Definizione
La perquisizione è un mezzo di ricerca della prova presente nel diritto processuale penale dei vari ordinamenti giuridici statali.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 86 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 73% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 9%
- Rigettato 18%
- Inammissibile 73%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 759%
- Penale Sez. 423%
- Penale Sez. 218%
Precedenti più richiamati
- Cass. 40833/2007in 3 provvedimenti
- Cass. 16065/2020in 11 provvedimenti
- Cass. 37800/2010in 6 provvedimenti
- Cass. 16844/2018in 4 provvedimenti
- Cass. 19365/2016in 5 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per il porto di oggetti atti ad offendere. L'uomo chiedeva l'assoluzione o l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. I giudici hanno respinto l'impugnazione perché presentata con argomentazioni generiche e mirata unicamente a ridiscutere l'accertamento dei fatti già esaminato nei gradi precedenti. La Corte d'appello aveva già negato il beneficio considerando le caratteristiche dello strumento rinvenuto, le modalità della perquisizione e i precedenti penali specifici dell'individuo. L'imputato perde la causa e subisce la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a tremila euro da versare alla Cassa delle ammende.
Continua »
I Carabinieri fermano un'autovettura noleggiata, sospettata di essere servita per una tentata rapina. Le forze dell'ordine eseguono una perquisizione e procedono al sequestro probatorio del mezzo e di vari indumenti. L'indagato contesta la misura, lamentando la mancata informativa sul diritto all'assistenza legale, l'assenza di flagranza e il danno economico per il noleggio dell'auto. Il Tribunale prima e la Corte di Cassazione poi respingono la richiesta difensiva. I giudici chiariscono che l'eventuale irregolarità della perquisizione non rende nullo il sequestro probatorio di cose pertinenti al reato. Inoltre, chi guida un veicolo a noleggio non vanta un interesse concreto e attuale alla restituzione per ragioni meramente contrattuali. L'indagato perde il ricorso ed è condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di restituzione di monili sequestrati a un'Imputata, accusata di furto. L'Imputata sosteneva che il sequestro non fosse stato convalidato e quindi inefficace. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che se il decreto di perquisizione e sequestro emesso dal Pubblico Ministero indica specificamente i beni da sequestrare, come nel caso di specie, non è necessaria una successiva convalida del sequestro da parte dell'autorità giudiziaria. Il sequestro era valido perché il decreto era dettagliato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile e l'Imputata condannata al pagamento delle spese.
Continua »
Un individuo è stato condannato per il porto ingiustificato di arma, un coltello a serramanico. Ha impugnato la condanna, sostenendo l'invalidità della perquisizione iniziale. La Corte d'Appello ha confermato la condanna. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che l'eventuale illegittimità della perquisizione non rende nullo il successivo sequestro dell'arma. Ha inoltre confermato la corretta qualificazione del fatto e la congruità della pena, considerando i precedenti dell'imputato. L'individuo deve pagare le spese processuali e un'ammenda.
Continua »
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Lavoratore condannato per detenzione ai fini di spaccio di stupefacenti. Il Lavoratore aveva impugnato la sentenza contestando la qualificazione giuridica del fatto e l'illegalità della perquisizione. La Corte ha confermato che la detenzione di circa 30 grammi di cocaina, divisa in 56 bustine, insieme a contabilità e denaro, configurava il reato. Ha inoltre ribadito che l'obbligo di informare sul diritto di difesa non si applica agli atti iniziali della polizia giudiziaria, rendendo la perquisizione legittima. Il ricorso è stato respinto, con condanna alle spese.
Continua »
Un conducente, fermato dalle forze dell'ordine, si rifiutava di sottoporsi all'accertamento per l'uso di sostanze stupefacenti. Durante la perquisizione, gli agenti trovavano un coltello e una presunta dose di cocaina. L'uomo veniva condannato per guida sotto l'effetto di droghe e porto abusivo di arma. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo la richiesta di applicare la causa di non punibilità per "Particolare tenuità del fatto". Ha ribadito che la pluralità di reati, anche se uniti dal vincolo della continuazione, non esclude automaticamente la valutazione della gravità complessiva della condotta e del potenziale pericolo per la pubblica incolumità.
