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Raddoppio Dei Termini Di Decadenza

Definizione

Una norma che estende il periodo di tempo a disposizione dell'Agenzia delle Entrate per effettuare un accertamento fiscale. Si applica quando emerge il sospetto di un reato tributario.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Fallimento e Raddoppio Termini Accertamento: La Cassazione Interviene
Il Fallimento di una società ha contestato un avviso di accertamento dell'Agenzia delle Entrate, che aveva ricostruito i ricavi della società dopo una dichiarazione "in bianco" e applicato il raddoppio termini accertamento. La Commissione Tributaria Regionale aveva confermato l'accertamento. La Corte di Cassazione, riconoscendo la particolare rilevanza della questione sulla compatibilità dell'applicazione congiunta del raddoppio dei termini di accertamento con la proroga biennale, ha deciso di rimettere la causa in pubblica udienza. Questo significa che la Corte non ha emesso una decisione finale, ma ha ritenuto necessario un approfondimento della questione giuridica.
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Raddoppio dei termini di decadenza: fisco vince su conti svizzeri
L'Agenzia delle Entrate ha sanzionato il Contribuente per l'omessa compilazione del quadro RW negli anni dal 2005 al 2007, avendo egli nascosto disponibilità finanziarie in Svizzera. I giudici di merito avevano annullato le sanzioni ritenendole tardive. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di decadenza per l'irrogazione delle sanzioni sui capitali all'estero ha natura procedimentale. Di conseguenza, in base al principio "tempus regit actum", tale raddoppio si applica anche agli anni d'imposta precedenti all'entrata in vigore della riforma del 2009. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Costi indeducibili per operazioni inesistenti: Azienda condannata
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale che contestava a un'azienda dei costi indeducibili per operazioni inesistenti. L'Amministrazione Finanziaria aveva rilevato che alcune fatture erano state emesse da un soggetto interposto, non da chi aveva realmente eseguito la prestazione. La Corte ha stabilito un principio chiave: quando l'Agenzia delle Entrate fornisce elementi oggettivi che fanno dubitare della veridicità di un'operazione, l'onere della prova si sposta sul contribuente. Spetta a quest'ultimo dimostrare non solo che la prestazione è stata effettivamente eseguita, ma anche che era inerente e funzionale all'attività d'impresa. In assenza di tale prova, i costi non possono essere dedotti. La Corte ha inoltre validato il raddoppio dei termini di accertamento basato sulla sola esistenza di una notizia di reato.
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