L'imputato custodiva nella propria abitazione un ordigno artigianale, noto comunemente come bomba carta. I giudici di merito hanno qualificato il fatto come grave delitto di detenzione illegale di esplosivi, escludendo la semplice contravvenzione per omessa denuncia di materie esplodenti. La perizia tecnica dell'artificiere ha accertato la natura micidiale del manufatto per via della sua elevata potenza dirompente. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna, respingendo l'impugnazione dell'uomo. I giudici di legittimità hanno chiarito che per integrare il reato è sufficiente il dolo generico, consistente nella sola volontà cosciente di detenere il materiale senza autorizzazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando l'imputato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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