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Obbligo Di Presentazione

Definizione

Misura accessoria al Daspo che impone al destinatario di presentarsi presso un ufficio di polizia durante lo svolgimento delle manifestazioni sportive per cui vige il divieto.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 143 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 67% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 67%
  • Rigettato 12%
  • Inammissibile 20%
  • Altro 1%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2024 2025 2026

Sezioni

  • Penale Sez. 395%
  • Penale Sez. 74%
  • Penale Sez. 61%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 13543/2022in 3 provvedimenti
  • Cass. 2862/2014in 12 provvedimenti
  • Cass. 5624/2016in 10 provvedimenti
  • Cass. 52437/2017in 6 provvedimenti
  • Cass. 20143/2010in 15 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lavoro serale e obbligo di presentazione DASPO: c’è la revoca
Un tifoso colpito da divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma in commissariato ha trovato lavoro come operatore ecologico. I turni lavorativi serali coincidevano perfettamente con gli orari delle partite della squadra, rendendo impossibile l'adempimento della misura e riducendo il rischio di reati. Il giudice per le indagini preliminari ha respinto la richiesta di revoca della prescrizione accessoria, ritenendo il lavoro irrilevante. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato: l'assunzione con orari incompatibili costituisce un fatto nuovo idoneo a modificare le condizioni originarie. Il giudice di merito deve valutare concretamente se l'attività lavorativa impedisca la violazione della misura. Per questo motivo, la Suprema Corte ha annullato l'ordinanza e ha disposto un nuovo esame sulla richiesta di revoca obbligo di presentazione DASPO.
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Revoca obbligo di presentazione DASPO: novità sul lavoro e rinvio
Un tifoso ha ricevuto un divieto di accesso alle manifestazioni sportive per cinque anni con obbligo di firma in questura. Dopo due anni di rigoroso rispetto delle prescrizioni, l'interessato ha trovato lavoro stabile in Sardegna con regolare contratto e trasferimento di residenza. La nuova situazione geografica e l'impeccabile condotta rendevano impossibile la violazione del divieto. L'uomo ha quindi richiesto la revoca obbligo di presentazione DASPO. Il Giudice per le indagini preliminari ha respinto l'istanza ritenendo la misura immodificabile per via di un precedente DASPO. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato e ha annullato la decisione impugnata. Il giudice deve sempre esaminare in concreto i fatti nuovi sopravvenuti e rivalutare l'effettiva pericolosità sociale del soggetto.
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Convalida del DASPO: invio PEC e rispetto dell’obbligo di firma
La Questura ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma, dopo averlo fermato vicino allo stadio insieme a persone in possesso di martelli e altri oggetti pericolosi. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura. Il tifoso ha proposto ricorso in Cassazione lamentando che il giudice non avesse esaminato la memoria difensiva inviata tramite PEC e contestando la frequenza delle firme. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che, nel rito urgente per la convalida del DASPO, chi invia memorie via PEC ha l'onere di verificare l'effettiva ricezione e l'inserimento dell'atto nel fascicolo del giudice. Inoltre, il dispositivo dell'ordinanza si limitava a confermare le prescrizioni della Questura senza alcun illegittimo aggravamento.
