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Porto Ingiustificato Di Coltello

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 47 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 84% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 16%
  • Inammissibile 84%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 779%
  • Penale Sez. 121%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 19307/2019in 5 provvedimenti
  • Cass. 18925/2013in 3 provvedimenti
  • Cass. 13630/2019in 4 provvedimenti
  • Cass. 5465/2020in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Porto ingiustificato di coltello: lavoro e tasca a confronto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino accusato di porto ingiustificato di coltello. Le forze dell'ordine hanno trovato l'uomo con un coltello inciso con le proprie iniziali, riposto direttamente nella tasca dei pantaloni. La difesa ha sostenuto che l'oggetto servisse per i lavori edili e agricoli svolti regolarmente dall'interessato, chiedendo anche le attenuanti generiche. I giudici hanno respinto questa tesi per l'inverosimiglianza del racconto e per l'immediata disponibilità all'uso dell'arma impropria, non custodita tra gli attrezzi di lavoro. Ritenendo il ricorso manifestamente infondato, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile e ha condannato l'imputato a pagare tremila euro alla cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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Coltello per lavoro o reato: la Cassazione nega ogni beneficio
I giudici hanno condannato un uomo per il reato di porto ingiustificato di coltello. Le forze dell'ordine hanno infatti trovato l'imputato in una pubblica via con un coltello a serramanico lungo oltre diciassette centimetri. L'uomo ha sostenuto di detenere la lama per motivi lavorativi. Ha poi chiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato ogni richiesta e ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la condanna pecuniaria, la confisca con distruzione dell'arma e il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. I numerosi precedenti penali dell'interessato attestano infatti una pericolosità persistente e impediscono ogni beneficio premiale.
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Porto ingiustificato di coltello: da cucina al reato
Un cittadino ha subito una condanna dal Tribunale per il porto ingiustificato di coltello lungo ventuno centimetri, con una lama di otto centimetri, portato fuori dalla propria abitazione. Il giudice ha inflitto una pena di ottocento euro di ammenda, ordinando la confisca e la distruzione dell'arma impropria. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo che l'oggetto fosse un banale utensile da cucina trasportato per ragioni lecite, chiedendo l'assoluzione o la causa di non punibilità per particolare tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha aggiunto il pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: scooter altrui e condanna
Un uomo guidava un ciclomotore senza targa e custodiva nel vano portaoggetti un coltello a scatto di ventisette centimetri. I giudici territoriali lo hanno condannato a tre mesi di arresto e mille euro di ammenda per il reato di porto ingiustificato di coltello. Il conducente ha proposto ricorso per cassazione, chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto e sostenendo di non sapere dell'arma, appartenendo il veicolo a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno sottolineato i precedenti penali del soggetto, l'insofferenza al controllo e l'omessa giustificazione sulla disponibilità del ciclomotore. Il ricorrente perde la causa e deve versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: niente sconti e condanna ferma
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di arresto e duemila euro di ammenda inflitta a un imputato per il porto ingiustificato di coltello a serramanico. L'arma, lunga diciassette centimetri complessivi con lama di otto centimetri, era portata fuori dall'abitazione senza alcuna valida ragione. La difesa ha impugnato la decisione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il giudice di merito ha infatti evidenziato l'oggettiva gravità del fatto e i precedenti penali allarmanti dell'imputato, elementi che escludono ogni sconto di pena. Oltre alla conferma della condanna e della confisca dell'arma, l'uomo deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: la tasca esclude la tenuità
Un cittadino circolava di notte sulla pubblica via con una lama nascosta nella tasca del giubbotto, pronta per l'uso immediato. Il Tribunale lo ha condannato alla pena dell'ammenda con sospensione condizionale per porto ingiustificato di coltello, negando la particolare tenuità del fatto e la non menzione della condanna. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione su entrambi i rifiuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I Supremi Giudici hanno stabilito che le modalità concrete dell'azione e l'orario notturno escludono la tenuità del fatto. Inoltre, la richiesta generica dei benefici di legge formulata in primo grado impedisce di contestare l'omessa concessione della non menzione. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: la Cassazione nega l’esimente
Un cittadino ha subito una condanna per il porto ingiustificato di coltello fuori dalla propria abitazione. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la natura dell'arma impropria e richiedere l'esimente della particolare tenuità del fatto oltre alle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La difesa non aveva formulato tali richieste durante il giudizio di merito. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'uomo hanno confermato l'intensità della volontà colpevole. La Suprema Corte ha confermato la sanzione economica originaria e ha condannato il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Coltello in tasca senza motivo: condanna confermata
Un cittadino è stato fermato all'esterno della propria abitazione mentre deteneva un coltello a serramanico con lama di 8,5 centimetri. Il Tribunale lo ha condannato a una pena pecuniaria per il reato di porto ingiustificato di coltello. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di vizi logici censurabili. Di conseguenza, la condanna originaria resta definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del procedimento insieme a una pesante sanzione pecuniaria.
