Il Tribunale di Catanzaro ha applicato la misura cautelare degli arresti domiciliari con braccialetto elettronico a un indagato per tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato si era limitato ad accompagnare in auto l'autore materiale delle minacce, rimanendo a distanza all'interno del veicolo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'indagato, confermando la misura restrittiva. I giudici hanno stabilito che la presenza silente nel reato, attuata partecipando a una spedizione punitiva con più auto in corteo, non costituisce un comportamento neutrale. Al contrario, tale condotta rappresenta un consapevole contributo causale che rafforza la forza intimidatrice del gruppo e palesa all'esterno il vincolo associativo mafioso, integrando pienamente il concorso nel delitto.
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