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LexCEDpedia

Perdita Su Crediti

Definizione

Componente negativo di reddito derivante dalla definitiva inesigibilità di un credito. Per essere deducibile, deve risultare da elementi certi e precisi, come previsto dall'art. 101, comma 5, del TUIR.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 46% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 46%
  • Rigettato 46%
  • Inammissibile 3%
  • Estinto 3%
  • Altro 3%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 5100%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 15218/2021in 11 provvedimenti
  • Cass. 4567/2019in 4 provvedimenti
  • Cass. 10686/2018in 5 provvedimenti
  • Cass. 23330/2017in 4 provvedimenti
  • Cass. 34483/2021in 4 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Svalutazione dei crediti: deduzione valida anche con valore a zero
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un istituto di credito la deduzione fiscale relativa a una svalutazione integrale al cento per cento di posizioni creditizie. Secondo l'ente impositore, portare il valore a zero configurava una perdita su crediti mascherata, priva della prova di elementi certi e precisi di inesigibilità. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Fisco, confermando la legittimità dell'operazione. I giudici hanno chiarito che la svalutazione dei crediti risponde a un criterio prudenziale su un'inesigibilità solo probabile e provvisoria, senza cancellare il diritto al recupero coattivo.
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Notifica avviso di accertamento: irregolarità formali vs validità sostanziale
Un'Azienda ha impugnato un avviso di accertamento fiscale per IVA, IRPEG e IRAP, contestando la validità della Notifica avviso di accertamento (per mancata firma del messo notificatore), la sua motivazione e l'esclusione di perdite su crediti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Azienda. Ha stabilito che la mancata sottoscrizione del messo sulla busta è una mera irregolarità, non una nullità. Ha confermato la legittimità della motivazione per rinvio e l'infondatezza della deduzione delle perdite su crediti, non provando l'insolvenza del debitore. L'Azienda ha perso e dovrà pagare le spese legali.
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Deducibilità dei costi aziendali tra liti e regole fiscali
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società di persone e ai suoi soci maggiori ricavi e costi non riconosciuti per due annualità fiscali. La società e due soci hanno aderito alla definizione agevolata della lite pendente, estinguendo il relativo contenzioso. Il terzo socio non ha presentato la domanda, proseguendo la causa. La Corte di Cassazione ha stabilito che la sanatoria della società non avvantaggia il socio rimasto inerte. Esaminando il ricorso individuale, i giudici hanno chiarito i presupposti per la deducibilità dei costi aziendali: il principio di inerenza richiede una correlazione qualitativa con l'attività generale dell'impresa e non con singoli specifici ricavi. Inoltre, le perdite su crediti verso aziende fallite sono deducibili sin dall'apertura del fallimento. La Suprema Corte ha quindi accolto il ricorso del socio e cassato la decisione d'appello con rinvio.
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Deducibilità dei costi black list: la Cassazione frena le imprese
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Amministrazione Finanziaria contro una società tessile. La controversia riguardava la deducibilità dei costi black list per operazioni con fornitori di Hong Kong e la deducibilità di perdite su crediti basate solo su una lettera legale. La Suprema Corte ha chiarito che, per la deducibilità dei costi black list, il contribuente deve dimostrare l'effettivo interesse economico dell'operazione e l'impossibilità di rifornirsi a parità di condizioni presso mercati non privilegiati. Inoltre, per le perdite su crediti, la semplice attestazione di un avvocato non basta a provare l'irrecuperabilità certa e precisa. La sentenza d'appello è stata quindi cassata con rinvio per un nuovo esame dei fatti.
