Definizione
Capacità di una condotta di ledere o mettere in pericolo il bene giuridico protetto dalla norma penale.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 217 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 68% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 18%
- Rigettato 11%
- Inammissibile 68%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 775%
- Penale Sez. 616%
- Penale Sez. 59%
Precedenti più richiamati
- Cass. S.U. 28605/2008in 5 provvedimenti
- Cass. 37834/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 5107/2018in 5 provvedimenti
- Cass. 1428/2017in 8 provvedimenti
- Cass. 39977/2013in 6 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un imputato ha proposto ricorso per cassazione contro la condanna per il delitto di istigazione alla corruzione. L'uomo ha contestato la serietà dell'offerta e l'offensività della condotta. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'imputato ha riproposto le stesse censure già esaminate e respinte dalla Corte d'appello e ha introdotto motivi nuovi mai sollevati nel precedente grado di giudizio. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, rendendo definitiva la condanna.
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Un automobilista ha opposto un netto rifiuto ai controlli clinici richiesti dalle forze dell'ordine dopo essere stato fermato alla guida in evidente stato di alterazione. L'uomo ha ammesso spontaneamente l'assunzione di droga e ha consegnato la sostanza rimasta, sostenendo che tale confessione rendesse del tutto superfluo l'esame sanitario. La difesa ha quindi invocato l'esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva. I giudici hanno stabilito che il rifiuto accertamento stupefacenti si configura pienamente anche a fronte della confessione del conducente. Le dichiarazioni spontanee non possono sostituire gli esami tecnici, necessari per determinare l'esatta sostanza e il livello di alterazione. Rilevato l'elevato pericolo per la sicurezza stradale, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'imprenditore non ha esibito i registri fiscali durante una verifica tributaria. I verificatori hanno ricostruito il volume di affari tramite fatture e dati ottenuti da soggetti terzi. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per occultamento di scritture contabili, respingendo il ricorso presentato dal contribuente. I giudici hanno chiarito che il reato sussiste anche se il Fisco recupera la contabilità aliunde (presso altre fonti). Inoltre, trattandosi di un reato permanente, la prescrizione inizia a decorrere solo dal momento della verifica fiscale e non dalla scadenza degli adempimenti tributari. Il ricorso inammissibile ha precluso la dichiarazione della prescrizione maturata successivamente alla sentenza di appello.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un cittadino straniero per possesso di documenti falsi e strumenti per la contraffazione di banconote. L'imputato lamentava la violazione del diritto all'interprete nel processo penale e la mancata traduzione degli atti, sostenendo inoltre che il passaporto alterato integrasse un falso grossolano. I giudici hanno chiarito che lo status di straniero non attribuisce automaticamente il diritto alla traduzione. La conoscenza della lingua italiana si può desumere da elementi concreti come la firma di contratti di locazione, la presenza prolungata in Italia e l'aver reso dichiarazioni in italiano senza richiedere assistenza. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile.
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Un uomo coltivava nella propria abitazione sei piante di cannabis alte circa due metri e deteneva rami essiccati con marijuana. La difesa ha invocato l'uso personale e la mancanza di offensività, chiedendo la non punibilità. Tuttavia, le indagini telefoniche hanno dimostrato cessioni continuative a terzi acquirenti. La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per coltivazione di stupefacenti di lieve entità. I giudici hanno chiarito che la coltivazione domestica non costituisce reato solo se minima e rudimentale, senza alcun legame con il mercato dello spaccio. L'abitualità dello spaccio ha escluso anche la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese legali.
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L'Imputato è stato trovato in possesso di diciannove grammi di cocaina, dai quali era possibile ricavare cinquantanove dosi singole. Nonostante l'inquadramento nella fattispecie dello spaccio di lieve entità, la Corte d'Appello ha confermato una sanzione commisurata all'elevato numero di dosi ricavabili, ritenuto indice di elevata gravità. L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un difetto di motivazione sulla determinazione della pena. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché ripetitivo di argomentazioni già correttamente respinte. Il giudice di merito ha motivato in modo logico applicando i criteri di legge. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Un individuo è stato condannato per addestramento al terrorismo (art. 270-quinquies c.p.). La Corte di Cassazione ha confermato la sua responsabilità. L'Imputato aveva contestato la sentenza, sostenendo un travisamento delle prove e l'assenza di un dolo specifico. Tuttavia, la Corte ha ritenuto che i suoi viaggi in Turchia, i contatti con persone legate al terrorismo e le sue dichiarazioni a un co-detenuto dimostrassero comportamenti materiali e univocamente diretti alla commissione di atti terroristici. Non si trattava di una mera adesione ideologica. Il ricorso è stato rigettato, confermando la condanna.
