Orientamento della Cassazione
Su LexCED 49 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 83% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 15%
- Rigettato 2%
- Inammissibile 83%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 778%
- Penale Sez. 122%
Precedenti più richiamati
- Cass. 19307/2019in 6 provvedimenti
- Cass. 18925/2013in 3 provvedimenti
- Cass. 13630/2019in 4 provvedimenti
- Cass. 5465/2020in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un uomo veniva condannato per il porto ingiustificato di coltello ai sensi della normativa sulle armi, dopo essere stato fermato dalle forze dell'ordine senza aver spiegato il motivo della presenza della lama con sé. La Corte di appello riduceva la condanna a cinque mesi di arresto ed euro 800 di ammenda, concedendo le attenuanti generiche. L'imputato proponeva ricorso per cassazione, sostenendo la carenza di motivazione del verdetto e lamentando un calcolo eccessivo della pena base. I giudici di legittimità hanno dichiarato l'impugnazione inammissibile: il ricorso riproponeva censure già esaminate nei gradi precedenti e mirava a una rivalutazione dei fatti, a fronte di una pena già calibrata sul minimo di legge. L'uomo perde il ricorso e deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a otto mesi di arresto e ottocento euro di ammenda inflitta a un imputato sorpreso di notte con un coltello con lama di cinque centimetri, vari strumenti idonei allo scasso e alla guida senza aver mai conseguito o rinnovato la patente. L'uomo sosteneva di adoperare la lama come portachiavi, ma non aveva fornito tale spiegazione sul posto alle forze dell'ordine. I giudici hanno chiarito che il reato di porto ingiustificato di coltello scatta se la motivazione lecita non viene dichiarata all'istante durante il controllo. Inoltre, la Corte ha ritenuto ingiustificato il possesso degli attrezzi, provata la recidiva nella guida senza patente e inammissibile la richiesta tardiva di particolare tenuità del fatto.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino accusato di porto ingiustificato di coltello. Le forze dell'ordine hanno trovato l'uomo con un coltello inciso con le proprie iniziali, riposto direttamente nella tasca dei pantaloni. La difesa ha sostenuto che l'oggetto servisse per i lavori edili e agricoli svolti regolarmente dall'interessato, chiedendo anche le attenuanti generiche. I giudici hanno respinto questa tesi per l'inverosimiglianza del racconto e per l'immediata disponibilità all'uso dell'arma impropria, non custodita tra gli attrezzi di lavoro. Ritenendo il ricorso manifestamente infondato, la Suprema Corte lo ha dichiarato inammissibile e ha condannato l'imputato a pagare tremila euro alla cassa delle ammende oltre alle spese processuali.
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I giudici hanno condannato un uomo per il reato di porto ingiustificato di coltello. Le forze dell'ordine hanno infatti trovato l'imputato in una pubblica via con un coltello a serramanico lungo oltre diciassette centimetri. L'uomo ha sostenuto di detenere la lama per motivi lavorativi. Ha poi chiesto l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto e la concessione della sospensione condizionale della pena. La Corte di Cassazione ha rigettato ogni richiesta e ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la condanna pecuniaria, la confisca con distruzione dell'arma e il versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende. I numerosi precedenti penali dell'interessato attestano infatti una pericolosità persistente e impediscono ogni beneficio premiale.
