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Pro-rata patrimoniale

Definizione

Regola fiscale che limita la deduzione degli interessi passivi in proporzione al valore delle partecipazioni esenti possedute.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Dichiarazione integrativa: la sostanza prevale sugli errori
L'Agenzia delle Entrate contestava a un'Azienda il mancato inserimento di un dato formale nel quadro relativo agli interessi passivi del modello dichiarativo. L'amministrazione finanziaria ha quindi azzerato le perdite fiscali e richiesto maggiori imposte. L'Azienda ha presentato una dichiarazione integrativa per correggere la dimenticanza, ma l'ufficio ha ritenuto la correzione tardiva. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'amministrazione. I giudici hanno chiarito che il contribuente può sempre far valere gli errori materiali in sede di contenzioso, dimostrando la reale spettanza della deduzione. La sostanza della posizione fiscale prevale sui meri ritardi formali della dichiarazione integrativa. L'Azienda ha ottenuto l'annullamento della pretesa tributaria indebita.
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Deducibilità degli interessi passivi: no al favor rei retroattivo
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a una società la deducibilità degli interessi passivi per l'anno 2006, poiché la partecipazione societaria non era stata posseduta per il periodo minimo di dodici mesi richiesto dalla legge. La società ha chiesto l'applicazione retroattiva delle norme più favorevoli introdotte nel 2008, invocando il principio del favor rei. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che le modifiche sulla deducibilità degli interessi passivi hanno natura sostanziale e non sanzionatoria. Di conseguenza, le nuove regole non sono retroattive e non si applicano agli anni d'imposta precedenti. La società perde definitivamente la causa.
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Accertamenti bancari: i conti dei soci inguaiano la società
L'Amministrazione Finanziaria ha emesso un avviso di accertamento contro una società a ristretta base sociale, contestando maggiori ricavi e l'indebita deduzione di interessi passivi. L'atto si fondava su indagini finanziarie relative a prelievi ingiustificati effettuati dai soci sui propri conti correnti, ricondotti alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della società, confermando che negli accertamenti bancari opera una presunzione legale di evasione. Tale presunzione, prevista dalla legge, non può essere superata da semplici supposizioni o altre presunzioni, ma richiede una prova piena e documentale da parte del contribuente. Di conseguenza, la società ha perso la causa ed è stata condannata al pagamento del doppio del contributo unificato.
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