Definizione
Condanne penali definitive riportate in passato per reati della stessa natura di quello per cui si sta procedendo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 49 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 96% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 2%
- Rigettato 2%
- Inammissibile 96%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 794%
- Penale Sez. 64%
- Penale Sez. 52%
Precedenti più richiamati
- Cass. 3896/2016in 5 provvedimenti
- Cass. 32872/2022in 3 provvedimenti
- Cass. 23903/2020in 4 provvedimenti
- Cass. 43952/2017in 4 provvedimenti
- Cass. 5582/2013in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un automobilista è stato condannato per guida in stato di ebbrezza a sei mesi di arresto e a una sanzione economica. Il condannato ha richiesto la sostituzione della pena detentiva con una sanzione pecuniaria, invocando la riforma penale. La Corte di Appello ha respinto la richiesta a causa dei precedenti penali dell'uomo, tra cui uno specifico. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando il diniego. I Supremi Giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La Corte ha chiarito che il giudice di merito conserva un potere discrezionale nel concedere o negare le pene sostitutive. La presenza di precedenti penali e la personalità negativa giustificano pienamente il rifiuto della sostituzione.
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L'Imputato ha ricevuto una condanna per spaccio di sostanze stupefacenti di lieve entità commesso mentre si trovava già agli arresti domiciliari per analoghi reati. Contro la conferma della pena in appello, l'uomo ha presentato ricorso per ottenere le attenuanti generiche, lamentando l'omessa riduzione sanzionatoria. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione. I giudici hanno chiarito che la concessione delle circostanze attenuanti richiede elementi positivi concreti. La recidiva specifica e la violazione dei doveri inerenti alla detenzione domiciliare rendono insostenibile ogni pretesa di sconto della pena. Il ricorrente deve versare le spese e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per reati in materia di sostanze stupefacenti. La persona contestava la mancata applicazione delle attenuanti generiche. I giudici di merito avevano negato lo sconto di pena valorizzando la presenza di plurimi precedenti penali, recenti e specifici, insieme alla totale assenza di elementi positivi di ravvedimento. La Suprema Corte ha confermato la correttezza di tale valutazione, evidenziando che il ricorrente non ha contrastato in modo logico le argomentazioni della sentenza di secondo grado. L'imputato perde la causa ed è condannato a versare le spese del giudizio oltre a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a carico di un individuo per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. Gli operanti hanno rinvenuto contemporaneamente cocaina ad elevato grado di purezza e hashish idonei a ricavare numerose dosi, insieme a denaro contante, strumenti per il confezionamento e la presenza di un acquirente. L'imputato ha presentato ricorso contestando genericamente la motivazione della sentenza di secondo grado. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile a causa dell'assoluta genericità delle doglianze, condannando il ricorrente alle spese e a una sanzione pecuniaria.
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Un imputato ha proposto ricorso in Cassazione contro la sentenza d'appello, sollevando la contestazione della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile poiché i motivi formulati dalla difesa non si confrontavano con la motivazione della sentenza impugnata né con i dati del certificato penale. Tale documento attestava in modo inequivocabile la presenza di due precedenti penali specifici a carico dell'imputato. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna dell'imputato, applicando la sanzione del pagamento delle spese processuali e la condanna al versamento di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso per contestare l'entità della sanzione inflitta per reati legati allo spaccio di stupefacenti, lamentando un presunto difetto di motivazione. Il Giudice di merito aveva quantificato una pena superiore rispetto al minimo previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della decisione precedente. I giudici hanno ritenuto pienamente motivato lo scostamento dal minimo edittale alla luce della gravità della condotta, della non occasionalità dell'attività di spaccio, della natura pesante della droga e della presenza di un precedente penale specifico. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di una somma in favore della cassa delle ammende.
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Un automobilista è stato condannato per il reato di omicidio colposo stradale aggravato dalla guida in stato di ebbrezza alcolica a seguito di un violento incidente. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione, contestando la ricostruzione della dinamica del sinistro formulata dal consulente tecnico e chiedendo il riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile richiedere una nuova valutazione delle prove in sede di legittimità quando la motivazione dei gradi precedenti risulta logica, coerente e fondata su rilievi scientifici inconfutabili. L'automobilista perde il ricorso, vede confermata la condanna definitiva e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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L'Imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la sentenza della Corte di Appello di Torino. La difesa ha lamentato un vizio di motivazione relativo alla mancata concessione nella massima estensione delle circostanze attenuanti generiche. I giudici di merito hanno negato la massima riduzione della pena valorizzando la presenza di un precedente penale specifico a carico dell'uomo. La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità della decisione impugnata. Il giudice non deve confutare singolarmente ogni tesi difensiva, ma può limitarsi a evidenziare l'elemento ostativo principale, come la recidiva o i precedenti del reo. Di conseguenza, i giudici supremi hanno dichiarato inammissibile il ricorso e hanno condannato l'Imputato al pagamento delle spese di giudizio e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un automobilista ha subito una condanna per essersi rifiutato di eseguire l'alcoltest imposto dalle forze dell'ordine. Il conducente ha presentato ricorso per contestare il mancato riconoscimento dello sconto di pena. I giudici di merito hanno motivato la decisione negativa evidenziando le modalità della condotta e la presenza di precedenti penali identici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato. La Suprema Corte ha chiarito che il diniego delle attenuanti generiche è legittimo anche soltanto per la presenza di precedenti penali specifici. La valutazione del giudice di merito esprime infatti un giudizio negativo sulla personalità del reo. Il ricorrente deve versare le spese processuali e una sanzione di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un conducente è stato condannato per guida in stato di ebbrezza (tasso alcolemico elevato, 2.88 g/l) dopo aver causato un incidente senza coinvolgere terzi. Aveva un precedente specifico risalente a pochi mesi prima. Il conducente ha proposto ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto, sostenendo la modesta gravità dell'episodio e l'estinzione del precedente reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i giudici di merito hanno correttamente negato la non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'elevato tasso alcolemico e il precedente ravvicinato dimostravano una condotta non episodica, escludendo la tenuità. La Corte ha anche respinto la contestazione sull'eccessiva entità della pena.
