Definizione
Misura cautelare che impone all'indagato di non allontanarsi dal territorio di un determinato comune senza l'autorizzazione del giudice.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 180 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 58% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 19%
- Rigettato 23%
- Inammissibile 58%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 640%
- Penale Sez. 235%
- Penale Sez. 325%
Precedenti più richiamati
- Cass. 37302/2021in 22 provvedimenti
- Cass. 3664/2012in 6 provvedimenti
- Cass. 44502/2015in 6 provvedimenti
- Cass. 36231/2016in 10 provvedimenti
- Corte cost. 215/1999in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Il Tribunale del riesame confermava la misura della custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di plurime cessioni continuative di cocaina. L'indagato proponeva ricorso per Cassazione, sostenendo che gli arresti domiciliari con braccialetto elettronico fossero adeguati in virtù della sua incensuratezza e di una parziale collaborazione investigativa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni ammissive dell'indagato costituivano una mera strategia difensiva, incapace di identificare il fornitore. L'attività illecita era continuata perfino dopo una precedente violazione dell'obbligo di dimora, svolgendosi nell'abitazione familiare con il concorso della coniuge. La custodia cautelare in carcere è risultata l'unica misura proporzionata alla pericolosità sociale dell'indagato, condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Un uomo indagato per furti pluriaggravati, ricettazione e indebito utilizzo di carte di pagamento ottiene dal Tribunale del Riesame la sostituzione della custodia cautelare dal carcere all'obbligo di dimora, con rientro notturno e firma periodica. I giudici considerano sufficienti queste prescrizioni alla luce della confessione dell'indagato e della gravità non estrema dei fatti. Il Pubblico Ministero impugna l'ordinanza sostenendo l'inefficacia delle misure prescelte contro il pericolo di recidiva, poiché i reati avvenivano di giorno nello stesso comune. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. Il Pubblico Ministero ha infatti contestato la valutazione di merito del giudice anziché dimostrare una reale violazione di legge o una motivazione illogica, confermando così la libertà vigilata dell'indagato.
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I giudici hanno applicato a un indagato l'obbligo di dimora con divieto di uscire di casa nelle ore notturne per il trasporto retribuito di un chilo di cocaina. La difesa ha impugnato la misura cautelare davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo l'occasionalità della condotta e l'assenza di un effettivo pericolo di reiterazione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Il giudice della cautela non deve attendere un'imminente occasione di nuovo delitto per limitare la libertà del soggetto. La gravità del fatto, la vicinanza temporale e il compenso pattuito giustificano l'esigenza di allontanare l'indagato dalle dinamiche criminali. L'interessato perde il ricorso e deve versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'aggravamento della sorveglianza speciale per stalking con l'aggiunta dell'obbligo di dimora a carico di un individuo già condannato per atti persecutori contro l'ex compagna. Il destinatario della misura aveva prima rifiutato il braccialetto elettronico, provocando il raddoppio della durata della misura stessa, e in seguito aveva aggredito le forze dell'ordine durante un controllo. La Suprema Corte ha respinto il ricorso del prevenuto: la violazione delle regole e la condotta violenta verso i pubblici ufficiali dimostrano la totale insensibilità alle prescrizioni e una pericolosità sociale attuale ed ingravescente. I giudici hanno ritenuto pienamente legittimo il confinamento nel comune di residenza per tutelare l'incolumità della persona offesa.
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Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale ha chiesto lo spostamento del proprio obbligo di dimora in un altro comune. La richiesta era motivata dalla necessità di ristrutturare la propria abitazione e di assistere la compagna gravemente malata, oltre alla richiesta di autorizzazione a recarsi fuori comune per lavoro. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo adeguato il supporto psicologico già garantito alla donna. Il soggetto ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nelle misure di prevenzione il controllo di legittimità riguarda solo la totale mancanza di motivazione o la violazione di legge, escludendo contestazioni sulla semplice illogicità. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Indagato, accusato di traffico di stupefacenti (art. 73 DPR 309/90), ha visto la sua custodia cautelare in carcere sostituita con l'obbligo di dimora. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la nullità dell'interrogatorio di garanzia, l'insufficienza degli indizi di colpevolezza e l'inadeguatezza delle misure cautelari. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo sull'interrogatorio, ma ha accolto gli altri due. Ha ritenuto la motivazione del Tribunale del riesame carente sia sulla gravità degli indizi, sia sull'attualità delle esigenze cautelari. La sentenza ha annullato l'ordinanza e rinviato il caso per un nuovo giudizio sulle misure cautelari.