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Porto ingiustificato di coltello: ricorso inammissibile, pena confermata
Un Lavoratore è stato condannato per porto ingiustificato di coltello, avendo portato un coltello a serramanico fuori dalla sua abitazione senza valido motivo. Il fatto è emerso quando ha tentato di evitare un controllo di polizia. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo di credere che l'uso del coltello fosse lecito per lavoro e lamentando vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna a 1.000 euro di ammenda e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali, più un'ulteriore somma di 3.000 euro alla cassa delle ammende, evidenziando la sua consapevolezza dell'illicezza.
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Porto ingiustificato di coltello e diniego di lieve entità
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona condannata per porto ingiustificato di coltello. Il difensore ha contestato la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità, sostenendo una valutazione errata del fatto. I giudici di merito avevano negato il beneficio considerando le dimensioni dell'arma, la sua capacità offensiva, le modalità dell'azione e i numerosi precedenti penali specifici del soggetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le critiche difensive rappresentavano semplici doglianze di fatto già chiarite nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: condanna confermata, ricorso respinto
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il porto ingiustificato di coltello a serramanico. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello, contestando l'attribuzione della responsabilità e la mancata applicazione dell'attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pluralità e la potenziale offensività dei coltelli impediscono di considerare il fatto di lieve entità. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltelli di notte: ricorso inammissibile
Le forze dell'ordine hanno fermato un cittadino di notte in una zona non illuminata, trovandolo in possesso di due lame da taglio senza alcun abito da lavoro o valido motivo. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il porto ingiustificato di coltelli. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'inadeguatezza delle prove e richiedendo la particolare tenuità del fatto a causa della presunta inoffensività del gesto. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile. I motivi sollevati contestavano accertamenti di fatto già verificati ed escludevano qualsiasi reale giustificazione. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: assoluzione tenue ma ricorso perso
Un cittadino viene fermato dalle autorità e trovato in possesso di una lama senza fornire una valida ragione nell'immediato. La Corte di Appello accerta il porto ingiustificato di coltello ma applica la non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando le dimensioni ridotte dell'oggetto e l'occasionalità dell'episodio. L'imputato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione chiedendo un'assoluzione piena nel merito. I giudici supremi bocciano l'impugnazione perché intesa a richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Porto ingiustificato di coltelli: Cassazione conferma condanna
Un Lavoratore è stato condannato per porto ingiustificato di coltelli, trovati nella sua auto durante un controllo. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna a 3 mesi di arresto e 600 euro di ammenda. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione del reato, l'assenza di prove sulla sua consapevolezza (l'auto era dell'ex compagna e c'era un passeggero), la particolare tenuità del fatto e la mancata concessione di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondata la prescrizione e generiche le altre doglianze. Ha confermato la responsabilità del Lavoratore per il porto ingiustificato di coltelli, considerando la collocazione delle armi e i suoi precedenti penali.
