Definizione
Condizione di chi commette un nuovo reato della stessa natura entro cinque anni da una precedente condanna definitiva, comportando un possibile aumento di pena.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 68 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 82% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 9%
- Rigettato 9%
- Inammissibile 82%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 784%
- Penale Sez. 39%
- Penale Sez. 57%
Precedenti più richiamati
- Cass. 39566/2017in 3 provvedimenti
- Cass. 32872/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 28535/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 23903/2020in 4 provvedimenti
- Cass. 43952/2017in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
L'imputato si è introdotto di notte all'interno di un circolo sportivo armato di piede di porco e ha forzato gli accessi per rubare denaro contante. I giudici di merito lo hanno condannato per furto aggravato con violenza sulle cose, minorata difesa temporale e recidiva specifica. L'uomo ha impugnato la sentenza davanti alla Corte di Cassazione, contestando la motivazione del verdetto senza tuttavia precisare i singoli passaggi argomentativi viziati né indicare concreti elementi a supporto della propria tesi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle censure difensive. L'imputato ha visto confermata la condanna definitiva e ha subito la condanna accessoria alle spese processuali e al versamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo condannato per il reato di evasione ha impugnato la sentenza contestando il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché le censure erano generiche e ripetitive. I giudici hanno chiarito che il tribunale di merito non deve confutare ogni argomento difensivo, ma può limitarsi agli aspetti determinanti. Nel caso esaminato, la gravità del fatto, il notevole allarme sociale procurato, la recidiva specifica e l'assoluta assenza di ravvedimento hanno legittimato il rifiuto dei benefici. Il condannato ha dimostrato una spiccata incapacità di rispettare i comandi dell'autorità giudiziaria, confermando la correttezza della pena inflitta e subendo la condanna alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Imputato contro la condanna per furto aggravato, caratterizzato da recidiva specifica e infraquinquennale. Il ricorrente lamentava la mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche per difetto di motivazione. I giudici hanno chiarito che il magistrato non deve analizzare ogni singolo elemento difensivo, ma può fondare il diniego solo sui fattori ritenuti decisivi. La presenza di precedenti penali e la gravità oggettiva del fatto giustificano la scelta restrittiva. L'Imputato perde la causa e subisce la condanna alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per spaccio di lieve entità e resistenza a pubblico ufficiale. I giudici hanno ritenuto legittimo il calcolo della pena basato sul concorso tra l'aggravante comune della non occasionalità e la recidiva specifica. L'autorità giudiziaria ha inoltre confermato la confisca di 930 euro in contanti. Tale somma, benché modesta, è risultata priva di giustificazione reddituale a fronte del possesso di novantotto grammi di cocaina.
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L'Imputato concorda una pena con la Procura per spaccio di stupefacenti tramite rito speciale. Successivamente, la difesa propone ricorso contro patteggiamento davanti alla Corte di Cassazione, lamentando la mancata applicazione dell'ipotesi di lieve entità. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. I giudici evidenziano che la legge consente l'impugnazione di una sentenza patteggiata per errore di qualificazione giuridica solo dinanzi a uno sbaglio manifesto ed evidente dal capo di imputazione. Poiché la censura si basa su una semplice tesi difensiva priva di riscontro oggettivo negli atti, la Corte rigetta l'atto senza udienza e condanna l'Imputato alle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di una persona condannata per diffamazione, lesioni e minaccia. Il Tribunale di Belluno aveva confermato la condanna. La difesa ha presentato quattro motivi di ricorso, lamentando la violazione del principio "al di là di ogni ragionevole dubbio", la *reformatio in peius* (peggioramento della situazione) e l'omessa motivazione sulle statuizioni civili. La Suprema Corte ha dichiarato l'**inammissibilità ricorso penale** per i primi due motivi, ritenuto infondato il terzo e generico il quarto, confermando la condanna e le spese processuali.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un Individuo per rapina, resistenza a pubblico ufficiale e danneggiamento. Il caso riguardava l'aggressione a un conducente di autobus, ritenuto pubblico ufficiale. L'Individuo aveva sottratto le chiavi del mezzo e opposto resistenza. La difesa contestava la qualifica di pubblico ufficiale per il conducente di autobus e la configurazione della rapina impropria. La Suprema Corte ha ribadito che il conducente di un autobus di linea, privo di bigliettaio, riveste la qualifica di pubblico ufficiale. Ha inoltre ritenuto corretta l'applicazione della rapina impropria, data la violenza usata per assicurarsi il possesso delle chiavi. Il ricorso dell'Individuo è stato dichiarato inammissibile, con conseguente condanna alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle Ammende.
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Un Lavoratore ha presentato ricorso contro la condanna per reati legati allo spaccio di sostanze stupefacenti, contestando sia la sua colpevolezza sia il mancato riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche, aggravato dalla recidiva specifica infraquinquennale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto le contestazioni generiche e non specifiche, già esaminate e respinte nei gradi precedenti. Hanno inoltre confermato che la decisione sulla pena e sulle attenuanti era adeguatamente motivata, anche con una motivazione implicita. Il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale inflitta a un imputato per molteplici reati, tra cui lesioni, violenza privata, rapina e il reato di danneggiamento aggravato. L'imputato aveva aggredito la vittima, forzato e rotto il parabrezza dell'automobile e sottratto le chiavi della vettura. La difesa ha contestato la configurabilità dei reati e la severità della pena inflitta dai giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno ritenuto pienamente credibile la testimonianza della vittima, convalidata dai rilievi delle forze dell'ordine intervenute sul luogo, dalle fatture di riparazione dell'auto e dalle ricevute per il duplicato delle chiavi. Il ricorso inammissibile comporta anche il pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Un Imputato era stato condannato per false dichiarazioni a un'autorità pubblica. Ha presentato ricorso contro la sentenza, contestando l'erronea applicazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha rilevato che il termine di **prescrizione del reato** era scaduto prima della sentenza d'appello. Per questo motivo, la Corte ha annullato la condanna senza rinvio, dichiarando il reato estinto per intervenuta prescrizione. L'Imputato ha quindi ottenuto l'annullamento della condanna.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato, già condannato per furto in abitazione. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello che, pur avendo ridotto la pena riconoscendo attenuanti generiche, aveva confermato la sua responsabilità. Il ricorso è stato ritenuto manifestamente infondato e generico. Di conseguenza, l'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione di 4.000 euro a favore della Cassa delle ammende.
