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Nomen verum

Definizione

Espressione latina che, nel contesto della cessione del credito, indica la garanzia dovuta dal cedente circa l'effettiva esistenza del credito al momento della cessione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tagli alla sanità privata: perché i ricorsi dei privati falliscono
Una struttura sanitaria privata e la società cessionaria del suo credito hanno contestato i tagli alla sanità privata applicati dalla Regione sulle maggiorazioni tariffarie e sulle funzioni non tariffabili per gli anni 2011 e 2012. La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando che tali erogazioni non costituiscono corrispettivi contrattuali, ma vere e proprie sovvenzioni pubbliche. Di conseguenza, la pubblica amministrazione può ridurle retroattivamente nell'ambito della propria discrezionalità di bilancio e di programmazione della spesa sanitaria, senza che i privati possano vantare un legittimo affidamento su importi predefiniti. La cessione del credito resta valida tra le parti come garanzia dell'esistenza del diritto, ma non è opponibile alla Regione se il credito viene dichiarato inesistente.
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Cessione del credito: perché non puoi risolvere il contratto
Una società acquistava tramite cessione del credito i diritti derivanti da un contratto preliminare di vendita di un terreno. Successivamente, chiedeva la risoluzione del contratto per inadempimento, lamentando che l'immobile appartenesse anche a terzi. La Corte d'Appello respingeva la domanda, rilevando che il preliminare era collegato a un appalto e subordinato al collaudo delle opere, non ancora eseguito. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. I giudici hanno chiarito che la cessione del credito non trasferisce le azioni di risoluzione del contratto originario, spettanti solo in caso di cessione del contratto. Inoltre, l'inesigibilità del credito dovuta al mancato avveramento della condizione non ricade sulla garanzia del cedente, escludendo la mala fede poiché l'amministratore delle due società era lo stesso.
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Termine impugnazione decreto: la comunicazione è decisiva
Una società acquista un credito IVA in un'asta fallimentare ma si rifiuta di pagare, sostenendone l'inesistenza. La Corte di Cassazione, pur ritenendo tempestivo il ricorso, lo dichiara inammissibile nel merito. La sentenza stabilisce un principio fondamentale sul termine impugnazione: per i decreti decisori in ambito fallimentare, esso decorre solo dalla comunicazione formale della cancelleria e non dalla semplice lettura in udienza. Nel merito, si chiarisce che le contestazioni sull'esistenza del credito vanno sollevate nel procedimento di verifica del passivo, non con un reclamo avverso l'ordine di pagamento.
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Cessione del credito e arricchimento ingiustificato
Una società finanziaria, cessionaria di crediti derivanti da servizi resi a una ASL, si è vista negare dalla Cassazione la possibilità di agire per arricchimento ingiustificato. I contratti originari erano nulli e la Corte ha stabilito che la cessione del credito, di natura contrattuale, non trasferisce automaticamente l'azione di arricchimento, che è extracontrattuale e spetta a chi ha subito il depauperamento diretto, ovvero il fornitore originario.
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