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Un Giudice per le Indagini Preliminari aveva sostituito gli arresti domiciliari di un Ricorrente con l'obbligo di dimora e una misura interdittiva. Il Ricorrente ha presentato ricorso contro questa decisione, ma successivamente ha comunicato la sua rinuncia al ricorso penale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La rinuncia al ricorso penale comporta, per il Ricorrente, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una somma di 500 euro in favore della Cassa delle ammende, poiché la legge non distingue le cause di inammissibilità.
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Un individuo ha impugnato l'ordinanza del Tribunale che aveva confermato l'obbligo di dimora, una misura cautelare applicata per reati di riciclaggio e autoriciclaggio. Il ricorso alla Corte di Cassazione è stato dichiarato inammissibile. La Suprema Corte ha ribadito che il ricorso era manifestamente infondato e aspecifico, poiché riproponeva argomenti già esaminati e rigettati nei gradi precedenti, senza presentare elementi nuovi. Si era formato un "giudicato cautelare" sulle questioni sollevate, rendendo l'Inammissibilità ricorso cautelare inevitabile.
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Un soggetto, accusato di spaccio di stupefacenti, ha ricevuto un obbligo di dimora. Il Tribunale del Riesame ha confermato questa misura cautelare. L'indagato ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul pericolo di reiterazione del reato, sostenendo che un precedente di dieci anni fa non bastasse e che non vi fossero rischi di fuga o inquinamento delle prove. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che la professionalità nello spaccio, gli strumenti trovati, il denaro, la varietà di droga e il precedente specifico giustificassero pienamente il pericolo di reiterazione, confermando la legittimità delle misure cautelari applicate.
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L'Imputato ha richiesto la revoca o modifica dell'obbligo di dimora sostenendo che la derubricazione del reato e misura cautelare da tentato omicidio a lesioni personali avesse ridotto la gravità del fatto. La difesa ha anche invocato il tempo trascorso, presunte confessioni e risarcimenti. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la misura. I giudici hanno chiarito che la gravità concreta della condotta violenta rimane inalterata pur cambiando il titolo del reato. Il pericolo di reiterazione rimane concreto per la presenza di precedenti penali e per la personalità del soggetto, mentre il solo decorso del tempo non azzera la pericolosità. L'Imputato perde la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Un titolare di autoscuola è stato accusato di **corruzione** per aver pagato un pubblico funzionario al fine di ottenere patenti di guida. Gli è stata applicata la misura cautelare degli arresti domiciliari. L'uomo ha presentato ricorso per riesame, contestando la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza e l'adeguatezza della misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità degli indizi di **corruzione** propria e l'opportunità della misura, poi modificata in obbligo di dimora.
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Un imprenditore del settore trasporti è indagato per corruzione continuata dopo aver pagato un pubblico ufficiale al fine di agevolare i controlli sulla propria flotta di autobus presso lo snodo portuale. Il giudice impone le misure dell'obbligo di dimora e del divieto di espatrio con ritiro del passaporto. L'indagato propone ricorso contestando l'assenza del pericolo di fuga. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La misura cautelare non si fondava sul pericolo di fuga, ma esclusivamente sul pericolo di reiterazione del reato. Questo rischio è stato provato dalla serialità dei pagamenti illeciti e dai precedenti penali dell'imprenditore. L'indagato viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Il Pubblico Ministero richiedeva l'applicazione della misura cautelare dell'obbligo di dimora nei confronti di un indagato. Il Giudice per le indagini preliminari disponeva la misura aggiungendo d'ufficio il divieto di uscire di casa dalle 20:00 alle 06:00. Il Tribunale del Riesame annullava tale prescrizione notturna. Il Tribunale riteneva infatti che il giudice avesse violato il principio della domanda cautelare imponendo un vincolo non richiesto dall'accusa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero. I giudici di legittimità hanno chiarito che il divieto di allontanamento notturno costituisce una prescrizione accessoria facoltativa. Il giudice può applicarla autonomamente d'ufficio senza trasformare l'obbligo di dimora in arresti domiciliari. La prescrizione notturna riprende quindi piena efficacia verso l'indagato.
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La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un imputato per associazione mafiosa che chiedeva la revoca degli arresti domiciliari. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva concesso l'obbligo di dimora ritenendo il pericolo attenuato dal comportamento corretto e dall'avanzamento del rito abbreviato. Il Tribunale dell'appello ha invece ripristinato i domiciliari su istanza della Procura. La Suprema Corte ha confermato la decisione: il rispetto delle regole processuali rappresenta un dovere e non dimostra alcuna attenuazione delle esigenze cautelari. La progressione temporale del processo non cancella il pericolo di recidiva quando il quadro probatorio non muta.
