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Raddoppio Dei Termini Di Accertamento

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Provvedimenti

Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte Azienda
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso avvisi di accertamento oltre i termini ordinari nei confronti di un'Azienda e dei suoi soci, ipotizzando reati fiscali legati a false fatturazioni. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato gli atti ritenendo che il Fisco non avesse provato l'effettiva sussistenza del reato. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per applicare il raddoppio dei termini di accertamento basta la sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento del controllo, senza che il giudice tributario debba accertare il reato o identificare l'autore. Il raddoppio dei termini di accertamento non si applica però all'IRAP, priva di sanzioni penali. Per uno dei soci, il giudizio si è estinto avendo aderito alla pace fiscale.
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Raddoppio dei termini di accertamento valido anche se archiviato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento per IRES, IVA e IRAP contro una società, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati fiscali legati a fatture inesistenti. I giudici di merito avevano annullato gli atti poiché il procedimento penale era stato archiviato. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del Fisco. Ha stabilito che l'archiviazione penale non impedisce il raddoppio dei termini per IRES e IVA, poiché basta la sussistenza dell'obbligo di denuncia al momento della violazione. Al contrario, il raddoppio non si applica all'IRAP, tassa priva di sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una Contribuente per maggiori redditi imponibili, applicando il raddoppio dei termini di accertamento a causa di violazioni penali tributarie. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendolo tardivo perché il Fisco non aveva prodotto in giudizio la denuncia penale o i suoi estremi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per raddoppiare i tempi di verifica non serve l'effettiva presentazione o produzione della denuncia penale. È sufficiente la sussistenza oggettiva dei presupposti dell'obbligo di denuncia al momento della violazione. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a IVA, ma stop su IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha emesso avvisi di accertamento contro Il Contribuente per recuperare IVA, IRPEF e IRAP relative ad anni d'imposta dal 2005 al 2008, ritenendo inesistenti le operazioni commerciali effettuate con una ditta ritenuta una società cartiera. Il Contribuente ha impugnato gli atti contestando il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha stabilito che per l'IVA e l'IRPEF il raddoppio dei termini di accertamento è legittimo, poiché gli avvisi erano già stati notificati prima della riforma del 2015. Al contrario, la Suprema Corte ha accolto il ricorso per l'IRAP, in quanto per questa imposta regionale non si applica il raddoppio dei termini per violazioni penali. Di conseguenza, la sentenza è stata cassata limitatamente all'IRAP, con annullamento della relativa pretesa fiscale.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco salvo su IVA, ko IRAP
Una società edile riceveva un avviso di accertamento per IVA e IRAP relativo all'anno 2007, basato su fatture per operazioni inesistenti. L'atto veniva notificato oltre i termini ordinari, sfruttando il raddoppio dei termini di accertamento dovuto alla denuncia penale. La CTR annullava l'atto ritenendo tardiva la denuncia. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate per la parte IVA. La Corte ha stabilito che, nel regime transitorio, la notifica dell'invito a comparire prima del settembre 2015 e del successivo accertamento entro dicembre 2015 salvaguarda il raddoppio dei termini di accertamento. Il raddoppio è stato invece escluso per l'IRAP, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: fisco batte erede
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato a un cittadino, in qualità di erede dei propri familiari, due avvisi di accertamento per capitali non dichiarati detenuti all'estero. Il contribuente ha contestato la tardività degli atti, sostenendo che il decesso dei familiari escludesse il reato e, di conseguenza, il raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza oggettiva di fatti di rilevanza penale al momento della violazione. La morte del reo o l'archiviazione penale non cancellano questo potere del fisco, data l'autonomia tra processo tributario e penale. L'erede perde la causa e deve pagare le spese.
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Raddoppio dei termini di accertamento: valido dopo la morte
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a un contribuente, in qualità di erede della sorella defunta, un avviso di accertamento per capitali non dichiarati all'estero nel 2003. L'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento a causa della rilevanza penale della violazione. Il contribuente ha contestato la decadenza del Fisco, sostenendo che la morte della sorella avesse estinto il reato e impedito la proroga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza oggettiva di un obbligo di denuncia penale al momento dei fatti. La morte del reo estingue la punibilità penale, ma non cancella la violazione tributaria né il diritto del Fisco di usufruire del maggior tempo per recuperare le imposte evase.
