La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 3949/2026, ha stabilito che lo stato di tossicodipendenza di un imputato non è di per sé sufficiente a configurare un reato continuato tra tutti i delitti da lui commessi. Per l'applicazione di questo istituto è indispensabile dimostrare l'esistenza di un'unica e preventiva programmazione criminosa. Nel caso di specie, la Corte ha confermato la decisione che unificava i reati legati al bisogno di droga (estorsione e maltrattamenti), escludendo però quelli di natura occasionale come la guida in stato di ebbrezza, poiché non rientravano in tale disegno unitario.
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