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Principio di equivalenza

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Principio di equivalenza: vince il rigore del bando
Un Comune assegna un appalto per la gestione dei rifiuti all'Impresa Vincitrice. L'Impresa Concorrente impugna la gara perché la vincitrice offre mezzi diversi da quelli prescritti a pena di esclusione. Il Consiglio di Stato annulla l'assegnazione: l'offerta non rispetta i requisiti minimi inderogabili e non può essere sanata invocando il principio di equivalenza. L'Impresa Vincitrice e il Comune ricorrono in Cassazione, denunciando uno sconfinamento del giudice amministrativo nella discrezionalità dell'ente pubblico. Le Sezioni Unite dichiarano inammissibili entrambi i ricorsi. Il giudice amministrativo ha esercitato un legittimo controllo di conformità alla legge di gara senza sostituirsi alla pubblica amministrazione. La decisione del Consiglio di Stato diventa definitiva e conferma l'esclusione dell'offerta non conforme.
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Nesso di causalità: lo stop mancato e la cintura slacciata.
La Corte di Cassazione ha analizzato il caso di un conducente condannato per lesioni stradali gravi dopo aver ignorato un segnale di stop, causando un violento impatto. La difesa sosteneva l'interruzione del nesso di causalità poiché la vittima non indossava la cintura di sicurezza, sostenendo che tale omissione fosse la causa esclusiva delle lesioni. Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso, precisando che il mancato uso della cintura costituisce una mera concausa e non esclude la responsabilità penale di chi ha innescato il rischio primario violando le norme sulla precedenza. La sentenza ribadisce che solo un rischio nuovo ed eccentrico può spezzare il nesso eziologico.
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Principio di equivalenza negli appalti: la Cassazione
La Corte di Cassazione, Sezioni Unite, ha stabilito che l'interpretazione estensiva delle clausole di un bando di gara da parte del giudice amministrativo, applicando il principio di equivalenza anche ai requisiti di capacità tecnica, non costituisce un eccesso di potere giurisdizionale. Il caso riguardava un appalto pubblico in cui una società era stata ammessa sulla base di una "fornitura di punta" ritenuta analoga, ma non identica, a quella richiesta. La Cassazione ha ritenuto che tale valutazione rientri nella normale attività interpretativa del giudice amministrativo, finalizzata a garantire la massima concorrenza (favor partecipationis), e non in una sostituzione indebita alla Pubblica Amministrazione. Il ricorso è stato quindi dichiarato inammissibile.
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