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Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
Una società di noleggio barche impugna tre avvisi di accertamento per imposte dirette, Iva e Irap. I giudici d'appello annullano le pretese del Fisco per gli anni 2003 e 2004 ritenendole fuori tempo massimo, poiché mancava la prova di un processo penale in corso. Per il 2005, invece, confermano il recupero a tassazione di costi indeducibili per carenza di inerenza, trattandosi di un'attività di noleggio fittizia a uso personale dei soci. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia delle Entrate. I giudici stabiliscono che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per il solo obbligo di denuncia penale di reati tributari, senza che sia necessario un procedimento penale pendente. La sentenza viene cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: il Fisco batte i soci
L'Amministrazione Finanziaria ha notificato avvisi di accertamento a una società in liquidazione e ai suoi soci per ricavi non dichiarati, emersi da un lodo arbitrale. I contribuenti hanno eccepito la decadenza dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del raddoppio dei termini di accertamento. Questo raddoppio si applica non solo alla società, ma anche ai soci di una società a ristretta base azionaria, poiché l'accertamento societario è il presupposto logico di quello sui soci. Inoltre, la Corte ha chiarito che per le imposte dirette non esiste un obbligo generalizzato di contraddittorio preventivo per gli accertamenti a tavolino, mentre per l'IVA il contribuente deve superare la prova di resistenza. I contribuenti hanno perso la causa.
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Raddoppio dei termini per l’accertamento: fisco e retroattività
L'Agenzia delle Entrate ha proposto ricorso contro un contribuente per il recupero delle imposte relative all'anno 2005, contestando la mancata dichiarazione di capitali detenuti in Stati a fiscalità privilegiata. La Commissione Tributaria Regionale ha dato ragione al contribuente, escludendo l'applicazione retroattiva della norma che prevede il raddoppio dei termini per l'accertamento (Art. 12 D.L. 78/2009), ritenendola di natura sostanziale. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha rilevato l'assenza delle condizioni per una decisione semplificata in camera di consiglio e ha rinviato la causa alla Quinta Sezione Civile per una trattazione approfondita della questione.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per gli anni dal 2001 al 2009. Per l'anno 2001, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento a causa di indizi di reato tributario. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo necessario l'effettivo accertamento del reato o l'allegazione della denuncia. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola sussistenza astratta dell'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettiva presentazione della querela o dall'accertamento del reato in sede penale. Il giudice tributario deve solo verificare la presenza di indizi seri al momento dell'accertamento.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha impugnato la decisione che annullava un avviso di accertamento per sanzioni tributarie emesso nei confronti di un Amministratore. Il giudice d'appello riteneva l'atto tardivo perché l'ufficio non aveva allegato l'effettiva denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento scatta per la sola presenza di seri indizi di reato che rendono obbligatoria la denuncia, a prescindere dall'effettivo avvio del processo penale o dalla presentazione della querela. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Fisco ed evasione: il raddoppio dei termini di accertamento è automatico
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per IRPEF nei confronti di un contribuente per l'anno d'imposta 2004. Il giudice di appello ha annullato l'atto, ritenendo che l'ufficio fosse decaduto dal potere di controllo per non aver allegato la denuncia penale necessaria per beneficiare del raddoppio dei termini di accertamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento opera in via automatica in presenza dell'obbligo di denuncia penale per reati tributari. Non è quindi necessaria l'effettiva presentazione o l'allegazione della denuncia all'atto impositivo. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio alla Commissione tributaria regionale per un nuovo esame.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto di reato
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di un contribuente per evasione totale delle imposte. Il giudice d'appello ha annullato l'atto, ritenendo scaduti i tempi per il controllo poiché l'ufficio non aveva allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del fisco, stabilendo che per applicare il raddoppio dei termini di accertamento non serve allegare o aver già presentato la denuncia. È sufficiente che sussista l'obbligo astratto di denuncia penale per uno dei reati tributari previsti dalla legge, basato su seri indizi di reato al momento del controllo. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio dei termini di accertamento: sì a Iva e Ires, no a Irap
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento contro una società per fatture inesistenti relative all'anno 2004, recuperando Iva, Ires e Irap. La notifica è avvenuta nel 2012. La Commissione tributaria regionale ha annullato l'atto ritenendolo tardivo. La Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco per Iva e Ires, stabilendo che il raddoppio dei termini di accertamento opera automaticamente in presenza di violazioni penali, senza necessità di una denuncia effettiva o di specifica motivazione nell'atto. Al contrario, ha escluso il raddoppio per l'Irap, poiché questa imposta non prevede sanzioni penali. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame su Iva e Ires.
