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Periculum In Mora — Anno 2026

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Altri anni per Periculum In Mora

Provvedimenti

Sequestro preventivo: confermato il blocco per la finta polizza
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso de L'Indagato contro il provvedimento di sequestro preventivo di circa tremila euro, ritenuto profitto di una truffa ai danni di una compagnia assicurativa. La difesa sosteneva l'assenza di prove sul concorso nel reato, ipotizzando al massimo la ricettazione. Tuttavia, i giudici hanno confermato la misura cautelare evidenziando la stretta contiguità temporale tra l'incasso dei premi falsi e il bonifico della metà esatta della somma sul conto del ricorrente nello stesso giorno. Inoltre, la ditta individuale dell'indagato richiamava il nome del falso firmatario delle polizze. L'Indagato perde la causa, il sequestro viene confermato e viene condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Truffa aggravata e Superbonus: sequestro confermato
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo dei crediti d'imposta nei confronti di una società edile. L'Amministratore di Fatto e l'Amministratrice di Diritto avevano emesso fatture false e asseverazioni fittizie per lavori mai eseguiti, ottenendo indebitamente oltre quattro milioni di euro tramite le agevolazioni del Superbonus 110%. La Rappresentante Legale ha impugnato il sequestro, sostenendo che le fatture potessero precedere i lavori. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la cessione del credito richiede l'effettiva esecuzione delle opere. Di conseguenza, si configura il reato di truffa aggravata. La ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Attualità del pericolo di reiterazione: no al carcere dopo anni
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di associazione finalizzata al traffico di stupefacenti. Il Tribunale del Riesame aveva revocato la misura per mancanza di attualità del pericolo di reiterazione, evidenziando che i fatti risalivano al 2022 e che non vi erano elementi recenti a dimostrazione di legami ancora attivi con la criminalità organizzata. La Suprema Corte ha confermato questa decisione, ribadendo che il decorso di un significativo lasso di tempo senza indizi concreti di attività illecite esclude la necessità della misura cautelare. Di conseguenza, l'indagato rimane in stato di libertà rispetto a questa misura.
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Sequestro preventivo finalizzato alla confisca: finti regali ko
Durante una perquisizione a carico dei figli dell'Indagato, le forze dell'ordine hanno rinvenuto armi, munizioni e circa 76.000 euro in contanti. L'Indagato si è assunto la paternità del denaro, giustificandolo come regali per cerimonie familiari. Tuttavia, gli accertamenti hanno rivelato una totale sproporzione tra la somma e i redditi dichiarati dal nucleo familiare, privo di un lavoro stabile. Il Tribunale ha quindi disposto il sequestro preventivo finalizzato alla confisca delle somme, ritenendo la ricettazione delle armi come reato spia idoneo. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Indagato, confermando la legittimità del blocco del denaro. I giudici hanno evidenziato che il profilo criminale dell'uomo e l'assenza di giustificazioni lecite legittimano la presunzione di provenienza illecita del patrimonio accumulato.
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Sequestro preventivo: gioielli spariti ma il contante si blocca
Il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere confermava parzialmente il sequestro preventivo di circa ventimila euro nei confronti di un indagato per furto e rapina. La difesa ricorreva in Cassazione, sostenendo che la somma non fosse il profitto diretto dei reati (consistenti in gioielli e argenteria mai ritrovati) e che il provvedimento costituisse un illegittimo sequestro per equivalente. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che il denaro derivante dalla vendita della refurtiva costituisce profitto diretto del reato, in quanto rappresenta la conversione economica dei beni sottratti. Di conseguenza, il sequestro preventivo diretto del denaro è pienamente legittimo anche senza una specifica previsione di legge per l'equivalente. L'indagato perde il ricorso e viene condannato a pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un'area costiera protetta ha impugnato il mantenimento del sequestro preventivo sul proprio stabilimento balneare abusivo, sostenendo l'avvenuta prescrizione dei reati edilizi e paesaggistici. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che spetta alla difesa l'onere di allegare in modo preciso e documentato la cronologia degli atti per dimostrare la prescrizione, non bastando un semplice calcolo aritmetico. Inoltre, i giudici hanno confermato la necessità del vincolo cautelare a causa del grave impatto ambientale e del concreto pericolo di crollo della falesia costiera, indipendentemente dalle vicende estintive dei singoli reati. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Abuso edilizio su demanio marittimo: sequestro a Ischia
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di una porzione di terrazza e di un molo di una struttura ricettiva a Ischia. I giudici hanno rilevato un grave abuso edilizio su demanio marittimo, in quanto le opere erano state ampliate senza concessione demaniale suppletiva né autorizzazione paesaggistica. La difesa sosteneva la prescrizione del reato e la natura pubblica delle opere. Tuttavia, la Corte ha stabilito che qualsiasi intervento successivo su un manufatto abusivo ne riattiva l'illegalità, impedendo la prescrizione. Inoltre, l'uso continuo delle strutture abusive aggrava l'impatto ambientale sulla costa. I ricorsi sono stati dichiarati inammissibili, confermando il sequestro e condannando i ricorrenti al pagamento delle spese.
