Definizione
L'estinzione di un diritto a causa del suo mancato esercizio da parte del titolare per un periodo di dieci anni.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 332 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 20%
- Rigettato 44%
- Inammissibile 31%
- Estinto 0%
- Altro 5%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. Lavoro66%
- Civile Sez. 522%
- Civile Sez. 612%
Precedenti più richiamati
- Cass. 41320/2021in 43 provvedimenti
- Cass. 31527/2022in 84 provvedimenti
- Cass. 6170/2024in 61 provvedimenti
- Cass. 4604/2023in 50 provvedimenti
- Cass. 603/2019in 86 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la rideterminazione dei saldi contabili e la ripetizione dell'indebito bancario per somme illegittimamente addebitate a titolo di interessi ultralegali, commissioni di massimo scoperto e anatocismo. L'istituto bancario ha eccepito la prescrizione decennale dei versamenti anteriori al decennio precedente la notifica dell'atto, sostenendo l'assenza di un valido contratto di apertura di credito scritto. I giudici di merito hanno accolto la domanda della correntista, rilevando l'esistenza di un affidamento di fatto attestato da estratti conto, spese di gestione fido e segnalazioni in Centrale Rischi, qualificando i versamenti come rimesse ripristinatorie non soggette a prescrizione immediata. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, rigettando il ricorso della banca e affermando che il cliente può provare l'affidamento anche con presunzioni e documenti bancari convergenti.
Continua »
L'Agente della Riscossione avviava un pignoramento verso terzi contro Il Contribuente, socio accomandante di una società fallita, per oltre 168.000 euro derivanti da cartelle per IRPEF, IRAP e IVA. Il debitore contestava la prescrizione quinquennale, vizi di notifica e la propria qualità di semplice accomandante privo di responsabilità illimitata. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso. La mancata impugnazione dell'intimazione di pagamento, notificata ritualmente via posta elettronica certificata, ha consolidato definitivamente la pretesa fiscale, bloccando ogni contestazione successiva. Inoltre, i debiti tributari erariali sono soggetti all'ordinaria prescrizione di dieci anni e non a quella breve di cinque anni.
Continua »
La Corte d'Appello ha confermato che l'azione di rivalsa fiscale promossa da una società contro i propri soci, a seguito di un accertamento per operazioni elusive, è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale e non a quella breve quinquennale. Il termine inizia a decorrere dal momento del versamento effettivo delle imposte all'Erario da parte della società, che agisce come sostituto d'imposta.
Continua »
Una risparmiatrice ha chiesto il risarcimento del danno all'ente emittente per la mancata riscossione dei propri buoni fruttiferi postali della serie AA1, ormai caduti in prescrizione decennale. La cliente lamentava la mancata consegna del foglio informativo analitico all'atto della sottoscrizione, sostenendo di essere rimasta all'oscuro della scadenza sessennale del titolo. I giudici di merito avevano inizialmente accolto la pretesa della sottoscrittrice ravvisando un inadempimento contrattuale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito, accogliendo il ricorso dell'ente postale. I magistrati hanno stabilito che le caratteristiche economiche e la durata dei titoli derivano direttamente dal decreto ministeriale pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Pertanto, l'omessa consegna del prospetto non genera alcun diritto al risarcimento per la prescrizione maturata, poiché il titolare ha l'onere di informarsi diligentemente sulla scadenza del proprio investimento.