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Raddoppio dei termini di accertamento: Fisco batte cooperativa
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento IRPEF nei confronti di una Società Cooperativa. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo illegittimo il raddoppio dei termini di accertamento poiché alla società era contestata solo una violazione amministrativa, non penale. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che il raddoppio dei termini di accertamento scatta in presenza di seri indizi di reato che impongono l'obbligo di denuncia penale, indipendentemente dall'effettivo esito del processo penale. Nel caso specifico, l'indagine coinvolgeva un'operazione unitaria complessa che riguardava anche il legale rappresentante della società, giustificando così il maggior tempo a disposizione dell'amministrazione finanziaria per effettuare i controlli.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop al fisco sotto soglia
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento per l'anno 2004 nei confronti di una società di costruzioni, applicando il raddoppio dei termini di accertamento sul presupposto di un reato tributario. Tuttavia, l'imposta evasa per quell'anno era inferiore alla soglia di punibilità penale. L'amministrazione sosteneva che la soglia andasse calcolata sommando le evasioni di più anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, stabilendo che il superamento della soglia penale deve essere verificato per ogni singolo anno d'imposta e per ciascun tributo. Di conseguenza, senza il superamento della soglia nel 2004, non sorgeva alcun obbligo di denuncia penale e il raddoppio dei termini di accertamento non poteva essere applicato. La società ha vinto definitivamente la causa.
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Raddoppio dei termini di accertamento: basta il sospetto
L'Agenzia delle Entrate ha emesso un avviso di accertamento nei confronti di una società, contestando l'indebita deduzione di costi derivanti da un contratto di prestito titoli. Per superare i termini ordinari di decadenza, l'ufficio ha applicato il raddoppio dei termini di accertamento, ipotizzando il reato di dichiarazione fraudolenta. I giudici di merito hanno annullato l'atto, ritenendo che il Fisco non avesse provato la sussistenza del reato né allegato la denuncia penale. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco, stabilendo che per il raddoppio dei termini di accertamento il giudice tributario deve solo verificare l'astratta sussistenza dell'obbligo di denuncia penale al momento dell'accertamento (prognosi postuma), senza dover accertare l'effettiva commissione del reato. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Raddoppio termini di accertamento: Fisco vince ma perde sull’IRAP
L'Agenzia delle Entrate ha notificato a una società un avviso di accertamento per l'anno 2008 oltre i tempi ordinari, applicando il raddoppio dei termini di accertamento per presunti reati fiscali. La Commissione Tributaria Regionale ha annullato l'atto, ritenendo insussistente il reato sulla base di una perizia tecnica della società. La Corte di Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento dipende solo dall'obbligo astratto di denuncia penale al momento del controllo, senza che il giudice tributario possa accertare l'effettiva colpevolezza, compito riservato al giudice penale. Tuttavia, il raddoppio non si applica all'IRAP, poiché per questa tassa non esistono sanzioni penali. La causa è stata rinviata per un nuovo esame su IRES e IVA.
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Raddoppio dei termini di accertamento: stop all’IRAP e sì ai costi
Una contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP basato su indagini bancarie. La Corte di Cassazione ha chiarito importanti regole sul raddoppio dei termini di accertamento. I giudici hanno stabilito che il raddoppio dei termini di accertamento non si applica all'IRAP, poiché le violazioni di questa imposta non costituiscono reato penale. Inoltre, la Corte ha accolto il ricorso della contribuente stabilendo che, anche in caso di accertamento basato su prelievi bancari ingiustificati, il fisco deve riconoscere la deduzione dei costi presunti sostenuti per produrre quei ricavi. La sentenza di appello è stata quindi cassata con rinvio per ricalcolare le imposte dovute.
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