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Delega di firma: l’accertamento è valido anche senza nome
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Contribuente contro un avviso di accertamento emesso dall'Amministrazione Finanziaria per l'anno d'imposta 2009. Il Contribuente contestava la validità dell'atto per un presunto vizio nella delega di firma, sostenendo che l'ordine di servizio non indicasse il nome del funzionario firmatario. I giudici hanno chiarito che la delega di firma non richiede l'indicazione nominativa del delegato, essendo sufficiente l'indicazione della qualifica per consentire una verifica successiva. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di deduzione delle perdite su crediti di modesta entità, poiché le regole semplificate introdotte nel 2012 non si applicano retroattivamente al periodo d'imposta 2009. L'atto impositivo resta quindi pienamente valido ed efficace.
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Deduzione perdite su crediti: no alla scelta dell’anno comodo
L'Agenzia delle Entrate ha contestato a una società commerciale ricavi non dichiarati derivanti da finti finanziamenti dei soci e l'indebita deduzione perdite su crediti relative a debitori falliti o cancellati negli anni precedenti, ma dedotte solo successivamente. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che i versamenti dei soci in contanti, senza prova della loro reale disponibilità finanziaria, si presumono ricavi occulti. Inoltre, la deduzione perdite su crediti deve rispettare rigorosamente il principio di competenza temporale: le perdite vanno dedotte nell'anno in cui si acquista la certezza dell'irrecuperabilità (come la chiusura del fallimento o la cancellazione del debitore), e non quando il creditore dichiara di averne avuto conoscenza. La causa è stata rinviata alla Corte di Giustizia Tributaria per un nuovo esame.
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Deduzione perdite su crediti: rigore fiscale contro prudenza
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la deduzione di alcune perdite su crediti e la detrazione di costi per un appalto riqualificato come somministrazione illecita di manodopera. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Fisco. I giudici hanno chiarito che la deduzione perdite su crediti richiede elementi certi e precisi di irrecuperabilità e rispetta il principio di competenza temporale, non potendo essere giustificata dal solo criterio civilistico della prudenza. Inoltre, la Suprema Corte ha stabilito che, per accertare l'illecito utilizzo di manodopera, il giudice di merito deve valutare globalmente tutti gli indizi raccolti dall'ufficio, senza analizzarli in modo isolato o pretendere prove dirette impossibili. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Operazioni soggettivamente inesistenti: sì ai costi, no all’IVA
Un'azienda ha impugnato un avviso di accertamento che contestava l'indebita deduzione di costi e detrazione IVA per operazioni soggettivamente inesistenti, oltre alla deduzione di perdite su crediti. La Corte di Cassazione ha chiarito che i costi derivanti da operazioni soggettivamente inesistenti sono deducibili se effettivamente sostenuti e in assenza di reati non colposi, anche se l'acquirente era consapevole della frode. Riguardo alle perdite su crediti, la Corte ha stabilito che non è obbligatorio tentare prima un'azione esecutiva infruttuosa se la perdita risulta da elementi certi e precisi. Al contrario, la detrazione IVA rimane esclusa se il contribuente non dimostra di aver usato la massima diligenza per evitare la frode. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame.
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Condono fiscale: la società chiude la lite e ferma il fisco
Una società riceveva un avviso di accertamento per l'anno 2003 relativo a perdite su crediti ritenute indeducibili dal fisco. Dopo la decisione favorevole della Commissione Tributaria Regionale, l'Agenzia delle Entrate proponeva ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, la società presentava domanda di definizione agevolata ai sensi del decreto-legge n. 119 del 2018, pagando la prima rata. L'ufficio finanziario confermava la regolarità della procedura. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessata materia del contendere a seguito del perfezionamento del condono fiscale. Le spese di lite sono state compensate tra le parti.
