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Misura reale

Definizione

Provvedimento di sequestro che colpisce i beni materiali per impedire che vengano usati per commettere reati o per bloccarne il profitto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Violazione di sigilli: la Cassazione conferma la condanna
L'Imputata ha proposto ricorso in Cassazione contro la condanna per il reato di violazione di sigilli in concorso. La difesa sosteneva che le testimonianze non avessero provato la chiara visibilità dei sigilli lungo tutto il perimetro dell'immobile sequestrato, escludendo così la consapevolezza del vincolo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la presenza di sigilli posti a brevi distanze sulla rete elettrosaldata e l'ingresso effettuato proprio attraverso varchi creati nella rete dimostrano senza alcun dubbio la piena consapevolezza dello stato di sequestro. L'Imputata è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Custodia cautelare in carcere: i beni sequestrati non la fermano
Un indagato accusato di reati fiscali, riciclaggio e associazione a delinquere ha chiesto la sostituzione della misura della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto che il sequestro dei beni avesse azzerato il pericolo di reiterazione dei reati. Inoltre, ha evidenziato il passaggio del tempo e la concessione dei domiciliari in altri procedimenti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la custodia cautelare in carcere a causa della spiccata pericolosità del soggetto, resa evidente dall'uso di complesse società cartiere per evadere IVA e accise. La Corte ha chiarito che il sequestro dei beni non elimina la pericolosità personale e che gli arresti domiciliari non impediscono l'uso di mezzi informatici per continuare a gestire attività illecite.
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Deposito del ricorso per Cassazione: l’errore che costa la causa
Due indagati per reati edilizi e falso hanno impugnato un provvedimento del Tribunale del Riesame. Tuttavia, la difesa ha effettuato il deposito del ricorso per Cassazione presso la cancelleria del Giudice di Pace anziché presso quella del tribunale che ha emesso l'atto. L'atto è pervenuto all'ufficio competente solo dopo la scadenza dei termini di legge. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività, ribadendo che il rischio della trasmissione tardiva grava interamente sulla parte che deposita l'atto presso un ufficio incompetente. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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