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Un cittadino ha subito una condanna dal Tribunale per il porto ingiustificato di coltello lungo ventuno centimetri, con una lama di otto centimetri, portato fuori dalla propria abitazione. Il giudice ha inflitto una pena di ottocento euro di ammenda, ordinando la confisca e la distruzione dell'arma impropria. L'interessato ha presentato ricorso sostenendo che l'oggetto fosse un banale utensile da cucina trasportato per ragioni lecite, chiedendo l'assoluzione o la causa di non punibilità per particolare tenuità. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha aggiunto il pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un uomo guidava un ciclomotore senza targa e custodiva nel vano portaoggetti un coltello a scatto di ventisette centimetri. I giudici territoriali lo hanno condannato a tre mesi di arresto e mille euro di ammenda per il reato di porto ingiustificato di coltello. Il conducente ha proposto ricorso per cassazione, chiedendo la non punibilità per particolare tenuità del fatto e sostenendo di non sapere dell'arma, appartenendo il veicolo a terzi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno sottolineato i precedenti penali del soggetto, l'insofferenza al controllo e l'omessa giustificazione sulla disponibilità del ciclomotore. Il ricorrente perde la causa e deve versare tremila euro alla cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di arresto e duemila euro di ammenda inflitta a un imputato per il porto ingiustificato di coltello a serramanico. L'arma, lunga diciassette centimetri complessivi con lama di otto centimetri, era portata fuori dall'abitazione senza alcuna valida ragione. La difesa ha impugnato la decisione lamentando la mancata concessione delle attenuanti generiche. I Supremi Giudici hanno dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il giudice di merito ha infatti evidenziato l'oggettiva gravità del fatto e i precedenti penali allarmanti dell'imputato, elementi che escludono ogni sconto di pena. Oltre alla conferma della condanna e della confisca dell'arma, l'uomo deve versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino circolava di notte sulla pubblica via con una lama nascosta nella tasca del giubbotto, pronta per l'uso immediato. Il Tribunale lo ha condannato alla pena dell'ammenda con sospensione condizionale per porto ingiustificato di coltello, negando la particolare tenuità del fatto e la non menzione della condanna. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione su entrambi i rifiuti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. I Supremi Giudici hanno stabilito che le modalità concrete dell'azione e l'orario notturno escludono la tenuità del fatto. Inoltre, la richiesta generica dei benefici di legge formulata in primo grado impedisce di contestare l'omessa concessione della non menzione. L'imputato perde definitivamente il ricorso e subisce la condanna al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla cassa delle ammende.
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Un cittadino ha subito una condanna per il porto ingiustificato di coltello fuori dalla propria abitazione. L'imputato ha presentato ricorso per contestare la natura dell'arma impropria e richiedere l'esimente della particolare tenuità del fatto oltre alle attenuanti generiche. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. La difesa non aveva formulato tali richieste durante il giudizio di merito. Inoltre, i precedenti penali specifici dell'uomo hanno confermato l'intensità della volontà colpevole. La Suprema Corte ha confermato la sanzione economica originaria e ha condannato il ricorrente a pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino è stato fermato all'esterno della propria abitazione mentre deteneva un coltello a serramanico con lama di 8,5 centimetri. Il Tribunale lo ha condannato a una pena pecuniaria per il reato di porto ingiustificato di coltello. L'imputato ha presentato ricorso per Cassazione contestando la valutazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile perché generico e privo di vizi logici censurabili. Di conseguenza, la condanna originaria resta definitiva e il ricorrente deve pagare le spese del procedimento insieme a una pesante sanzione pecuniaria.
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Un Lavoratore è stato condannato per porto ingiustificato di coltello, avendo portato un coltello a serramanico fuori dalla sua abitazione senza valido motivo. Il fatto è emerso quando ha tentato di evitare un controllo di polizia. Il Lavoratore ha presentato ricorso, sostenendo di credere che l'uso del coltello fosse lecito per lavoro e lamentando vizi procedurali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la condanna a 1.000 euro di ammenda e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali, più un'ulteriore somma di 3.000 euro alla cassa delle ammende, evidenziando la sua consapevolezza dell'illicezza.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di una persona condannata per porto ingiustificato di coltello. Il difensore ha contestato la mancata concessione della circostanza attenuante della lieve entità, sostenendo una valutazione errata del fatto. I giudici di merito avevano negato il beneficio considerando le dimensioni dell'arma, la sua capacità offensiva, le modalità dell'azione e i numerosi precedenti penali specifici del soggetto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Le critiche difensive rappresentavano semplici doglianze di fatto già chiarite nei gradi precedenti. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un individuo per il porto ingiustificato di coltello a serramanico. L'imputato aveva impugnato la sentenza della Corte d'Appello, contestando l'attribuzione della responsabilità e la mancata applicazione dell'attenuante della lieve entità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la pluralità e la potenziale offensività dei coltelli impediscono di considerare il fatto di lieve entità. L'individuo dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
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Le forze dell'ordine hanno fermato un cittadino di notte in una zona non illuminata, trovandolo in possesso di due lame da taglio senza alcun abito da lavoro o valido motivo. I giudici di merito hanno condannato l'imputato per il porto ingiustificato di coltelli. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione, sostenendo l'inadeguatezza delle prove e richiedendo la particolare tenuità del fatto a causa della presunta inoffensività del gesto. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione inammissibile. I motivi sollevati contestavano accertamenti di fatto già verificati ed escludevano qualsiasi reale giustificazione. La Corte ha condannato l'imputato al pagamento delle spese legali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino viene fermato dalle autorità e trovato in possesso di una lama senza fornire una valida ragione nell'immediato. La Corte di Appello accerta il porto ingiustificato di coltello ma applica la non punibilità per particolare tenuità del fatto, considerando le dimensioni ridotte dell'oggetto e l'occasionalità dell'episodio. L'imputato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione chiedendo un'assoluzione piena nel merito. I giudici supremi bocciano l'impugnazione perché intesa a richiedere una nuova valutazione delle prove, attività preclusa in sede di legittimità. Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente condannato al pagamento delle spese di giudizio e a una sanzione di tremila euro.