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Deducibilità e perdite su crediti: l’Azienda batte il fisco
L'Azienda ha stipulato un contratto commerciale con un operatore estero, accumulando un forte credito. Per recuperare liquidità, ha attivato un'operazione finanziaria con una consociata, garantendo il finanziamento con una fideiussione. Successivamente, il credito è stato ceduto a una banca con formula pro soluto. Per liberarsi dalla pesante garanzia, l'Azienda ha pagato una commissione, deducendola fiscalmente. L'Agenzia delle Entrate ha contestato la deduzione per mancanza di inerenza. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Azienda, confermando la deducibilità del costo. I giudici hanno stabilito che l'operazione era pienamente inerente all'attività d'impresa, poiché diretta a eliminare un rischio finanziario gravoso e a ripulire il bilancio. Pertanto, la commissione pagata rientra legittimamente tra le perdite su crediti deducibili, in quanto supportata da ragioni di convenienza economica certe e precise.
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Deduzione perdite su crediti: perché la truffa non dà sconti
L'Azienda ha richiesto il rimborso delle imposte Ires e Irap versate in eccedenza, sostenendo di aver subito una perdita su crediti a causa di una truffa subita per una fornitura mai avvenuta. L'Agenzia delle Entrate ha rifiutato il rimborso, contestando la mancanza dei requisiti di certezza e precisione per la deduzione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del fisco, stabilendo che la deduzione perdite su crediti richiede prove rigorose. Non basta un precedente accordo con il fisco per un altro anno d'imposta: il contribuente deve dimostrare gli elementi certi e precisi che giustificano l'irrecuperabilità del credito. La sentenza è stata cassata con rinvio alla Corte di giustizia tributaria per un nuovo esame.
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Deducibilità delle perdite su crediti: transazione senza cifre
Una società cede la propria azienda per 75.000 euro, ma l'acquirente ne versa solo 11.000. La società dichiara una perdita di 64.000 euro, che l'Agenzia delle Entrate contesta ritenendola non deducibile. La Cassazione rigetta il ricorso della contribuente, confermando che la deducibilità delle perdite su crediti richiede la prova di elementi certi e precisi sull'effettiva e definitiva irrecuperabilità della somma. Nel caso specifico, i documenti presentati, tra cui una relazione professionale e un accordo transattivo privo dell'indicazione della contropartita economica ricevuta, non sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare l'esatto ammontare e la definitività della perdita. Di conseguenza, la contribuente perde la causa e viene condannata al pagamento delle spese di giudizio.
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Perdite su crediti: la Cassazione frena le deduzioni senza prove
L'Amministrazione Finanziaria ha contestato a un'azienda la deduzione di ingenti somme per perdite su crediti relative all'anno d'imposta 2004. Tra queste, spiccavano i crediti svalutati verso una cooperativa fallita e altri crediti ritenuti inesigibili. I giudici di merito avevano dato ragione all'azienda, ma la Cassazione ha parzialmente accolto il ricorso del Fisco. La Suprema Corte ha stabilito che la sentenza d'appello era nulla per motivazione apparente limitatamente a una parte dei crediti inesigibili, poiché il giudice d'appello si era limitato ad affermare la presenza di prove senza specificare quali fossero. La causa è stata quindi rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado per un nuovo esame su questo punto, mentre è stata confermata la deduzione per i crediti legati alla cooperativa fallita.
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Recesso associato: costo non deducibile se manca la prova
La Corte di Cassazione nega la deducibilità del costo sostenuto da uno studio associato per liquidare un professionista uscente. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la natura della spesa, considerandola un'anticipazione di utili non deducibile. Lo studio non è riuscito a fornire la prova rigorosa che si trattasse di una perdita su crediti, come invece sosteneva. La sentenza stabilisce un principio chiaro: in assenza di elementi certi e precisi che giustifichino la spesa, la deducibilità del costo per il recesso dell'associato deve essere esclusa. Vince quindi l'Agenzia delle Entrate.
