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Raddoppio Dei Termini — Anno 2025

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Altri anni per Raddoppio Dei Termini

Provvedimenti

Raddoppio termine accertamento: la clausola di salvezza
La Corte di Cassazione chiarisce la disciplina sul raddoppio termine accertamento in caso di reati fiscali. Un avviso notificato nel 2012 per il periodo d'imposta 2004 è stato ritenuto legittimo, nonostante le modifiche della Legge di Stabilità 2016. La Corte ha stabilito la prevalenza della clausola di salvaguardia del D.Lgs. 128/2015, che fa salvi gli effetti degli atti impositivi notificati prima del 2 settembre 2015, rendendo irrilevanti i successivi cambiamenti normativi per i casi già consolidati. Di conseguenza, il raddoppio dei termini era applicabile e l'atto dell'Agenzia delle Entrate valido.
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Accertamento tributario: autotutela e nuovi elementi
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di frode fiscale realizzato tramite scissione societaria e cessione di rami d'azienda. L'Agenzia delle Entrate aveva emesso diversi avvisi di accertamento tributario. La Corte chiarisce i limiti del potere impositivo, distinguendo tra l'accertamento integrativo, che richiede la sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi, e l'autotutela sostitutiva, che permette di correggere un atto precedente. Un avviso, basato su una mera 'rivisitazione' dei fatti e non su nuovi dati, è stato annullato, ribadendo un importante principio a garanzia del contribuente.
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Raddoppio dei termini: non vale per l’IRAP
Una società cooperativa ha impugnato avvisi di accertamento per IRES, IVA e IRAP basati su fatture per operazioni inesistenti. La Corte di Cassazione ha analizzato la questione del raddoppio dei termini per l'accertamento, concludendo che tale meccanismo, legittimo per IRES e IVA in presenza di reati tributari, non è applicabile all'IRAP. Le violazioni relative all'IRAP, infatti, non sono presidiate da sanzioni penali. Di conseguenza, gli avvisi di accertamento per l'IRAP sono stati annullati per decorrenza dei termini ordinari.
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Spese di sponsorizzazione: limiti alla deducibilità
Una società ha contestato degli avvisi di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate negava la deducibilità di costi per sponsorizzazioni a favore di associazioni sportive. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso, stabilendo che le spese di sponsorizzazione fino a 200.000 euro godono di una presunzione legale assoluta di inerenza. Inoltre, ha chiarito che il "raddoppio dei termini" per l'accertamento non si applica all'IRAP. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Spese di sponsorizzazione: la Cassazione chiarisce
Una società si è vista contestare la deducibilità delle spese di sponsorizzazione a favore di associazioni sportive. La Corte di Cassazione ha accolto in parte il ricorso, stabilendo due principi chiave: la presunzione legale di deducibilità per tali spese fino a 200.000 euro non richiede un'ulteriore prova di inerenza e il raddoppio dei termini di accertamento per reati tributari non si applica all'IRAP. La sentenza è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha confermato l'indetraibilità dell'IVA per una società coinvolta in operazioni soggettivamente inesistenti. È stato accertato che la società agiva come uno schermo fittizio per deviare costi da un'altra impresa collegata, gestita dallo stesso soggetto. La consapevolezza della frode, desunta dalla stretta relazione tra le entità, è stata decisiva per negare il diritto alla detrazione, ribadendo che la forma non può prevalere sulla sostanza della transazione economica.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del raddoppio termini accertamento fiscale in un caso di presunte fatture inesistenti. L'Agenzia delle Entrate aveva negato la deducibilità di costi di sponsorizzazione. La Corte ha stabilito che per il raddoppio dei termini è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale, e ha rigettato il ricorso del contribuente, condannandolo al pagamento delle spese.
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Fatture inesistenti: quando i costi non sono deducibili
Un imprenditore contesta un avviso di accertamento che nega la deducibilità di costi di sponsorizzazione a causa di fatture inesistenti emesse da una società cartiera. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente l'obbligo di denuncia penale, a prescindere dall'esito del processo penale. La Corte ha inoltre stabilito che la registrazione di fatture false costituisce una violazione sostanziale della tenuta delle scritture contabili, rendendo i costi indeducibili.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Cassazione rigetta il ricorso di un imprenditore contro un avviso di accertamento per costi di sponsorizzazione indeducibili, derivanti da fatture parzialmente inesistenti. L'ordinanza conferma la legittimità del raddoppio termini accertamento, basato sul solo obbligo di denuncia penale da parte dell'ufficio, indipendentemente dall'esito del processo penale. Si chiariscono i principi sull'onere della prova e sulla motivazione degli atti impositivi.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di raddoppio termini accertamento fiscale relativo a costi di sponsorizzazione ritenuti parzialmente inesistenti. L'ordinanza chiarisce che per l'applicazione del raddoppio è sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale da parte dei funzionari, a prescindere dall'esito di un eventuale processo penale. La Corte ha rigettato il ricorso del contribuente, confermando la legittimità dell'avviso di accertamento e separando nettamente il giudizio tributario da quello penale.