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DASPO urbano tra urgenza della misura e tutela difensiva
Un cittadino riceve un aggravamento del DASPO urbano con divieto triennale di accesso ai locali ed obbligo di presentazione periodica alla polizia. La difesa impugna la misura sostenendo la violazione del termine di quarantotto ore per la convalida del giudice e la mancata ostensione degli atti a seguito di istanza scritta. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il termine difensivo decorre dall'effettivo deposito del provvedimento in cancelleria e non dalla decisione in camera di consiglio, garantendo il rispetto delle quarantotto ore. Inoltre, data l'urgenza tipica delle misure di prevenzione, l'interessato deve esercitare il diritto di accesso recandosi direttamente di persona presso gli uffici competenti, non bastando una generica richiesta telematica. La misura resta pienamente valida ed esecutiva, con condanna del ricorrente alle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Violazione del DASPO e arresti domiciliari: la condanna
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna a un anno di reclusione e diecimila euro di multa inflitta a un soggetto per la violazione del DASPO. L'interessato non si era presentato presso il comando di polizia al termine di una partita di calcio. La difesa sosteneva l'impossibilità di adempiere all'obbligo a causa di una contemporanea misura di prevenzione, che gli imponeva di rimanere a casa dalle ore venti. I giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso. Il cittadino avrebbe dovuto attivarsi preventivamente, segnalando all'autorità competente la sovrapposizione dei due vincoli per ottenere una deroga o un coordinamento orario. A causa del rigetto del ricorso, il condannato dovrà pagare le spese del procedimento e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Convalida del DASPO: legittimo l’obbligo di firma
La Questura ha emesso a carico del Tifoso una misura di divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari ha confermato la misura tramite convalida del DASPO, motivando la decisione con la pericolosità desumibile da precedenti per reati contro la persona. Il difensore del Tifoso ha contestato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, eccependo l'omessa valutazione delle memorie difensive e dei decreti di assoluzione e archiviazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e inammissibile. Il giudice di merito può valutare le memorie difensive in forma concisa e l'obbligo di comparizione scatta automaticamente per i soggetti già colpiti da precedenti provvedimenti analoghi nel triennio.
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Convalida del DASPO: obbligo nullo senza 48 ore per la difesa
La Questura impone a cinque tifosi il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura cautelare prima che siano trascorse quarantotto ore dalla notifica del provvedimento agli interessati. I destinatari impugnano la decisione per lesione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO prima del decorso delle quarantotto ore viola il contraddittorio. Il giudice deve attendere la scadenza del termine per consentire ai difensori di depositare memorie e deduzioni. Di conseguenza, la Corte annulla senza rinvio l'ordinanza del giudice e dichiara inefficace l'obbligo di presentazione.
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Lite privata fuori dallo stadio: niente convalida del DASPO
La Questura imponeva il divieto di accesso alle manifestazioni sportive e l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria a un tifoso. L'uomo aveva litigato con un condomino per un presunto fumogeno acceso vicino allo stadio e aveva aggredito verbalmente un agente fuori servizio affacciato al balcone. Il Giudice per le Indagini Preliminari rifiutava la convalida dell'obbligo di firma: l'episodio costituiva una lite privata priva di legame diretto con la partita. La Procura impugnava la decisione sostenendo la matrice sportiva della violenza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici hanno confermato che la convalida del DASPO con prescrizioni richiede una pericolosità reale e collegata allo svolgimento delle gare, negando l'obbligo di firma per liti private estranee all'ordine pubblico sportivo.
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DASPO con obbligo di firma: fumogeno innocuo ma misura valida
La Corte di Cassazione ha confermato la piena legittimità del DASPO con obbligo di firma della durata di cinque anni imposto a un tifoso. L'uomo aveva acceso un fumogeno durante una partita di calcio per festeggiare un gol della propria squadra, lanciandolo sulla pista di atletica antistante gli spalti. La difesa sosteneva la particolare tenuità del fatto e la natura puramente folkloristica dell'atto, privo di danni effettivi o pericoli immediati. I giudici hanno invece ribadito che il lancio di materiale pirotecnico integra una pericolosità oggettiva e attuale. Il giudice della convalida può motivare il provvedimento richiamando gli accertamenti della Questura, soprattutto quando la persona presenta precedenti specifici per condotte analoghe.
