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Ordine Di Espulsione Dello Straniero

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Mancano le prove: cade l’ordine di espulsione dello straniero
Un cittadino straniero è stato condannato al pagamento di una multa per il reato di inottemperanza all'ordine del Questore di lasciare il Paese. La condanna si basava esclusivamente sul contenuto di una sentenza del TAR che aveva rigettato un ricorso amministrativo legato al permesso di soggiorno. Gli atti materiali del processo penale non contenevano però né il formale ordine di espulsione dello straniero emesso dal Prefetto né l'ordine del Questore. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'imputato, stabilendo che la responsabilità penale non può basarsi su mere presunzioni o richiami indiretti. La Suprema Corte ha annullato la sentenza di condanna e rinviato il caso al giudice di merito per un nuovo esame probatorio.
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Ordine di espulsione dello straniero: impronte contro parole
Lo Straniero è stato condannato dal Giudice di pace per non aver rispettato l'ordine di espulsione dello straniero emesso dal Questore, che gli imponeva di lasciare il territorio italiano entro sette giorni. Lo Straniero ha proposto ricorso in Cassazione contestando la propria identificazione al momento della notifica (avvenuta tramite impronte digitali AFIS) e la mancata applicazione della particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove già esaminate nel merito e che l'identificazione tramite rilievi fotosegnaletici era certa. Inoltre, l'esclusione della tenuità del fatto è stata ritenuta corretta e motivata. Lo Straniero è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Ordine di espulsione dello straniero: ricorso inutile costa caro
Il Giudice di Pace di Roma ha condannato Lo Straniero a una multa di quindicimila euro per non aver rispettato l'ordine di espulsione dello straniero emesso dal Questore. Lo Straniero ha proposto ricorso lamentando la mancata notifica del verbale in cui veniva corretto il capo di imputazione e il mancato riconoscimento della continuazione tra reati. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la correzione formale dell'imputazione non ha modificato la sostanza dell'accusa e non è stata contestata tempestivamente dalla difesa. Inoltre, essendo stato contestato un solo reato, non era applicabile alcuna continuazione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ordine di espulsione dello straniero: reato restare in Italia
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero condannato per non aver rispettato l'ordine di espulsione dello straniero. Lo straniero, privo di permesso di soggiorno, era stato espulso dal Prefetto con l'intimazione a lasciare l'Italia entro sette giorni, ma vi si era trattenuto senza giustificato motivo. La difesa lamentava la mancata comunicazione di avvio del procedimento amministrativo. La Suprema Corte ha chiarito che l'espulsione per mancanza di titolo di soggiorno è un atto vincolato che non richiede la comunicazione preventiva di avvio, data l'urgenza della procedura. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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