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Petulanza

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Provvedimenti

Molestie via email: non è reato per la Cassazione
Un uomo, condannato in primo grado per aver molestato il figlio con SMS, WhatsApp ed email, ha presentato ricorso. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per i messaggi istantanei, ma ha escluso il reato per le molestie via email. La motivazione si basa sulla diversa natura dei mezzi di comunicazione: mentre SMS e WhatsApp sono considerati intrusivi, le email non lo sono, poiché richiedono un'azione volontaria del destinatario per essere lette. Di conseguenza, la pena è stata ridotta.
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Molestie via SMS: quando un solo messaggio basta
Un lavoratore è stato condannato per il reato di molestie per aver inviato un SMS offensivo a un collega. La Corte di Cassazione, pur confermando che anche un solo messaggio può costituire il reato di molestie via SMS, ha annullato la sentenza di condanna perché il reato era ormai estinto per prescrizione. La decisione chiarisce i limiti del giudizio di legittimità e l'applicabilità dell'art. 660 c.p. alle comunicazioni digitali.
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