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Procedura Concorsuale

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Provvedimenti

Sequestro e fallimento: la Cassazione e il CCII
La Corte di Cassazione affronta un caso di sequestro e fallimento, chiarendo i rapporti tra la procedura concorsuale di una società e il sequestro per equivalente sui beni personali dell'amministratore per reati tributari. La sentenza n. 43724/2023 stabilisce che un 'giudicato cautelare' formatosi su un sequestro non può essere superato da una nuova normativa, il Codice della Crisi d'Impresa (CCII), entrata in vigore successivamente alla richiesta di riesame. Viene così confermato il sequestro sui beni dell'imprenditore, respingendo la tesi della difesa.
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Esdebitazione: quale legge si applica? La Cassazione
Un imprenditore, fallito sotto la vigenza della vecchia legge fallimentare, ha richiesto l'esdebitazione dopo l'entrata in vigore del nuovo Codice della Crisi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la procedura di esdebitazione, essendo la fase conclusiva del fallimento, rimane disciplinata dalla legge vigente al momento dell'apertura della procedura concorsuale. Inoltre, la Corte ha confermato che anche i comportamenti tenuti dal debitore prima della dichiarazione di fallimento, se hanno ritardato la liquidazione dell'attivo, sono rilevanti per negare il beneficio della liberazione dai debiti.
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Pagamento IMU fallimento: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di fallimento, il pagamento dell'IMU (precedentemente ICI) non è limitato al prezzo ricavato dalla vendita del singolo immobile. Se il decreto di trasferimento della proprietà è successivo al 1° gennaio 2007, si applica la normativa che qualifica il tributo come debito prededucibile dell'intera massa fallimentare, da saldare per intero. La data di dichiarazione del fallimento è irrilevante; conta il momento in cui sorge l'obbligo di versamento, cioè il trasferimento del bene. La Corte ha quindi respinto il ricorso del curatore fallimentare che aveva versato un importo pari al solo ricavato della vendita, confermando la pretesa del Comune per l'intera imposta maturata.
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Fondo di garanzia TFR: no pagamento se il lavoro continua
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un lavoratore che chiedeva il pagamento del TFR al Fondo di garanzia TFR gestito dall'INPS. Il caso riguardava un lavoratore il cui rapporto di lavoro era proseguito, senza soluzione di continuità, con una nuova società a seguito di una cessione di ramo d'azienda, mentre la società originaria era stata dichiarata fallita. La Corte ha stabilito che il Fondo non è tenuto a intervenire perché il TFR diventa esigibile solo al momento della cessazione del rapporto di lavoro. Poiché il rapporto non era cessato ma proseguito con il nuovo datore, l'insolvenza del datore di lavoro originario non è sufficiente a far scattare la garanzia del Fondo.
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Indennizzo erede fallito: quando spetta iure proprio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 11442/2024, ha stabilito che l'indennizzo erede fallito per l'eccessiva durata di una procedura concorsuale non spetta automaticamente 'iure proprio'. L'erede deve dimostrare una partecipazione attiva e un interesse giuridicamente rilevante al procedimento, non essendo sufficiente la mera prosecuzione della procedura nei suoi confronti dopo il decesso del fallito. La Corte ha accolto il ricorso del Ministero della Giustizia, cassando la decisione di merito che aveva riconosciuto l'indennizzo in via automatica e rinviando il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Sequestro preventivo e fallimento: chi prevale?
La curatela di una società fallita ha impugnato il mantenimento di un sequestro preventivo su un immobile, sostenendo che le esigenze cautelari fossero venute meno con la dichiarazione di fallimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il sequestro preventivo può prevalere sulla procedura fallimentare quando la sua revoca comporterebbe l'aggravamento o il consolidamento degli effetti di un reato, come la bancarotta fraudolenta ai danni di un'altra società.
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Insolvenza società in liquidazione: il ruolo del credito
La Corte di Cassazione ha annullato una dichiarazione di fallimento, stabilendo che per valutare l'insolvenza di una società in liquidazione è necessario considerare anche i controcrediti certi e di importo superiore ai debiti, pur se non ancora materialmente incassati al momento della dichiarazione. La sentenza impugnata aveva erroneamente ignorato un cospicuo credito della società, sorto il giorno prima della dichiarazione di fallimento, che da solo era sufficiente a compensare il debito e a escludere lo stato di insolvenza.
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Fondo Garanzia TFR: pignoramento negativo è sufficiente
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore può accedere al Fondo Garanzia TFR gestito dall'Istituto Previdenziale quando il pignoramento mobiliare nei confronti del datore di lavoro insolvente ha esito negativo. Non è necessario avviare preventivamente una procedura di fallimento, poiché la prova dell'insolvenza può essere fornita dall'infruttuosa esecuzione forzata e la non assoggettabilità a procedure concorsuali può essere valutata incidentalmente dal giudice del lavoro.
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Stabilizzazione e risarcimento: la decisione
Una lavoratrice del settore sanitario, assunta a tempo indeterminato tramite concorso dopo anni di contratti a termine, ha visto confermato il suo diritto al risarcimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che la stabilizzazione e il risarcimento sono due tutele distinte quando l'assunzione non è una diretta conseguenza riparatoria dell'abuso, ma l'esito di una procedura selettiva. Il danno da precariato è presunto e deve essere indennizzato.