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L'Indagata, sottoposta a obbligo di dimora per detenzione e cessione di marijuana, ha presentato ricorso contro la conferma della misura cautelare. Prima della decisione della Cassazione, il Giudice per le Indagini Preliminari ha revocato la misura. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per sopravvenuta carenza di interesse. Questo significa che, venuto meno il motivo del ricorso con la revoca della misura cautelare, non c'era più ragione di decidere nel merito. Non sono state applicate spese processuali.
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Un Imputato, sottoposto all'obbligo di dimora in un comune diverso da quello del processo, non partecipava a un'udienza cruciale. La Corte d'Appello aveva ritenuto la sua assenza ingiustificata, poiché non aveva chiesto una nuova autorizzazione. La Cassazione, invece, ha annullato la condanna. Ha stabilito che il diritto di partecipazione al processo è fondamentale. Se il giudice è a conoscenza di una limitazione della libertà personale che impedisce all'Imputato di essere presente, deve d'ufficio assicurare la sua partecipazione, a meno che non vi sia una rinuncia esplicita. La mancata richiesta di autorizzazione non equivale a rinuncia. Il caso è stato rinviato per un nuovo giudizio.
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Un Cittadino, sottoposto all'obbligo di dimora per presunte condotte criminali legate all'uso di un autocarro per conferimenti illeciti, ha presentato un riesame della misura cautelare. Il Tribunale del Riesame ha confermato la decisione iniziale. Il Cittadino ha poi proposto ricorso in Cassazione, contestando l'illogicità della motivazione sulla sua identificazione come conducente e sull'attualità delle esigenze cautelari, dato che i fatti si erano interrotti anni prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendo la motivazione del Tribunale adeguata. Ha confermato che la titolarità del mezzo e l'assenza di dipendenti costituivano un quadro indiziario solido. La Corte ha inoltre ribadito la persistente pericolosità criminale del Cittadino, giustificando il mantenimento dell'obbligo di dimora.
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Due persone, inizialmente sottoposte agli arresti domiciliari per presunti reati di bancarotta fraudolenta e occultamento di scritture contabili, hanno presentato ricorso contro tale misura. Durante il procedimento, le misure cautelari più gravi sono state revocate e sostituite con altre meno afflittive, fino alla revoca completa dell'obbligo di dimora, mantenendo solo un divieto temporaneo di ricoprire incarichi amministrativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili per "carenza di interesse ricorso cautelare". Ha stabilito che, se le misure restrittive vengono meno e non viene espressamente richiesta una futura riparazione per ingiusta detenzione, l'interesse pratico a proseguire l'impugnazione cessa, rendendo il ricorso inutile.
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Un ex amministratore aziendale, indagato per reati di bancarotta, subisce il ripristino della misura degli arresti domiciliari su richiesta del Pubblico Ministero. Il Tribunale del Riesame ritiene insufficiente la meno afflittiva misura dell'obbligo di dimora per impedire nuove condotte illecite. L'Indagato impugna la decisione davanti alla Corte di Cassazione, evidenziando di aver osservato rigorosamente l'obbligo di dimora per oltre sei mesi senza commettere alcuna violazione. La Suprema Corte accoglie il ricorso e annulla l'ordinanza impugnata con rinvio. I giudici di legittimità stabiliscono che la proporzionalità della misura cautelare impone di valutare la condotta concreta già tenuta dall'indagato sotto il regime meno severo. Ignorare il comportamento impeccabile del soggetto costituisce un errore di logica giuridica e viola il principio del minore sacrificio necessario della libertà personale.
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Un uomo condannato in primo grado per tentata rapina ha impugnato la decisione davanti alla Corte d'Appello. Durante il processo di secondo grado, L'Imputato si trovava sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora in un comune diverso da quello della sede del tribunale. Nonostante tale divieto di spostamento, i giudici d'appello hanno celebrato l'udienza dichiarando l'assenza del cittadino e confermando la condanna. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa. I giudici supremi hanno chiarito che la sussistenza di obbligo di dimora e legittimo impedimento impedisce la regolare presenza in udienza. Il giudice procedente doveva autorizzare lo spostamento o rinviare il processo. La Cassazione ha annullato la sentenza e ha ordinato un nuovo giudizio.
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