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Raddoppio dei termini: obbligo di denuncia e onere prova
La Cassazione conferma la legittimità del raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale basato sul solo obbligo di denuncia penale, anche in assenza di una condanna. Il caso riguarda la deduzione di costi per fatture parzialmente inesistenti. La Corte ha chiarito che il giudice tributario deve solo verificare la sussistenza dei presupposti per la denuncia e non l'esito del processo penale.
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Successione debiti tributari: soci responsabili
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16916/2025, stabilisce principi fondamentali sulla successione debiti tributari. A seguito della cancellazione di una s.r.l. dal registro delle imprese, i debiti fiscali si trasferiscono agli ex soci quali suoi successori. La Corte chiarisce che la responsabilità dei soci non dipende dalla prova di aver ricevuto attivi dalla liquidazione; tale circostanza incide solo sull'interesse ad agire del Fisco e sul limite del debito, non sulla legittimazione passiva dei soci. Viene inoltre confermato che il raddoppio dei termini di accertamento, applicabile alla società per indizi di reato, si estende anche agli ex soci.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17233/2025, ha stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è legittimo quando sussiste l'obbligo di denuncia penale per reati tributari, a prescindere dall'effettiva presentazione della denuncia o dall'esito del processo penale. La Corte ha chiarito che tale principio non si applica all'IRAP. Il caso riguardava un avviso di accertamento per IRES e IRAP emesso oltre i termini ordinari, che i giudici di merito avevano annullato. La Cassazione ha cassato la sentenza di secondo grado, rinviando la causa per un nuovo esame.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Un contribuente viene accertato per capitali non dichiarati all'estero. L'Agenzia delle Entrate applica il raddoppio termini accertamento previsto dal D.L. 78/2009. La Corte di Cassazione chiarisce che tale raddoppio, essendo una norma procedurale, si applica anche ai periodi d'imposta precedenti alla sua entrata in vigore. Tuttavia, la presunzione legale di evasione, di natura sostanziale, non è retroattiva. L'Agenzia può comunque provare l'evasione tramite presunzioni semplici basate sugli stessi fatti. La sentenza è cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini: basta il sospetto di reato
La Corte di Cassazione stabilisce che per il raddoppio dei termini di accertamento fiscale è sufficiente la mera configurabilità astratta di un reato tributario. Non è necessaria l'effettiva presentazione di una denuncia penale né rileva l'esito di eventuali procedimenti. La sentenza annulla la decisione di merito che aveva escluso il raddoppio dei termini basandosi sull'assenza di una notizia di reato iscritta a carico della contribuente.
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Motivazione apparente: sentenza fiscale annullata
Un socio di una S.r.l. impugna un avviso di accertamento per presunzione di utili. La Cassazione annulla la sentenza d'appello per motivazione apparente, non avendo il giudice spiegato perché il raddoppio dei termini fosse applicabile al socio e avendo omesso di pronunciarsi sulle difese del contribuente.
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Raddoppio termini accertamento: la Cassazione decide
Una società ha impugnato un avviso di accertamento notificato oltre i termini ordinari. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il raddoppio termini accertamento si applica in presenza di fatti che integrano un reato fiscale, indipendentemente dal momento della presentazione della denuncia penale, anche se successiva alla scadenza del termine ordinario. Gli altri motivi di ricorso sono stati dichiarati inammissibili in quanto miravano a un riesame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
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Raddoppio termini: quando è legittimo l’accertamento?
Un contribuente contesta un avviso di accertamento per l'anno d'imposta 2007, sostenendo l'illegittimità del "raddoppio termini" in assenza del superamento delle soglie penali. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, affermando che per il raddoppio dei termini di accertamento è sufficiente la mera sussistenza di indizi di un reato tributario che comportino l'obbligo di denuncia, a prescindere dall'effettivo superamento delle soglie di punibilità o dall'esito del procedimento penale. La Corte ha inoltre dichiarato inammissibili le altre censure relative alla disciplina transitoria e ai poteri di firma, in quanto questioni nuove non sollevate nei gradi di merito precedenti.
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Raddoppio dei termini: si applica anche al socio?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, previsto in caso di reati tributari, si applica anche al socio accomandante di una società di persone. Questa estensione opera in virtù del principio di trasparenza fiscale, anche se il socio non è direttamente coinvolto nell'illecito penale commesso dalla società. La decisione si basa sull'unitarietà dell'accertamento del reddito societario, che viene imputato direttamente ai soci.
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Raddoppio dei termini: quando si applica ai soci?
La Corte di Cassazione ha confermato che il raddoppio dei termini per l'accertamento fiscale, scaturito da reati tributari commessi da una società, si applica anche al socio accomandante per il reddito di partecipazione. È sufficiente la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale a carico della società, a prescindere da una specifica contestazione al socio.
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