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Confisca e fallimento: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che disponeva la confisca per equivalente a carico dell'amministratore di una società fallita per reati tributari. La Suprema Corte ha chiarito che il rapporto tra confisca e fallimento si risolve a favore del vincolo penale, il quale prevale sui diritti dei creditori. Di conseguenza, la confisca diretta sui beni della società è possibile e doverosa, anche se la dichiarazione di fallimento è avvenuta prima della sentenza di condanna, rendendo illegittimo il ricorso alla misura per equivalente sui beni personali dell'imputato.
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Nota di credito IVA: no al limite di 1 anno in crisi
Una società in crisi emette una nota di credito IVA oltre il termine di un anno dall'operazione originaria, a seguito di un accordo di ristrutturazione debiti omologato dal tribunale. L'Agenzia delle Entrate contesta la tardività. La Cassazione dà ragione alla società, stabilendo che il limite di un anno non si applica perché la variazione non deriva da un mero "accordo tra le parti", ma da una procedura concorsuale formalizzata con un provvedimento giudiziale.
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Equa riparazione: risarcimento per ritardi dei fallimenti
Un lavoratore, creditore in una procedura fallimentare pendente da oltre 9 anni, ha ottenuto un'equa riparazione per l'eccessiva durata del processo. La Corte d'Appello, dopo aver detratto i periodi di sospensione e la durata ragionevole di 7 anni, ha liquidato un indennizzo di €1.500,00, calcolato sulla base di 3 anni di ritardo ingiustificato.
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Edilizia residenziale pubblica e fallimento: tutele
La Corte di Cassazione ha stabilito che le tutele previste per gli assegnatari di alloggi di edilizia residenziale pubblica si applicano anche quando la procedura di fallimento dell'impresa costruttrice è avviata su istanza della stessa società debitrice e non solo dalla banca mutuante. L'ordinanza sottolinea che il giudice delegato deve sempre sospendere la procedura per verificare la conformità del contratto di mutuo alla normativa di settore, a prescindere da chi abbia dato inizio al fallimento, al fine di proteggere la finalità sociale di tali immobili.
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Abilitazione insegnamento: no sanatoria se manca il titolo
La Corte di Cassazione ha stabilito che un candidato ammesso a un concorso per docenti 'con riserva', ma privo del requisito fondamentale dell'abilitazione insegnamento al momento del bando, non può vedere la propria posizione sanata in un secondo momento. Nemmeno il superamento delle prove o l'entrata in vigore di norme successive che riconoscono il valore abilitante del concorso possono rimediare all'originaria mancanza del titolo, che era un requisito di accesso essenziale. Di conseguenza, il licenziamento del docente, avvenuto dopo l'annullamento definitivo della sua ammissione, è stato ritenuto legittimo.
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Fondo di Garanzia TFR: quando non interviene?
Una lavoratrice, dopo il trasferimento d'azienda e il successivo fallimento del datore di lavoro cedente, ha richiesto l'intervento del Fondo di Garanzia TFR. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, sostenendo che il Fondo non opera se il rapporto di lavoro prosegue senza interruzioni con l'azienda cessionaria, poiché il TFR non è ancora esigibile. La lavoratrice ha rinunciato al ricorso in Cassazione a seguito di un nuovo orientamento giurisprudenziale, portando all'estinzione del giudizio.
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Perdita su crediti: deducibilità in caso di fallimento
Un'impresa aveva dedotto una perdita su crediti nell'anno d'imposta 2013, a seguito del fallimento del debitore dichiarato nel 2012. L'Agenzia delle Entrate contestava la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'impresa, stabilendo che la deducibilità della perdita su crediti è ammessa in una 'finestra temporale' che va dalla data della sentenza di fallimento fino al momento della cancellazione del credito dal bilancio secondo i principi contabili. Questo principio si applica anche ai periodi d'imposta anteriori al 2015.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non copre il TFR
La Corte di Cassazione ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a pagare il TFR maturato da un lavoratore presso un'azienda (cedente) poi fallita, qualora il rapporto di lavoro sia proseguito senza interruzioni con un'altra azienda (cessionaria) rimasta solvente. La Corte ha chiarito che l'obbligo di intervento del Fondo sorge solo in caso di insolvenza del datore di lavoro esistente al momento in cui il credito per TFR diventa esigibile, cioè alla cessazione del rapporto di lavoro.
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Durata irragionevole procedura: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la 'straordinaria complessità' di una procedura fallimentare non può giustificare una durata irragionevole di oltre 17 anni eccedente il limite di legge. Accogliendo il ricorso di alcuni creditori, la Corte ha chiarito che il termine di sei anni per le procedure concorsuali è una soglia da rispettare, ammettendo solo un temperamento limitato. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello che aveva negato l'indennizzo, riaffermando il principio che la durata irragionevole procedura causa un danno presunto a favore del creditore.
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Equa riparazione e abuso del processo: spese ridotte
La Corte di Appello ha concesso un'equa riparazione a diversi creditori per l'eccessiva durata di una procedura fallimentare, superata di oltre 6 anni. Tuttavia, ha drasticamente ridotto le spese legali liquidate, ravvisando un abuso del processo nella scelta dei ricorrenti di avviare cause separate ma identiche, invece di un'unica azione collettiva, con il fine di moltiplicare gli onorari.
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Irragionevole durata processo: limiti e onere prova
Una società ha richiesto un indennizzo per l'irragionevole durata processo di una procedura fallimentare durata quasi 24 anni. La Corte d'Appello aveva negato il risarcimento, citando l'eccezionale complessità del caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la complessità non può giustificare il superamento dei termini massimi di legge (6-7 anni) e che il danno non patrimoniale si presume, invertendo l'onere della prova a carico dello Stato.
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