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L'Imputata è stata condannata nei gradi di merito per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti, essendo stata trovata in possesso di oltre 100 grammi di cocaina e più di un chilogrammo di marijuana. Il suo difensore ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo in modo generico la violazione del principio del ragionevole dubbio e la mancanza di offensività del fatto, senza articolare alcuna critica specifica alla sentenza d'appello. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della genericità delle contestazioni. Di conseguenza, L'Imputata ha perso il giudizio ed è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per traffico di stupefacenti. L'imputato chiedeva la riqualificazione del reato come "lieve entità reato stupefacenti", sostenendo di aver solo trasportato la droga. La Corte ha ribadito che la valutazione della "lieve entità" richiede un'analisi complessiva di tutti gli elementi, inclusi quantità e qualità della sostanza. Nel caso specifico, le 489 dosi di cocaina trasportate impedivano di considerare il fatto di lieve entità. La decisione conferma che la quantità di droga è un fattore determinante per escludere la minore gravità del reato. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Un cittadino è stato condannato per il porto di una pistola scacciacani senza tappo rosso idonea a sparare colpi a salve. Il condannato ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che l'oggetto fosse privo di offensività concreta e chiedendo una diversa valutazione delle caratteristiche tecniche dell'arma. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la contestazione proponeva unicamente una nuova valutazione dei fatti di merito, ignorando i consolidati principi giurisprudenziali sulla natura illecita delle armi giocattolo sprovviste del segnale rosso di sicurezza. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali e di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.
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Quattro lavoratori sono stati sorpresi dalle forze dell'ordine mentre innaffiavano e interravano migliaia di piante di marijuana all'interno di una vasta piantagione. I difensori hanno proposto ricorso sostenendo l'assenza di consapevolezza degli imputati, al loro primo giorno di lavoro, e contestando la mancanza di analisi sul principio attivo delle piante. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che la coltivazione di sostanze stupefacenti sussiste anche se le piantine sono alle prime fasi di crescita, purché appartengano alla specie botanica idonea a produrre droga. Inoltre, la presenza diffusa di piante adulte e strutture organizzate rendeva del tutto palese il tipo di attività svolta, confermando la piena consapevolezza dei soggetti. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Un automobilista ha noleggiato una vettura e l'ha consegnata a un terzo, il quale ha causato un incidente stradale con lesioni personali ed è scappato. L'imputato ha poi dichiarato il falso alle autorità per non rivelare le generalità del conducente, commettendo il reato di favoreggiamento personale. Il giudice di primo grado ha assolto l'uomo applicando la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, valutando la sua incensuratezza e la presunta lieve entità della condotta. Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso in Cassazione evidenziando il grave ostacolo arrecato alle indagini. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, chiarito che il silenzio prolungato ha impedito l'identificazione del responsabile e annullato la sentenza con rinvio per un nuovo giudizio.
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L'Imputato subiva una condanna per il reato di estorsione di duecentocinquanta euro. Il suo difensore chiedeva la riduzione della pena invocando l'attenuante lieve entità estorsione, introdotta da una pronuncia della Corte Costituzionale. La Corte d'Appello dichiarava la richiesta tardiva e infondata, limitandosi a considerare la somma estorta. L'Imputato ricorreva quindi in Cassazione. I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso, chiarificando due elementi fondamentali: la richiesta tramite motivi aggiunti era tempestiva poiché presentata alla prima occasione utile dopo la sentenza costituzionale; inoltre, la valutazione della lieve entità non deve limitarsi al solo danno economico, ma deve analizzare l'intero contesto dell'azione, l'assenza di organizzazione e la modesta entità della minaccia. La Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente all'attenuante, rinviando il caso per un nuovo giudizio.