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Porto ingiustificato di coltelli: scatta la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a carico di un cittadino per il porto ingiustificato di coltelli fuori dalla propria abitazione. L'imputato trasportava due lame senza alcuna valida ragione. I giudici hanno respinto la richiesta di riconoscere l'attenuante della lieve entità, precisando che la valutazione deve considerare le dimensioni delle armi improprie, le modalità della condotta e la personalità del soggetto. Di conseguenza, i magistrati hanno escluso anche l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Coltello trovato per terra: porto ingiustificato e condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di arresto e 600 euro di ammenda nei confronti di un giovane sorpreso con una lama occultata nella giacca. L'imputato ha sostenuto di aver raccolto l'arma da terra poco prima del controllo, invocando la non punibilità per particolare tenuità e le circostanze attenuanti. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. Raccogliere casualmente un'arma non autorizza nessuno a nasconderla addosso e a circolare in pubblico. Inoltre, i plurimi precedenti penali del soggetto hanno impedito l'applicazione di qualsiasi beneficio penale. Il porto ingiustificato di coltello integra pienamente il reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché identico ai motivi di appello e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Porto ingiustificato di coltello: l’onere della prova all’imputato
Un cittadino subisce una condanna per il reato di porto ingiustificato di coltello a farfalla, custodito nella tasca del giubbotto durante la sera in un'area nota per lo spaccio. Il Tribunale infligge una pena pecuniaria di 2.000 euro di ammenda. L'imputato presenta appello sostenendo che spettasse all'accusa provare l'assenza di ragioni lecite e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione, qualificata l'impugnazione come ricorso ordinario poiché la sentenza di sola ammenda non ammette appello, dichiara inammissibile il ricorso. I giudici stabiliscono che l'onere di provare la sussistenza di un valido motivo ricade interamente sull'imputato. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce la dichiarazione di improcedibilità per decorso dei termini processuali, confermando la condanna con l'aggiunta di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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Coltello in tasca per riparare orologi: condanna confermata
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il porto ingiustificato di coltello. Le forze dell'ordine hanno trovato l'imputato con un coltellino multiuso nella tasca dei pantaloni e alcuni orologi da donna nello zaino. L'uomo ha sostenuto di portare la lama per riparare i congegni. I giudici hanno giudicato la spiegazione del tutto inverosimile, sia per le caratteristiche dello strumento, sia per il luogo della custodia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il porto fuori dalla propria abitazione richiede una ragione lecita, dimostrabile e coerente con la situazione.
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Porto ingiustificato di coltello: assoluzione piena
Un uomo subisce un processo penale per minaccia aggravata e porto ingiustificato di coltello dopo la denuncia di una donna. Il giudice di primo grado assolve l'imputato dalla minaccia per inattendibilità della persona offesa. Tuttavia, il medesimo giudice condanna l'uomo per la contravvenzione sulle armi. La decisione si fonda esclusivamente sul rinvenimento, avvenuto giorni dopo la lite, di un pugnale diverso nella vettura dell'imputato. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso difensivo ed evidenzia l'insanabile contraddizione logica della sentenza. Il ritrovamento successivo di un'arma diversa non dimostra la presenza del coltello contestato durante il presunto alterco. Per queste ragioni, i giudici di legittimità annullano la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste.
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Porto ingiustificato di coltello: colpevole anche se nello zaino
Un cittadino viene fermato dalle forze dell'ordine fuori dalla propria abitazione con un coltello a serramanico lungo 19 centimetri nascosto nello zaino. Il Tribunale lo condanna per porto ingiustificato di coltello a una pena pecuniaria. L'imputato presenta ricorso per Cassazione, sostenendo che l'accusa non ha dimostrato l'assenza di giustificazione, che mancava la volontà colpevole e che il trasporto dentro lo zaino non costituiva porto d'arma. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile. Il controllo di polizia richiede una giustificazione immediata e attuale, mentre custodire la lama nello zaino garantisce comunque la disponibilità materiale dell'oggetto vietato.
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