La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 18920/2024, ha rigettato il ricorso di un condannato, confermando che per accedere a misure alternative alla detenzione è indispensabile un domicilio effettivo, stabile e verificabile. La Corte ha sottolineato che la semplice indicazione di un indirizzo non è sufficiente se i fatti, come la ripetuta irreperibilità e la non esistenza di un'attività lavorativa dichiarata, dimostrano una situazione di incertezza che impedisce il controllo e il percorso di reinserimento sociale.
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