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Convalida del DASPO annullata: senza orario decade l’obbligo
Il Questore imponeva a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria durante le partite della squadra di calcio. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento. Tuttavia, il cancelliere ometteva di indicare l'orario esatto del deposito dell'ordinanza di convalida. Tale omissione rendeva impossibile verificare il rispetto del termine di 48 ore a disposizione del difensore per presentare memorie scritte. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del cittadino. La mancata registrazione dell'orario lede il diritto di difesa e impedisce la convalida del DASPO nella parte relativa alla libertà personale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza senza rinvio, dichiarando del tutto inefficace l'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO senza orario: invalido l’obbligo di firma
Un tifoso ha ricevuto la notifica di un provvedimento di DASPO con obbligo di presentazione firmato dal Questore. Il Giudice per le indagini preliminari ha effettuato la convalida del DASPO senza specificare l'orario della propria decisione. Questa omissione ha reso impossibile verificare il rispetto del termine tassativo di quarantotto ore concesso dalla legge alla difesa per presentare memorie. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del cittadino, stabilendo che l'incertezza sull'orario di convalida viola il diritto di difesa. Per questo motivo, i giudici hanno annullato l'ordinanza nella parte relativa all'obbligo di firma, dichiarando inefficace tale prescrizione limitativa della libertà personale.
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Convalida del DASPO: è nulla se il giudice ignora la difesa
La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma presso la polizia. Il difensore inviava tempestivamente tramite PEC una memoria difensiva entro il termine di 48 ore. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento della Questura senza esaminare né menzionare le deduzioni difensive presentate. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'interessato. La Suprema Corte ha chiarito che la convalida del DASPO è illegittima se il magistrato omette l'esame della memoria difensiva, violando il diritto di difesa e il principio del contraddittorio sostanziale. Di conseguenza, i giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio e hanno sospeso l'efficacia dell'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: notifica tardiva e libertà ripristinata
La Questura impone a un tifoso il divieto di accedere agli stadi per cinque anni con l'obbligo di firma durante le partite. La notifica del provvedimento avviene il 16 maggio alle ore 16:44. Il Giudice per le indagini preliminari convalida la misura il 18 maggio senza specificare l'orario di deposito del decreto. Il difensore ricorre per Cassazione lamentando la violazione dei termini a difesa. La Suprema Corte accoglie il ricorso e stabilisce che la convalida del DASPO emessa prima del decorso di quarantotto ore dalla notifica lede i diritti difensivi. Di conseguenza, i giudici di legittimità annullano senza rinvio l'ordinanza e dichiarano privo di efficacia l'obbligo di presentazione.
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Convalida del DASPO: annullata la durata senza motivazione
Un tifoso riceve dal Questore un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma per cinque anni a seguito di disordini allo stadio. Il Giudice per le indagini preliminari convalida integralmente il provvedimento. Il tifoso propone ricorso in Cassazione contestando sia la sussistenza dei presupposti di pericolosità sociale sia l'assenza di motivazione sulla durata quinquennale dell'obbligo di firma. La Corte di Cassazione conferma la sussistenza della pericolosità del soggetto rilevata dai filmati. Tuttavia la Suprema Corte accoglie il ricorso sulla durata della misura preventiva. La Convalida del DASPO richiede infatti un'autonoma e specifica motivazione del giudice sulla congruità del termine imposto. Di conseguenza la Cassazione annulla l'ordinanza limitatamente alla durata dell'obbligo di presentazione e rinvia al giudice di merito per una nuova valutazione.
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Rapina impropria: la fuga violenta in auto trasforma il furto
Una donna sottrae merce da un supermercato e sale in auto per fuggire. Un agente di polizia fuori servizio tenta di fermarla infilando il braccio nel finestrino. La donna accelera bruscamente, trascinando l'agente per garantirsi la fuga con i beni sottratti. Il Tribunale applica la misura cautelare dell'obbligo di firma alla polizia per il reato di rapina impropria. La donna ricorre in Cassazione sostenendo che si tratti di semplice furto, poiché la violenza è avvenuta dopo l'impossessamento della merce. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. I giudici chiariscono che la rapina impropria sussiste anche se la violenza avviene a breve distanza temporale e spaziale dal furto, purché vi sia un'unica azione diretta a mantenere il possesso della merce o a procurarsi l'impunità. La misura cautelare viene confermata integralmente.