Continua »
L'amministratore di un consorzio di cooperative subisce un'indagine per truffa aggravata ai danni di un ente pubblico per contributi indebitamente percepiti. La polizia giudiziaria esegue una perquisizione e sottopone a sequestro probatorio dello smartphone dell'indagato per clonarne i dati. L'indagato contesta la regolarità della notifica dell'udienza camerale inviata via PEC e sostiene la natura esplorativa del sequestro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso: la notifica telematica non lede il diritto di difesa se l'atto è conosciuto, e il vincolo sul cellulare è pienamente legittimo per preservare prove digitali e accertare l'elemento psicologico del reato.
Continua »
Un individuo è stato condannato per consapevolezza porto abusivo di una roncola, un attrezzo agricolo, nascosta nella sua auto. Ha presentato ricorso, sostenendo di non essere a conoscenza dell'oggetto prima della perquisizione da parte della polizia. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che il Tribunale aveva correttamente valutato la sua consapevolezza, considerando il nascondiglio della roncola sotto il sedile del conducente, insolito per attrezzi da lavoro, anche se il veicolo era usato dal padre. Il ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
Continua »
Un Lavoratore, già noto per reati di droga, è stato fermato dopo che una donna, uscita dalla sua abitazione, è stata trovata con cocaina e ha dichiarato di averla acquistata da lui. Durante le perquisizioni, sono stati trovati denaro e un telefono cellulare. Il Tribunale del Riesame ha convalidato il sequestro del telefono, ritenendolo utile per le indagini sul traffico di stupefacenti. La Cassazione ha rigettato il ricorso del Lavoratore, confermando la legittimità del **sequestro probatorio** del cellulare. Ha stabilito che il telefono era pertinente al reato, data la presenza di chat relative a cessioni di droga.
Continua »
Un cittadino ha contestato la condanna penale per resistenza e oltraggio a pubblico ufficiale. L'uomo aveva offeso ripetutamente le forze dell'ordine e compiuto atti aggressivi durante un controllo e una perquisizione su strada. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso totalmente inammissibile. L'imputato intendeva infatti rimettere in discussione la ricostruzione materiale dei fatti, operazione vietata ai giudici di legittimità. I giudici hanno quindi confermato la piena responsabilità penale del cittadino, condannandolo alle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per due fratelli accusati di prova detenzione stupefacenti e armi. Le prove, trovate in immobili legati alla loro famiglia, includevano marijuana, cocaina e armi clandestine. La difesa contestava la validità delle prove e la mancata ammissione di ulteriori testimonianze. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle prove e la decisione sulla necessità di nuove testimonianze spettano al giudice di merito. Ha inoltre chiarito che una testimonianza "de relato" (indiretta) è valida se ben contestualizzata. I ricorsi dei fratelli sono stati respinti, confermando la loro responsabilità e la condanna.
Continua »
Un Lavoratore è stato condannato per aver portato un coltello a serramanico senza giustificato motivo. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la nullità del sequestro, l'inutilizzabilità delle sue dichiarazioni, la presunta diversità tra accusa e condanna e il diniego della non punibilità per speciale tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso in Cassazione, ritenendo i motivi infondati o generici. Il Lavoratore dovrà pagare le spese processuali e una somma alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un Lavoratore è stato condannato per spaccio di droga, resistenza e lesioni a un pubblico ufficiale. Ha impugnato la condanna sostenendo l'invalidità della perquisizione a causa dell'omesso avviso difensore in una lingua a lui comprensibile. Ha anche contestato la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto e il diniego delle circostanze attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato la validità della perquisizione urgente e l'utilizzabilità delle prove, escludendo la tenuità del fatto per la gravità della condotta e la negazione delle attenuanti per la mancanza di elementi positivi nella condotta del Lavoratore.
Continua »
Due indagati hanno contestato un sequestro preventivo di denaro e beni, inizialmente disposto per reati di droga o ricettazione e poi riqualificato come furto. Hanno sollevato eccezioni procedurali, tra cui la tardività del deposito degli atti, l'illegittimità della perquisizione e l'incompetenza territoriale del giudice. La Corte di Cassazione ha rigettato tutti i ricorsi. Ha stabilito che i termini per la trasmissione degli atti nel riesame del sequestro preventivo non sono perentori e che l'illegittimità di una perquisizione preventiva non invalida il sequestro di prove. Inoltre, un giudice può disporre il sequestro preventivo anche se territorialmente incompetente.