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Maltrattamento di animali: confermato il sequestro di 224 husky
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di 224 cani di razza Siberian Husky ai danni di un allevatore, accusato del reato di maltrattamento di animali (art. 544-ter c.p.). Il Tribunale del Riesame aveva convalidato la misura a causa delle gravissime condizioni igienico-sanitarie della struttura, del forte sovraffollamento e dello stato di denutrizione e disidratazione riscontrato su oltre il 41% degli esemplari. L'allevatore ha proposto ricorso lamentando vizi procedurali e contestando le valutazioni di fatto dei giudici. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la detenzione di animali in condizioni produttive di gravi sofferenze integra il reato contestato. L'allevatore perde la custodia dei cani ed è condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Arresti domiciliari per reati fiscali: dimissioni inutili col web
La Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare degli arresti domiciliari per reati fiscali e riciclaggio a carico di un indagato. La difesa contestava la competenza territoriale e l'attualità del pericolo di recidiva, evidenziando che l'indagato si era dimesso dalle cariche societarie. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che la competenza spetta alla Procura che per prima ha iscritto la notizia di reato, non essendo possibile individuare il luogo esatto di consumazione dei delitti. Inoltre, la Cassazione ha chiarito che le dimissioni non escludono il rischio di reiterazione del reato, poiché le condotte illecite venivano realizzate tramite piattaforme online e strumenti digitali facilmente utilizzabili anche da casa. Di conseguenza, la misura restrittiva è stata pienamente confermata.
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Sequestro probatorio di smartphone: privacy vs indagini
L'Amministratore di un'azienda è stato accusato di aver emesso fatture false e riciclato i proventi illeciti. La Procura ha disposto il sequestro probatorio di smartphone, computer e documenti in suo possesso per cercare prove. L'indagato ha impugnato il provvedimento, lamentando la violazione della privacy e la mancanza di proporzionalità del sequestro, chiedendo anche l'intervento della Corte di Giustizia Europea. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la legittimità del sequestro. I giudici hanno chiarito che il sequestro probatorio di smartphone è valido se autorizzato con decreto motivato del Pubblico Ministero, senza necessità di una preventiva autorizzazione del giudice, poiché i dati memorizzati sul dispositivo (come chat e email) costituiscono corrispondenza ma sono già nella disponibilità fisica dell'indagato, differenziandosi dai tabulati telefonici richiesti ai gestori telefonici.
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Tentata estorsione aggravata: da semplice mediatore ad arrestato
La Corte di Cassazione ha confermato gli arresti domiciliari per un soggetto accusato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso. L'indagato sosteneva di aver solo cercato di mediare il recupero di un debito senza violenza. Tuttavia, i giudici hanno accertato la sua consapevole partecipazione all'azione intimidatoria condotta insieme a esponenti della criminalità locale. La Suprema Corte ha chiarito che, per applicare la misura cautelare, non serve l'imminenza di un nuovo reato, ma basta una valutazione complessiva della pericolosità del soggetto e dei suoi legami criminali. Il ricorso è stato rigettato.
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Sequestro preventivo: barbiere perde i contanti per sproporzione
Durante una perquisizione, le forze dell'ordine hanno trovato nell'abitazione e nello scooter di un barbiere oltre due chilogrammi di hashish e 5.145 euro in contanti. Il Giudice per le indagini preliminari ha disposto il sequestro preventivo del denaro per sproporzione rispetto al reddito dichiarato. L'indagato ha fatto ricorso sostenendo che il denaro derivasse dalla sua attività lavorativa, anche se parzialmente non dichiarata, e che non vi fosse un legame diretto tra i contanti e la detenzione della droga. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che, sebbene il denaro non sia l'immediato profitto del reato di detenzione di stupefacenti, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca per sproporzione è pienamente legittimo quando vi è un divario evidente tra i beni posseduti e i redditi ufficiali, non potendo i guadagni in nero giustificare la provenienza lecita delle somme.
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Sequestro preventivo: nozze senza prove e addio ai contanti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da una donna contro il diniego di dissequestro di 88.500 euro. La somma era stata sottoposta a sequestro preventivo nell'ambito di un'indagine per narcotraffico a carico del marito. La ricorrente sosteneva che il denaro derivasse da regalie nuziali, indicando un manoscritto con nomi e cifre. Tuttavia, i giudici hanno rilevato la totale mancanza di prove, come la lista degli invitati o dichiarazioni dei donatori, ed evidenziato che la richiesta costituiva una mera riproduzione di istanze già respinte in precedenza. La Corte ha ribadito che, in assenza di elementi di novità, opera la preclusione processuale, impedendo di ridiscutere quanto già deciso. Di conseguenza, il ricorso è stato rigettato con condanna alle spese.
