L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società maggiori ricavi non dichiarati per l'anno 2014, ricostruiti in ufficio dopo un controllo ispettivo sul lavoro irregolare. I giudici di merito hanno annullato l'atto impositivo per violazione dell'obbligo di contraddittorio preventivo, equiparando l'ampia istruttoria d'ufficio a una verifica nei locali aziendali. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria. La Suprema Corte ha chiarito che, nella disciplina anteriore alla riforma del 2023, i controlli a tavolino sulle imposte dirette non imponevano il confronto preventivo. Per l'Iva, invece, l'omesso dialogo determina l'annullamento solo se il contribuente supera la prova di resistenza, indicando difese decisive non meramente pretestuose. Inoltre, la sentenza penale o civile di lavoro favorevole non vincola il Fisco se l'ente non ha partecipato al relativo processo.
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