Continua »
L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando il mancato riconoscimento dell'attenuante della collaborazione e l'ordine di confisca di denaro per una somma di circa ottomila euro trovata in casa. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Riguardo alla collaborazione, l'ammissione dell'indagato di detenere ulteriore sostanza stupefacente a casa non ha fornito un contributo decisivo alle indagini, avendo influenzato solo quale reparto di polizia eseguisse la perquisizione. Quanto alla confisca di denaro, i giudici hanno confermato il sequestro poiché la cifra risultava sproporzionata rispetto alle entrate dichiarate: l'indagato non ha presentato alcuna prova sui presunti guadagni leciti derivanti da una ditta di pulizie. L'Imputato è stato condannato alle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da due soggetti, padre e figlio, indagati per sfruttamento del lavoro (caporalato). Essi contestavano la legittimità di un sequestro probatorio e della perquisizione, sostenendo la mancanza di convalida, la genericità del provvedimento e la sproporzione del sequestro di dati personali. La Cassazione ha rigettato i ricorsi, affermando che il decreto di sequestro era sufficientemente motivato e specifico, escludendo la necessità di convalida. Ha inoltre chiarito che il riesame era lo strumento corretto e che la violazione dei limiti temporali della perquisizione non comportava inutilizzabilità delle prove. La Corte ha quindi confermato la validità del sequestro probatorio.
Continua »
Due donne sono state condannate per detenzione illegale di armi da guerra e ricettazione, oltre che per detenzione di stupefacenti (reato poi prescritto). La Cassazione ha esaminato il loro ricorso contro la condanna per la ricettazione di armi da guerra. I fatti riguardano il ritrovamento di armi e droga in un appartamento comunicante con la loro abitazione. Nonostante le dichiarazioni di familiari che si assumevano la responsabilità, la Corte ha ritenuto che le donne avessero la disponibilità dell'immobile e fossero a conoscenza dell'occultamento. La sentenza ha confermato la condanna, rigettando i ricorsi e ribadendo la responsabilità per la ricettazione di armi da guerra.
Continua »
Un cittadino ha impugnato direttamente in Cassazione il provvedimento del Pubblico Ministero che disponeva la convalida della perquisizione eseguita dalla polizia giudiziaria. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il codice di rito non prevede la possibilità di ricorrere per Cassazione contro questo tipo di atto investigativo e non si applica la garanzia costituzionale generale. L'indagato è stato condannato alle spese processuali e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Un cittadino ha impugnato la misura cautelare dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, applicata a seguito dell'accusa di resistenza a pubblico ufficiale. L'indagato si era opposto con violenza e minacce, impugnando un martello, alla richiesta delle forze dell'ordine di consegnare il proprio cellulare per un'ispezione durante una perquisizione. La difesa ha invocato la reazione ad atti arbitrari, sostenendo che gli agenti avessero superato i loro poteri e che l'uomo avesse agito per tutelare la propria privacy. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la richiesta di esibizione del telefono rientra nei legittimi poteri di indagine di iniziativa della polizia. Inoltre, la scriminante non è configurabile quando mancano soprusi e la reazione del privato risulta del tutto sproporzionata.
Continua »
Le forze dell'ordine hanno perquisito l'abitazione familiare dell'imputato e hanno trovato 253 banconote contraffatte. I giudici di merito hanno condannato l'uomo per la detenzione di banconote false, pur escludendo la sua responsabilità nella precedente cessione di altre banconote. L'imputato ha proposto ricorso per Cassazione sostenendo che il denaro falso si trovasse in uno spazio comune della casa condiviso con i familiari e non in un'area di sua esclusiva disponibilità. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici supremi hanno chiarito che il ritrovamento del denaro nella casa dell'indagato, unito agli indizi investigativi specifici a suo carico e all'assenza di qualsiasi valida giustificazione alternativa fornita dall'interessato, dimostra pienamente la sua colpevolezza. Il ricorrente deve pagare le spese processuali e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
Continua »