Continua »
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un liquidatore societario la responsabilità del liquidatore per imposte non pagate dalla società estinta. Dalle scritture contabili risultava che il liquidatore aveva ridotto notevolmente i debiti verso i fornitori e azzerato quelli verso gli istituti bancari. Nello stesso periodo, i debiti tributari per Ires, Irap e ritenute erano sensibilmente aumentati. Il liquidatore si è difeso lamentando la mancanza di una notifica preventiva dell'atto impositivo alla società. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'obbligo del liquidatore ha natura risarcitoria civile e si prescrive in dieci anni. L'Erario non deve notificare atti prodromici alla società se il debito fiscale è certo. Avendo rifiutato la proposta di definizione accelerata, il liquidatore ha subito anche una condanna per lite temeraria.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato l'illegittimità del prelievo operato da una Cassa di previdenza dei professionisti a titolo di contributo di solidarietà sulla pensione erogata a un iscritto. L'ente previdenziale privato aveva deliberato autonomamente una decurtazione sui trattamenti pensionistici già liquidati per esigenze di equilibrio finanziario. I giudici hanno stabilito che le Casse privatizzate non hanno il potere di imporre prelievi forzosi sui trattamenti in essere, poiché tale facoltà appartiene in via esclusiva al legislatore statale. Inoltre, la Suprema Corte ha chiarito che il diritto del pensionato a ottenere la restituzione delle somme trattenute ingiustamente è soggetto alla prescrizione decennale ordinaria e non a quella breve di cinque anni. La Cassa previdenziale soccombente deve quindi restituire integralmente tutti gli importi trattenuti e pagare le spese di lite.
Continua »
La Cassa di previdenza dei professionisti ha applicato un prelievo forzoso sui trattamenti di quiescenza già liquidati per esigenze di bilancio. I giudici di merito hanno dichiarato l'illegittimità delle somme trattenute e hanno condannato l'ente alla restituzione integrale degli importi versati. La Suprema Corte di Cassazione ha confermato la decisione e ha respinto il ricorso della Cassa. Gli ermellini hanno chiarito che l'imposizione di un contributo di solidarietà sulle pensioni costituisce una prestazione patrimoniale obbligatoria soggetta alla riserva di legge statale ex art. 23 della Costituzione. Gli enti previdenziali privatizzati non possiedono l'autorità regolamentare per introdurre simili prelievi. Inoltre, l'azione di recupero promossa dal pensionato per ottenere le somme illegittimamente decurtate soggiace all'ordinaria prescrizione decennale e non al termine breve quinquennale.
Continua »
Un ente previdenziale privatizzato ha applicato sulle rate di pensione di un professionista una trattenuta mensile a titolo di contributo di solidarietà. Il pensionato ha contestato il prelievo e ha chiesto la restituzione di tutte le somme indebitamente trattenute dalla cassa. I giudici di merito hanno accolto la domanda del professionista, dichiarando illegittima la decurtazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, respingendo il ricorso dell'ente. La Suprema Corte ha stabilito che le casse professionali non possiedono il potere di imporre prelievi patrimoniali straordinari sui trattamenti pensionistici già consolidati, poiché tale facoltà appartiene solo alla legge. I giudici hanno inoltre chiarito che il diritto al recupero delle trattenute indebite si prescrive nel termine ordinario di dieci anni e non in quello breve di cinque.
Continua »
Una società correntista ha citato in giudizio la propria banca per ottenere la restituzione di somme illegittimamente addebitate sul conto corrente. I giudici di merito hanno accolto la domanda di ripetizione di indebito bancario, respingendo l'eccezione di prescrizione sollevata dall'istituto di credito sul presupposto che i versamenti avessero natura ripristinatoria. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della banca. La Suprema Corte ha ribadito che, quando l'istituto eccepisce la prescrizione decennale dei singoli versamenti, spetta al cliente dimostrare l'esistenza di un contratto di apertura di credito. Senza la prova del fido, i versamenti si considerano pagamenti solutori con decorrenza immediata della prescrizione.
Continua »
Una società contribuente ha richiesto il rimborso di un credito IVA maturato in un anno in cui aveva omesso la dichiarazione fiscale. L'Amministrazione Finanziaria ha respinto la richiesta. I giudici di merito hanno però dato ragione alla contribuente, accertando la tempestività dell'istanza e l'operatività della prescrizione decennale. L'Amministrazione ha quindi proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio di legittimità, la società ha depositato istanza per accedere alla definizione agevolata della lite tributaria introdotta dalla riforma della giustizia tributaria. La Suprema Corte ha preso atto della volontà di chiudere la contesa in via agevolata e ha disposto la sospensione del processo, rinviando la trattazione a nuovo ruolo per consentire il perfezionamento della pace fiscale.