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Sequestro preventivo: confermato il blocco di 23mila euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato contro il provvedimento che confermava il sequestro preventivo di oltre 23.000 euro. L'indagato contestava la mancanza di motivazione sul pericolo di dispersione dei beni (periculum in mora). La Suprema Corte ha chiarito che contro i provvedimenti di sequestro il ricorso in Cassazione è ammesso solo per violazione di legge e non per semplici vizi di motivazione. Poiché il tribunale aveva comunque spiegato il rischio di perdita del denaro, le contestazioni dell'indagato sono state ritenute non proponibili. Di conseguenza, il sequestro è stato confermato e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Sequestro preventivo: disoccupato con migliaia di euro in tasca
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo di oltre quattromila euro in contanti nei confronti di un soggetto indagato per associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva. L'indagato contestava il provvedimento sostenendo l'assenza di pericolo di reiterazione del reato, a causa della squalifica di un arbitro complice, e giustificando il denaro con presunte vincite lecite. I giudici hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che la sproporzione tra i redditi quasi inesistenti dichiarati dall'indagato, il suo stato di disoccupazione e ludopatia, e il possesso di ingenti somme in contanti giustifica la misura cautelare. Il rischio di dispersione del denaro, bene fungibile per eccellenza, rende legittimo il sequestro preventivo finalizzato alla confisca.
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Sequestro preventivo di beni di terzi: quando il ricorso fallisce
Il Tribunale di Foggia confermava il sequestro di un cannone a gas e di una bombola usati come dissuasori acustici in un impianto di maricoltura, ipotizzando il reato di disturbo della fauna in un parco nazionale. L'indagato proponeva ricorso in Cassazione contestando la misura. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di interesse. Trattandosi di un sequestro preventivo di beni di terzi (i beni appartenevano a una cooperativa agricola e non all'indagato come privato), il ricorrente non ha dimostrato un interesse concreto e attuale, né ha agito con procura speciale per conto della società. Di conseguenza, l'indagato perde la causa e viene condannato alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Sequestro preventivo impeditivo: l’azienda perde in Cassazione
L'Azienda ha proposto ricorso in Cassazione contro il provvedimento di sequestro preventivo impeditivo emesso in relazione a contestati reati ambientali. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il primo motivo di doglianza, relativo all'applicabilità della misura cautelare agli enti, non era stato sollevato davanti al Tribunale del Riesame e non poteva quindi essere proposto per la prima volta in sede di legittimità. Il secondo motivo, riguardante il presunto difetto di motivazione sul pericolo nel ritardo, è stato ritenuto infondato poiché il giudice di merito ha fornito una motivazione logica, coerente e basata su elementi di fatto concreti. Di conseguenza, l'Azienda è stata condannata al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro.
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Sequestro preventivo: la Cassazione salva l’azienda dal blocco
Il Tribunale di Agrigento aveva confermato il sequestro preventivo di macchinari e attrezzature di un'impresa edile, del valore di circa due milioni di euro, coinvolta in indagini per frode in pubbliche forniture e gestione illecita di rifiuti. La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza, accogliendo il ricorso del legale rappresentante. I giudici di legittimità hanno chiarito che, per disporre il sequestro preventivo, l'accusa deve dimostrare un nesso di pertinenzialità concreto e strutturale tra i beni e il reato, nonché il pericolo attuale della loro libera disponibilità. Il Tribunale ha invece operato un'inammissibile inversione dell'onere della prova, pretendendo che fosse la difesa a giustificare l'uso futuro dei macchinari. La causa è stata rinviata per un nuovo esame.
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Sequestro di denaro per riciclaggio: il possesso non basta
La Corte di Cassazione ha annullato il sequestro preventivo di oltre 338.000 euro nei confronti di due indagati per riciclaggio. Il denaro era stato trovato nascosto sotto il sedile di un'auto. I giudici di merito avevano giustificato la misura basandosi solo sull'ingente somma, sulla sua suddivisione in pacchetti e sull'assenza di spiegazioni plausibili. La Cassazione ha stabilito che il semplice possesso di contanti non basta a dimostrare il reato. Per legittimare il sequestro di denaro per riciclaggio, i giudici devono individuare almeno la tipologia del reato presupposto da cui provengono le somme e dimostrare una condotta concreta volta a ostacolarne la provenienza illecita, non bastando il mero trasporto del denaro.
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Sequestro preventivo dello smartphone: legittimo anche in carcere
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo dello smartphone e della scheda SIM di un indagato per favoreggiamento personale aggravato, accusato di aver agevolato la latitanza di un esponente di spicco della criminalità organizzata. In precedenza, un sequestro probatorio dello stesso telefono era stato annullato in relazione a un diverso reato di porto d'armi. I giudici hanno chiarito che il nuovo provvedimento è legittimo perché persegue una finalità impeditiva differente: evitare che l'indagato utilizzi il cellulare per mantenere contatti con ambienti criminali. La temporanea custodia in carcere dell'indagato non esclude il pericolo di reiterazione, data la natura provvisoria della detenzione. L'indagato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali.
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