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L'Imputato è stato condannato per detenzione di sostanze stupefacenti a fini di spaccio. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento della circostanza attenuante del fatto di lieve entità. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I giudici hanno chiarito che il rinvenimento di 150 involucri distinti, contenenti ben 237 dosi medie di cocaina, e la presenza di due recenti precedenti penali specifici a carico dell'Imputato escludono in modo definitivo il fatto di lieve entità. Inoltre, la Cassazione ha ribadito l'impossibilità di svolgere un nuovo esame delle prove in sede di legittimità. A seguito del rigetto del ricorso, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Un individuo ha rivolto gravi minacce di morte contro un'altra persona. La Corte di Appello ha accertato la colpevolezza dell'autore del gesto, escludendo l'applicazione della non punibilità per la particolare tenuità del fatto a causa della gravità della condotta e della presenza di precedenti specifici a suo carico. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione per contestare tale diniego e ottenere l'esenzione dalla pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione sulla gravità del reato appartiene ai giudici territoriali. L'imputato perde definitivamente la causa penale e subisce la condanna al versamento delle spese di giustizia e di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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L'imputato deteneva oltre 73 grammi di stupefacenti tra hashish e marijuana, nascosti in uno spazio condominiale. In casa conservava bilancino, cellophane, coltellino e due cellulari con contatti di acquirenti e contabilità dello spaccio. La difesa ha chiesto la riqualificazione nel fatto di lieve entità per il quantitativo contenuto e una maggiore riduzione della pena per le attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Il giudice di merito ha valutato correttamente il quadro complessivo: la pluralità di sostanze, gli strumenti di frazionamento, i contatti telefonici e i precedenti specifici escludono la minima offensività della condotta. Il ricorrente deve versare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un individuo condannato per furto aggravato, il quale contestava la decisione dei giudici di secondo grado di negargli la riduzione della pena. La difesa sosteneva che il tribunale avesse ingiustamente escluso le circostanze attenuanti generiche. I magistrati di merito avevano fondato il loro rifiuto sulla presenza di numerosi e continui precedenti penali identici, in totale assenza di elementi positivi a favore dell'accusato. La Suprema Corte ha confermato la piena legittimità di questa scelta, ribadendo che la valutazione del giudice necessita soltanto del richiamo agli elementi decisivi e prevalenti. I giudici hanno quindi dichiarato il ricorso inammissibile e condannato l'imputato alle spese legali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il diniego delle circostanze attenuanti generiche, dopo essere stato condannato per reati in materia di stupefacenti e immigrazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che, per negare le circostanze attenuanti generiche, è sufficiente che il giudice di merito individui anche un solo elemento ostativo di rilevanza preponderante. Nel caso specifico, la gravità del fatto, caratterizzato dal possesso di diverse sostanze stupefacenti e ingenti somme di denaro, unita ai numerosi precedenti penali specifici dell'uomo, giustifica ampiamente il diniego del beneficio, senza necessità di analizzare ogni singola tesi difensiva.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato contro la sentenza d'appello che escludeva le circostanze attenuanti generiche e applicava la recidiva. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di ricorso riproducevano semplicemente le censure già esaminate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte d'Appello aveva motivato in modo sintetico ma corretto il diniego delle circostanze attenuanti generiche, evidenziando la presenza di due precedenti penali specifici a carico del ricorrente e l'assoluta mancanza di elementi positivi a suo favore. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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L'Imputata è stata condannata per furto aggravato e indebito utilizzo di carte di credito, avendo effettuato pagamenti frazionati sotto i venticinque euro per evitare i controlli di sicurezza. La Corte di Appello ha negato la concessione delle circostanze attenuanti generiche. L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contestando tale diniego. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che il diniego delle circostanze attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile se logicamente motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente valorizzato la spiccata professionalità della condotta, la natura non di prima necessità dei beni sottratti e la presenza di un precedente penale specifico. Di conseguenza, l'Imputata perde il ricorso e viene condannata anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione invocando l'applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte d'Appello aveva precedentemente negato il beneficio a causa della gravità della condotta e della pericolosità sociale del soggetto, desunta da precedenti penali specifici per evasione e violazione delle misure di prevenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che la valutazione sulla gravità del fatto e sulla pericolosità del reo spetta esclusivamente ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se priva di vizi logici. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro a favore della Cassa delle Ammende.
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Un uomo, condannato per detenzione di stupefacenti, ha proposto ricorso in Cassazione contestando la determinazione della pena, ritenuta troppo elevata rispetto al minimo edittale. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il giudice di merito ha motivato correttamente la sanzione basandosi sulla pluralità di sostanze detenute e sui precedenti penali specifici dell'imputato. Di conseguenza, l'imputato perde la causa e deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato contestava la mancata riduzione della sanzione inflitta nei precedenti gradi di giudizio. La Suprema Corte ha chiarito che la determinazione della pena spetta esclusivamente al giudice di merito. Nel caso specifico, il diniego di sconti sulla sanzione risulta pienamente giustificato a causa di un precedente specifico, di due successivi arresti per lo stesso reato e della gravità complessiva della condotta.
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