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L'imputato ha minacciato una vittima con un coltello a serramanico per sottrarle denaro, prospettando violenza sessuale e morte. I giudici di merito hanno condannato l'aggressore escludendo l'attenuante per fatto di lieve entità introdotta dalla giurisprudenza costituzionale. L'uomo ha proposto ricorso per cassazione lamentando il mancato riconoscimento dello sconto di pena. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. L'imputato ha riproposto le medesime censure dell'appello senza contestare la logica della sentenza impugnata. La gravità delle minacce e l'uso dell'arma impediscono di qualificare la condotta come lieve. La Suprema Corte ha condannato il ricorrente alle spese e al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un cittadino sottoposto a misura di prevenzione ha subito una condanna per il reato di violazione della sorveglianza speciale. L'uomo si trovava presso l'abitazione dello zio durante l'orario in cui aveva l'obbligo di rimanere nella propria dimora. La difesa ha sostenuto l'assenza di reato per mancata offensività della condotta, evidenziando che la casa dello zio confinava direttamente con la sua. La Corte di Cassazione ha respinto la tesi difensiva e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la vicinanza della casa non attenua la gravità dell'illecito penale. Conta esclusivamente l'inottemperanza formale all'ordine del magistrato. La Suprema Corte ha confermato la condanna e ha disposto il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per traffico di stupefacenti a carico di un imputato, respingendo la richiesta di derubricazione nel reato di spaccio di lieve entità. La difesa sosteneva il ruolo marginale del soggetto, privo di legami con la criminalità organizzata e rivolto a pochi acquirenti abituali. Tuttavia, i giudici hanno evidenziato la vendita continuativa di oltre 2700 dosi di cocaina e crack nell'arco di quattro anni, con guadagni stimati in almeno 60.000 euro. Tale continuità temporale e l'efficienza logistica dimostrano una solida capacità organizzativa, incompatibile con la minima offensività richiesta dalla fattispecie attenuata.
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Tre individui hanno subito una condanna per il trasporto illecito di un ingente quantitativo di rifiuti, compresi materiali altamente inquinanti. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione contestando il mancato riconoscimento della particolare tenuità del fatto e sostenendo la natura occasionale e non abituale della loro condotta. La Suprema Corte ha dichiarato i ricorsi inammissibili. I giudici hanno chiarito che la non punibilità richiede due requisiti congiunti: la minima offensività della condotta e la non abitualità del comportamento. Nel caso esaminato, l'elevata gravità del danno ambientale e il consistente volume di sostanze pericolose escludono a monte l'esiguità dell'offesa. Di conseguenza, l'assenza di precedenti condotte abituali diventa del tutto irrilevante. I ricorrenti dovranno pagare le spese processuali e versare tremila euro ciascuno alla Cassa delle Ammende.
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Un automobilista subisce una condanna penale per essersi messo alla guida con patente revocata molti anni prima, avendo ricevuto dalla Questura un avviso orale semplice. I giudici di merito ritengono integrato il reato speciale previsto dal codice antimafia per chi viola i divieti durante una misura di prevenzione. L'imputato ricorre in Cassazione contestando la natura del provvedimento del Questore. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla la sentenza senza rinvio per insussistenza del fatto. Il tema centrale riguarda il rapporto tra guida senza patente e avviso orale privo di prescrizioni aggiuntive. Tale invito non costituisce una vera misura restrittiva e la revoca della patente non derivava affatto dall'avviso, degradando l'episodio a mero illecito amministrativo.
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La Corte d'Appello ha condannato un imputato alla pena di tre anni di reclusione e oltre diciassettemila euro di multa per il reato di spaccio di sostanze stupefacenti. L'imputato ha presentato ricorso in Cassazione per ottenere la riqualificazione del fatto nella più attenuata ipotesi di spaccio di lieve entità. I Giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha chiarito che l'attività non era occasionale bensì organizzata con caratteri di continuità e professionalità. I magistrati devono compiere una valutazione complessiva su mezzi, modalità della condotta e purezza della droga. La presenza di un solo elemento sintomatico di una condotta strutturata esclude l'attenuazione della pena. L'imputato deve quindi scontare la pena principale e pagare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione per ottenere il riconoscimento del fatto di lieve entità in un procedimento per spaccio di sostanze stupefacenti. L'uomo sosteneva che i contanti trovati in casa derivassero dal proprio lavoro di imbianchino. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno evidenziato la presenza di 728 dosi singole di hashish, la tecnica professionale di occultamento e la presenza di somme divise in mazzette senza alcuna documentazione lavorativa. La valutazione globale della condotta esclude la minima offensività penale necessaria per concedere la riduzione di pena. Di conseguenza, L'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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