Continua »
Un lavoratore andato in pensione nel 1993 ha chiesto nel 2015 il riconoscimento dei benefici previdenziali per esposizione a fibre nocive. L'istituto previdenziale ha eccepito la prescrizione decennale del diritto. I giudici d'appello hanno respinto la domanda, facendo decorrere i dieci anni dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione accogliendo il ricorso dell'interessato. Il diritto alla rivalutazione contributiva per amianto è autonomo rispetto al trattamento pensionistico. Il termine di prescrizione non decorre dalla cessazione del lavoro o dal pensionamento, bensì dal momento esatto in cui il lavoratore acquisisce la piena e maturata consapevolezza di aver subito un'esposizione qualificata oltre le soglie di legge.
Continua »
Gli eredi hanno impugnato le cartelle di pagamento emesse per riscuotere l'imposta di successione derivante dalla rettifica di valore di un'azienda ereditata. I contribuenti lamentavano vizi nella notifica dell'atto presupposto e la tardività della notifica delle cartelle esattoriali per decorso dei termini di decadenza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso degli eredi. I giudici hanno chiarito che, una volta notificato validamente l'avviso di liquidazione e divenuto definitivo per mancata opposizione, la successiva cartella di pagamento non sottostà ai rigidi termini di decadenza delle imposte dirette. Per la riscossione del credito erariale si applica esclusivamente l'ordinaria prescrizione decennale. Di conseguenza, il Fisco ha facoltà di richiedere le somme entro dieci anni, rendendo pienamente legittima la cartella emessa.
Continua »
Una società correntista ha citato in giudizio un istituto di credito chiedendo la restituzione di somme addebitate illegittimamente per anatocismo, tassi ultralegali e commissioni non pattuite. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta, ordinando alla banca di restituire quasi mezzo milione di euro. La banca ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo la prescrizione breve, l'assenza di prova del contratto e la nullità della consulenza tecnica. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso della banca, confermando che l'azione di ripetizione dell'indebito bancario è soggetta alla prescrizione ordinaria decennale, decorrente dalla chiusura del conto per i versamenti ripristinari. Inoltre, ha chiarito che in assenza di contratto scritto non si possono addebitare costi extra o interessi superiori alla soglia legale. La banca deve quindi restituire le somme e pagare le spese di lite.
Continua »
Un lavoratore ha richiesto all'ente previdenziale il riconoscimento del beneficio contributivo per amianto previsto dalla legge per l'esposizione prolungata a fibre nocive. I giudici di merito hanno respinto la richiesta a causa della prescrizione decennale: la domanda amministrativa era pervenuta oltre dieci anni dopo la cessazione definitiva dell'esposizione, avvenuta nel 1990, momento in cui il danno era già conoscibile. Il lavoratore ha impugnato la decisione contestando l'onere della prova e la consapevolezza del rischio. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, evidenziando che l'accertamento sulla decorrenza del termine costituisce una valutazione sui fatti non riesaminabile in sede di legittimità. Il lavoratore perde la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »
Una cittadina cita in giudizio i comproprietari di un immobile confinante fatiscente, ottenendo l'ordine di demolizione della struttura e il risarcimento dei danni provocati da gravi infiltrazioni. Una delle comproprietarie ricorre per cassazione sostenendo di non essere proprietaria dell'immobile a causa della mancata accettazione della successione familiare risalente a decenni prima. La Suprema Corte dichiara inammissibile il ricorso e ravvisa una piena accettazione tacita di eredità. La ricorrente, difendendosi negli atti processuali, si era dichiarata titolare di una quota dell'immobile e aveva manifestato la volontà esplicita di donare o cedere tale quota a terzi e familiari. Tale condotta implica l'esercizio effettivo del diritto di proprietà e impedisce di eccepire la prescrizione. La comproprietaria deve quindi eseguire l'abbattimento e risarcire i danni.
