agenzia delle Entrate 60 giorni per verificare la correttezza di tale definizione e l'impatto sull'avviso di accertamento impugnato.
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Due contribuenti hanno presentato ricorso contro una sentenza tributaria riguardante il reddito di partecipazione. Il ricorso è stato notificato solo all'Agenzia delle Entrate. La Corte ha ordinato l'integrazione del contraddittorio tributario, ovvero la chiamata in causa di tutti i soggetti interessati (soci e società). Le ricorrenti non hanno adempiuto a tale ordine entro il termine. Per questo motivo, il ricorso è stato dichiarato inammissibile, e le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese legali. La mancata integrazione del contraddittorio tributario ha impedito l'esame del merito della controversia.
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Una socia impugna un avviso di accertamento IRPEF per redditi imputati da una società di persone. La contribuente sostiene di aver ceduto la propria quota tramite contratto preliminare e di non aver percepito utili. Tuttavia, nel proporre ricorso in Cassazione, la donna notifica l'atto al Ministero dell'Economia invece che all'Agenzia delle Entrate, unico ente con reale titolarità processuale. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La legittimazione passiva nel contenzioso tributario spetta infatti esclusivamente all'Agenzia delle Entrate per tutti i giudizi avviati dopo il primo gennaio 2001. La notifica al Ministero risulta giuridicamente inesistente e non può essere sanata dalla costituzione dell'Agenzia. La socia perde la causa ed è tenuta al versamento del doppio del contributo unificato.
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L'Agenzia delle Entrate ha presentato ricorso contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale che aveva annullato un avviso di accertamento relativo a un maggior **reddito di partecipazione** di un contribuente. La Corte di Cassazione ha rilevato che esistono altri ricorsi pendenti, proposti dalla stessa Agenzia, riguardanti la società e altri soci coinvolti nella medesima vicenda. Per garantire una trattazione completa e coordinata, la Corte ha deciso di rinviare la causa a nuovo ruolo, affinché possa essere esaminata congiuntamente a un altro giudizio strettamente collegato.
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L'Agenzia delle Entrate ha accertato maggiori redditi per un'azienda qualificata come "società di comodo" e, di conseguenza, ha tassato il suo socio per il reddito di partecipazione. Il socio ha contestato l'accertamento, sia per vizi procedurali (mancato rispetto del termine dilatorio) sia per l'errata applicazione della normativa sulle società di comodo. La Corte di Cassazione ha deciso di rinviare il giudizio per valutare la possibilità di riunirlo con altre cause simili pendenti, che coinvolgono la stessa azienda e gli altri soci.
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L'Agenzia delle Entrate ha notificato un avviso di accertamento a un socio accomandatario, richiedendo il pagamento delle imposte sul reddito di partecipazione in una società di persone. Il contribuente ha impugnato l'atto sostenendo di essere receduto dalla compagine societaria prima della chiusura dell'anno fiscale. La controversia è giunta in Cassazione dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito. I giudici supremi hanno rilevato d'ufficio una violazione processuale fondamentale: l'accertamento dei redditi societari coinvolge inscindibilmente la società e tutti i soci. La mancata partecipazione della società e degli altri componenti ha determinato la violazione del litisconsorzio necessario. La Corte ha dichiarato la nullità assoluta dell'intero processo, annullando le precedenti pronunce e rinviando la causa al primo grado per integrare il contraddittorio con tutti i soggetti.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente un maggiore reddito di partecipazione, derivante da un accertamento fiscale su una società. Dopo che le commissioni tributarie avevano dato ragione al Contribuente, l'Agenzia ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, ha deciso di non entrare nel merito della questione. Ha invece rinviato la causa a una sezione ordinaria per trattarla insieme a un procedimento collegato, riguardante la stessa società. La decisione mira a garantire una trattazione congiunta e coerente delle vicende fiscali interconnesse.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un Contribuente un maggior reddito di partecipazione tramite un accertamento fiscale. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto impositivo, basandosi su un precedente annullamento di un atto simile contro la società. L'Agenzia ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte, notando altri ricorsi pendenti e collegati, ha rinviato la causa a nuovo ruolo per una trattazione congiunta. Questo mira a garantire coerenza nelle decisioni sull'accertamento fiscale e sui redditi di partecipazione.
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L'Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di rettifica a una socia maggioritaria per attribuirle un maggiore imponibile IRPEF personale. La pretesa nasceva da un contenzioso aperto con la società di vendita auto, a cui il Fisco contestava costi non deducibili e ricavi non contabilizzati. La Commissione Tributaria Regionale ha accolto in parte il ricorso della socia, riducendo le imposte a suo carico poiché la società aveva dimostrato la reale vendita dei veicoli e l'inerenza dei costi. L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione lamentando la violazione delle regole sull'onere della prova e sulla valutazione delle presunzioni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso confermando che l'accertamento reddito di partecipazione si riduce quando i costi sostenuti dall'impresa risultano inerenti e le presunzioni del Fisco non provano un comportamento evasivo.
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