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Un Lavoratore è stato condannato per porto ingiustificato di coltelli, trovati nella sua auto durante un controllo. La Corte d'Appello aveva confermato la condanna a 3 mesi di arresto e 600 euro di ammenda. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo la prescrizione del reato, l'assenza di prove sulla sua consapevolezza (l'auto era dell'ex compagna e c'era un passeggero), la particolare tenuità del fatto e la mancata concessione di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto infondata la prescrizione e generiche le altre doglianze. Ha confermato la responsabilità del Lavoratore per il porto ingiustificato di coltelli, considerando la collocazione delle armi e i suoi precedenti penali.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna penale a carico di un cittadino per il porto ingiustificato di coltelli fuori dalla propria abitazione. L'imputato trasportava due lame senza alcuna valida ragione. I giudici hanno respinto la richiesta di riconoscere l'attenuante della lieve entità, precisando che la valutazione deve considerare le dimensioni delle armi improprie, le modalità della condotta e la personalità del soggetto. Di conseguenza, i magistrati hanno escluso anche l'applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese legali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a sei mesi di arresto e 600 euro di ammenda nei confronti di un giovane sorpreso con una lama occultata nella giacca. L'imputato ha sostenuto di aver raccolto l'arma da terra poco prima del controllo, invocando la non punibilità per particolare tenuità e le circostanze attenuanti. I giudici hanno respinto la tesi difensiva. Raccogliere casualmente un'arma non autorizza nessuno a nasconderla addosso e a circolare in pubblico. Inoltre, i plurimi precedenti penali del soggetto hanno impedito l'applicazione di qualsiasi beneficio penale. Il porto ingiustificato di coltello integra pienamente il reato. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché identico ai motivi di appello e ha condannato il ricorrente al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino subisce una condanna per il reato di porto ingiustificato di coltello a farfalla, custodito nella tasca del giubbotto durante la sera in un'area nota per lo spaccio. Il Tribunale infligge una pena pecuniaria di 2.000 euro di ammenda. L'imputato presenta appello sostenendo che spettasse all'accusa provare l'assenza di ragioni lecite e invocando la particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione, qualificata l'impugnazione come ricorso ordinario poiché la sentenza di sola ammenda non ammette appello, dichiara inammissibile il ricorso. I giudici stabiliscono che l'onere di provare la sussistenza di un valido motivo ricade interamente sull'imputato. Inoltre, l'inammissibilità del ricorso impedisce la dichiarazione di improcedibilità per decorso dei termini processuali, confermando la condanna con l'aggiunta di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un uomo per il porto ingiustificato di coltello. Le forze dell'ordine hanno trovato l'imputato con un coltellino multiuso nella tasca dei pantaloni e alcuni orologi da donna nello zaino. L'uomo ha sostenuto di portare la lama per riparare i congegni. I giudici hanno giudicato la spiegazione del tutto inverosimile, sia per le caratteristiche dello strumento, sia per il luogo della custodia. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che il porto fuori dalla propria abitazione richiede una ragione lecita, dimostrabile e coerente con la situazione.
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