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Deducibilità Perdite su Crediti: Azienda Vince contro il Fisco
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della deducibilità perdite su crediti operata da un'azienda nell'anno in cui ha avuto prova certa dell'impossibilità di recupero, anche senza una formale dichiarazione di fallimento del debitore. Il caso riguardava crediti verso un consorzio pubblico in liquidazione e una società la cui proposta di concordato era stata respinta. L'Agenzia delle Entrate contestava la tempistica della deduzione, ritenendola prematura. La Corte ha invece stabilito che elementi oggettivi, come l'esito negativo di un arbitrato o l'inammissibilità di un concordato, sono sufficienti a dimostrare la perdita e a giustificarne la deduzione fiscale. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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Perdite su crediti verso controllata: Fisco nega, Cassazione apre
L'Agenzia delle Entrate nega a una società la deducibilità di una perdita su un credito vantato verso un'altra azienda da essa stessa controllata al 98%. Secondo il Fisco, si tratterebbe di un 'finanziamento a se stessa' e non di una vera perdita. La Corte di Cassazione ribalta questa visione, stabilendo un principio chiave sulla deducibilità perdite su crediti infragruppo. I giudici chiariscono che il rapporto di controllo non annulla la distinta identità legale delle due società. Se la società creditrice fornisce prove concrete dell'esistenza del credito e della sua definitiva impossibilità di incasso, la perdita è deducibile. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, rinviando il caso a un nuovo giudice.
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Deducibilità costi fatture generiche: la Cassazione dice no
La Corte di Cassazione nega la deducibilità costi fatture generiche a un'azienda. Il Fisco aveva contestato fatture che descrivevano i lavori con un semplice riferimento a un contratto, senza specificare le prestazioni eseguite. I giudici hanno confermato che una fattura, per essere valida ai fini fiscali, deve indicare con precisione natura, qualità e quantità dei servizi. L'azienda non ha fornito documenti integrativi sufficienti a colmare tale genericità. La Corte ha inoltre confermato l'indeducibilità di una perdita su crediti, poiché la società non ha dimostrato le valide ragioni economiche della rinuncia al recupero del credito. L'Azienda ha perso il ricorso e dovrà pagare le spese legali.
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Perdita su crediti: no alla deduzione se si scambia il certo per l’incerto
L'Agenzia delle Entrate contesta la deducibilità di una perdita su crediti a una società. L'operazione è considerata antieconomica perché l'azienda ha rinunciato a un credito IVA certo ed esigibile verso una sua controllata. In cambio, ha accettato un credito litigioso e di incerta riscossione che la controllata vantava verso un ente pubblico. Secondo il Fisco, questa scelta, priva di logica imprenditoriale, non giustifica la deduzione del costo. La Corte di Cassazione, investita della questione, ha sospeso il giudizio in attesa della definizione di una procedura di sanatoria fiscale richiesta dalla società, rinviando la decisione finale sul merito della controversia.
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Deducibilità perdita su crediti: sì anche senza azioni legali
Una società si vede contestare dall'Amministrazione Finanziaria la deducibilità della perdita su crediti vantati verso due debitori. L'azienda aveva provato l'inesigibilità tramite assegni protestati, inattività e cessazione delle società debitrici, risultate prive di beni. Il Fisco riteneva invece necessarie le azioni esecutive. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'azienda, stabilendo un principio fondamentale: per la deducibilità perdita su crediti non è indispensabile l'azione legale. La prova della perdita definitiva può essere fornita anche con altri 'elementi certi e precisi', come la comprovata insolvenza e irreperibilità del debitore. L'azienda ha quindi vinto la causa.
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Impugnazione cartella 36-bis: fattura non pagata, tasse dovute
Un imprenditore riceve una cartella di pagamento per tasse su fatture emesse ma mai incassate. Tenta l'impugnazione della cartella 36-bis per contestare l'esistenza stessa del reddito. La Corte di Cassazione respinge il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: la cartella emessa a seguito di controllo automatizzato può essere contestata solo per vizi propri e non per questioni di merito. Il contribuente avrebbe dovuto, invece, dedurre la perdita sul credito inesigibile in una dichiarazione successiva. La Corte ha inoltre confermato le sanzioni, chiarendo che le difficoltà economiche non giustificano l'omesso versamento delle imposte.
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