Un uomo non accettava la fine della relazione e perseguitava l'ex compagna. Una notte s'introduceva nell'abitazione della donna dal lucernario, apriva i fornelli del gas per saturare l'ambiente, versava benzina sui vestiti nell'armadio e chiudeva le porte a chiave dall'interno. La vittima notava l'intrusione dalle telecamere ed evitava il rientro. I giudici di merito condannavano l'uomo a nove anni di reclusione per atti persecutori, violazione di domicilio e tentato omicidio. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, rigettando il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che la condotta integrava un reale tentato omicidio per la presenza di atti idonei e univoci volti a causare un'esplosione letale. Inoltre, la mancata contestazione formale dell'aggravante dello stalking nell'imputazione impediva l'assorbimento delle minacce nel reato complesso.
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