Continua »
Una società richiedeva il rimborso credito IVA maturato nel 2013 attraverso un'istanza autonoma presentata nel dicembre 2017. Nella dichiarazione fiscale originaria, tuttavia, l'impresa aveva inserito la somma nel rigo RX45 destinato alla compensazione o detrazione, omettendo la compilazione del rigo RX44 relativo al rimborso. L'Amministrazione Finanziaria negava il pagamento per tardività, eccependo il decorso del termine decadenziale di due anni. La Corte di Cassazione ha confermato la posizione del Fisco. I giudici hanno stabilito che l'indicazione del credito a fini di compensazione non manifesta la volontà di rimborso. Di conseguenza, non opera il termine di prescrizione ordinaria decennale, bensì il rigido termine biennale di decadenza. Poiché l'istanza è giunta oltre i due anni previsti, la società perde definitivamente il diritto alla restituzione delle somme.
Continua »
La Corte di Cassazione ha chiarito le regole sul Rimborso IVA e termini di richiesta. Un'Azienda Agricola aveva chiesto il rimborso IVA, ma aveva compilato il modulo indicando l'intenzione di portare il credito in detrazione (compensazione), anziché richiederne il rimborso diretto. L'Agenzia delle Entrate ha negato il rimborso per scadenza del termine biennale. La Cassazione ha confermato che la domanda di Rimborso IVA deve essere distinta dalla compensazione. Se non si indica chiaramente la volontà di ottenere il rimborso (campo RX4), si applica il termine di decadenza biennale, e non quello decennale di prescrizione, salvo rare eccezioni. Il ricorso dell'Azienda è stato rigettato.
Continua »
Un lavoratore in pensione dal 1994 ha richiesto all'ente previdenziale i benefici di legge per l'avvenuta esposizione a polveri nocive durante la carriera. L'ente ha respinto la domanda eccependo il decorso del tempo. I giudici di secondo grado hanno confermato l'estinzione del diritto per prescrizione decennale calcolata dalla data di quiescenza. La Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto accogliendo il ricorso del pensionato. I giudici hanno chiarito che la rivalutazione contributiva amianto si prescrive in dieci anni che decorrono solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce la piena e provata consapevolezza di essere stato esposto al rischio oltre le soglie di legge, e non dal giorno della cessazione del rapporto lavorativo.
Continua »
Un'azienda correntista agisce in giudizio contro la propria banca chiedendo la ripetizione di indebito bancario per circa 550.000 euro, contestando l'illegittimità di anatocismo e commissioni di massimo scoperto. La banca eccepisce la prescrizione decennale dei versamenti. La Corte di Cassazione conferma la decisione di appello in favore dell'istituto di credito: in assenza di un contratto scritto di apertura di credito, i versamenti del cliente hanno natura solutoria. Di conseguenza, il termine decennale di prescrizione decorre dalla data dei singoli versamenti e non dalla chiusura del conto. Non avendo il cliente dimostrato l'esistenza del fido, le sue pretese di restituzione risultano prescritte. La Cassazione rigetta il ricorso e condanna il cliente al pagamento delle spese legali.
Continua »
La controversia nasce dall'impugnazione di una cartella esattoriale con cui l'Erario pretendeva il pagamento di tributi ereditari. L'erede sosteneva la mancata notifica del preventivo avviso di liquidazione e contestava la tardività della notifica della cartella. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della contribuente, confermando la piena legittimità della riscossione imposta di successione. I giudici hanno chiarito che, una volta divenuto definitivo l'avviso di liquidazione regolarmente notificato, la cartella esattoriale non soggiace ai termini brevi di decadenza previsti per le imposte dirette, ma si applica esclusivamente l'ordinario termine di prescrizione decennale del credito erariale.
Continua »