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Un venditore ha messo in commercio apparecchiature elettroniche con adesivi che imitavano marchi noti, al fine di ingannare i compratori sull'origine e trarne profitto. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna per il reato di vendita prodotti con segni mendaci. La sentenza ha ribadito che la semplice imitazione del marchio, se idonea a creare confusione nel consumatore medio, è sufficiente per configurare il reato. La Corte ha anche escluso l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando il valore non irrisorio dei beni.
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Un Lavoratore, condannato per evasione dagli arresti domiciliari, ha presentato ricorso in Cassazione. Contestava la nullità della notifica del decreto di citazione a giudizio e, soprattutto, la mancata valutazione prova di una testimonianza difensiva cruciale, assente dal fascicolo processuale per un errore della cancelleria. La Suprema Corte ha ritenuto valida la notifica iniziale, ma ha accolto il ricorso riguardo alla mancata valutazione prova. La sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello di Perugia per un nuovo giudizio, affinché venga colmata questa lacuna motivazionale.
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L'Imputato propone ricorso per cassazione chiedendo l'estinzione delle accuse per decorso dei termini. I reati contestati comprendono lesioni personali aggravate e resistenza a pubblico ufficiale in concorso. La difesa sostiene che sia maturata la prescrizione del reato rispetto ai fatti contestati. La Corte di Cassazione rigetta totalmente la tesi difensiva. I giudici rilevano che la presenza dell'aggravante della recidiva specifica infraquinquennale prolunga i termini di legge. Di conseguenza, il calcolo temporale dimostra che il reato non è affatto prescritto. I giudici dichiarano il ricorso inammissibile e condannano L'Imputato al pagamento delle spese legali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto in abitazione aggravato, respingendo il suo ricorso. L'imputato lamentava il diniego delle attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile, purché motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente motivato il diniego facendo riferimento ai precedenti penali dell'imputato e alla mancanza di segni di pentimento. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un Ricorrente, già condannato in appello per un reato legato agli stupefacenti con recidiva. Il Ricorrente aveva impugnato la sentenza d'appello, ma la Suprema Corte ha ritenuto il suo ricorso generico e privo di specifiche ragioni di diritto o elementi di fatto che contestassero puntualmente le motivazioni della Corte d'Appello. Di conseguenza, il Ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per il reato di truffa contrattuale ai danni di un privato. Il ricorrente sosteneva che la vicenda integrasse un semplice inadempimento civile e chiedeva le attenuanti economiche oltre alla non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici supremi hanno confermato la piena rilevanza penale della condotta a causa del dolo iniziale, manifestato tramite raggiri che hanno viziato il consenso della vittima. Inoltre, la Corte ha escluso l'attenuante del danno di lieve entità per un importo di 747 euro, qualificandolo come economicamente non irrisorio, e ha confermato l'aggravante della recidiva specifica.
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Un individuo ha simulato un incidente stradale per ottenere un risarcimento da una compagnia assicurativa. Ha presentato documenti falsi, inclusa una falsa constatazione amichevole e certificati medici contraffatti. La Corte d'Appello ha confermato la sua condanna per frode assicurativa (Art. 642 c.p.). L'imputato ha sostenuto che il reato richiedesse un contratto assicurativo diretto con lui, configurandosi come "reato proprio". La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la frode assicurativa è un reato comune, non proprio, e può essere commesso da chiunque, anche senza un legame contrattuale diretto con l'assicuratore, purché l'azione fraudolenta miri a ledere il patrimonio della compagnia.
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Un individuo è stato arrestato per spaccio di droga (crack ed eroina) in modo continuativo tra il 2014 e il 2020. Sorpreso in flagranza, con droga e un telefono pieno di contatti di acquirenti, l'uomo era sottoposto a custodia cautelare in carcere. Il suo difensore ha impugnato la misura, sostenendo la modestia delle quantità e la possibilità di misure meno restrittive. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando i gravi indizi di colpevolezza e la necessità della detenzione per l'elevato rischio di reiterazione del reato, data la professionalità nello spaccio di droga. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso de L'Imputato contro la rideterminazione della pena per rapina aggravata e altri reati in continuazione. La difesa lamentava l'errata applicazione dell'aumento per la recidiva qualificata e il concorso di più aggravanti ad effetto speciale. I Supremi Giudici hanno chiarito che, in presenza di più elementi peggiorativi, il giudice individua la circostanza più grave guardando al massimo edittale astratto. Tuttavia, la pena base in concreto non può scendere sotto il limite minimo stabilito dall'aggravante concorrente. Pur riscontrando una motivazione parzialmente errata nei calcoli della Corte territoriale, la Cassazione ha proceduto a rettificare la motivazione senza annullare la sentenza, lasciando invariata la pena di dieci anni di reclusione e confermando la piena condanna de L'Imputato.
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