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Adeguamento misura cautelare: no a restrizioni più severe
Un cittadino sottoposto in Romania a una misura cautelare di sorveglianza con firma settimanale si è visto applicare in Italia restrizioni molto più severe. La Corte d'Appello, nel recepire l'ordine estero, ha aggiunto l'obbligo di dimora e ha triplicato le firme settimanali. L'interessato ha proposto ricorso in Cassazione denunciando l'illegittimità di tale inasprimento. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, evidenziando che l'adeguamento misura cautelare disposta da uno Stato dell'Unione Europea non può mai tradursi in un aggravamento delle prescrizioni originarie. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato l'ordinanza impugnata e ha rinviato la causa alla Corte d'Appello per una nuova decisione rispettosa dei limiti fissati dalla legge.
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Violazione del DASPO: condanna e ricorso inammissibile
Un cittadino ha subito una condanna penale per la reiterata violazione del DASPO. L'imputato non si è presentato presso l'ufficio di Polizia di Stato durante le manifestazioni sportive per oltre due mesi consecutivi. L'uomo ha impugnato la sentenza d'appello dinanzi alla Corte di Cassazione, chiedendo l'applicazione della particolare tenuità del fatto e la concessione delle circostanze attenuanti. I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile. La Suprema Corte ha evidenziato che la condotta omissiva è stata sistematica e l'imputato presentava già un precedente specifico. La Corte ha quindi confermato la condanna penale e ha sanzionato il ricorrente con il pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Armi allo stadio: confermata la convalida del DASPO
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della convalida del DASPO emesso dal Questore per due anni con obbligo di firma. La vicenda riguarda un tifoso fermato vicino allo stadio prima di un incontro internazionale mentre impugnava, insieme ad altri individui, oggetti atti a offendere come martelli, un mattarello e una cintura. Il destinatario della misura contestava la mancanza di urgenza, il mancato avviso di inizio procedimento e l'omessa motivazione sulla durata biennale del divieto. I giudici supremi hanno rigettato il ricorso. La Corte ha chiarito che l'urgenza deriva dal calendario calcistico in corso e che la durata fissata sotto la media edittale non necessita di una motivazione analitica particolare.
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Nuova società ma vecchio divieto: niente violazione del DASPO
Un tifoso riceveva un provvedimento di divieto con obbligo di firma per le partite di una determinata società calcistica. Successivamente, a causa del fallimento del club originario, nasceva una nuova società sportiva cittadina. La Questura comunicava una semplice estensione dell'obbligo alla nuova squadra, senza richiedere la necessaria convalida dell'autorità giudiziaria. I giudici territoriali condannavano l'interessato per la violazione del DASPO a causa della mancata presentazione alla polizia. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste. Il principio di tassatività impedisce l'estensione automatica del divieto a una diversa associazione sportiva senza un nuovo provvedimento ritualmente convalidato dal giudice.
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Convalida del DASPO: il giudice ignora la memoria difensiva
La Questura imponeva a un cittadino il divieto di accesso alle manifestazioni sportive con l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria. Il difensore trasmetteva una memoria difensiva via PEC entro le quarantotto ore previste dalla legge. Il Giudice per le indagini preliminari convalidava il provvedimento prima della scadenza del termine temporale e ometteva qualsiasi valutazione delle deduzioni difensive scritte. La Corte di Cassazione ha stabilito che la convalida del DASPO è viziata quando il giudice ignora una memoria difensiva tempestiva contenente elementi decisivi per ricostruire i fatti. I Supremi Giudici hanno annullato l'ordinanza con rinvio al Tribunale e hanno sospeso l'obbligo di presentazione imposto al destinatario.
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