Definizione
In ambito informatico la memoria è la parte del computer destinata a conservare i dati nel tempo, la cui implementazione fisica da vita ai vari supporti di memorizzazione esistenti. La memorizzazione di informazioni in memoria, e il successivo recupero delle medesime, sono funzioni fondamentali nei processi di elaborazione dati. È una parte essenziale nonché una delle chiavi di successo (assieme alla capacità di processamento e alla riprogrammabilità) del computer grazie alla possibilità di memorizzare, nei moderni sistemi elettronici, grandi quantità di dati. In essa sono memorizzati dati d'archivio dell'utente e le istruzioni dei programmi facenti parte del software di base o applicativo. Una memoria può essere considerata astrattamente come una sequenza finita di celle in cui ogni cella contiene una sequenza finita di bit, normalmente gestiti a gruppi di otto detti byte. Pertanto lo spazio fisico della memoria può essere immaginato come una sequenza di posizioni, ognuna contenente un byte. Ogni posizione è individuata da un preciso indirizzo di memoria, normalmente espresso tramite un numero intero positivo.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 51% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 27%
- Rigettato 3%
- Inammissibile 51%
- Estinto 5%
- Altro 14%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 754%
- Penale Sez. 335%
- Penale Sez. 212%
Precedenti più richiamati
- Cass. 23092/2015in 7 provvedimenti
- Cass. 7852/2020in 5 provvedimenti
- Cass. 3740/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 15973/2020in 3 provvedimenti
- Cass. 20366/2020in 4 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore la cui memoria difensiva, inviata via PEC durante l'emergenza COVID-19, era stata erroneamente considerata tardiva. La precedente ordinanza aveva ritenuto inammissibile il ricorso straordinario del Lavoratore, basandosi sulla data di ricezione fisica del documento cartaceo, non considerando l'invio telematico. La Suprema Corte ha chiarito che, in base alla normativa emergenziale, il Deposito atti PEC in emergenza è tempestivo se effettuato entro la fine del giorno di scadenza all'indirizzo certificato. Pertanto, la Corte ha accolto il ricorso del Lavoratore, revocando l'ordinanza impugnata e disponendo la fissazione di una nuova udienza per valutare le questioni di merito.
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Uno Studio Associato ha proposto ricorso in Cassazione contro una Compagnia Assicurativa. Lo Studio Associato ha segnalato l'esistenza di altri procedimenti pendenti relativi alla stessa vicenda e trattati dalla medesima sezione. Per questo motivo, ha richiesto la riunione dei procedimenti al fine di garantire l'omogeneità delle decisioni. La Corte di Cassazione ha accolto la richiesta, ritenendola opportuna per evitare contrasti di giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo per consentire l'unione dei fascicoli e attendere la definizione delle altre controversie collegate.
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Un contribuente ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, IRAP e IVA relativo all'anno 2006. Dopo il rigetto nei gradi precedenti, il contribuente ha proposto ricorso in Cassazione. Nelle more del giudizio, il contribuente ha depositato una memoria dichiarando di aver aderito alla definizione agevolata prevista dal decreto-legge n. 119 del 2018. La Corte di Cassazione ha quindi disposto il rinvio a nuovo ruolo della causa, assegnando all'Agenzia delle Entrate un termine di novanta giorni per presentare le proprie osservazioni in merito all'avvenuta definizione agevolata della controversia tributaria.
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Due società notificavano a un cittadino un ricorso per regolamento di competenza contro una sentenza del Tribunale che aveva declinato la propria competenza. Tuttavia, le società omettevano di depositare l'atto presso la cancelleria della Corte di Cassazione nei termini previsti dalla legge. Il cittadino si costituiva presentando una memoria difensiva per chiedere il rigetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso proprio a causa del mancato deposito del ricorso. Non sono state liquidate le spese di giudizio in favore del resistente poiché non vi era prova della notifica della sua memoria difensiva alle controparti.
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L'Imputato, assolto in appello dall'accusa di calunnia, era stato condannato a pagare le spese legali della parte civile per il secondo grado di giudizio. Tuttavia, la parte civile era rimasta assente durante il processo d'appello, limitandosi a depositare una memoria scritta senza formulare alcuna richiesta esplicita di liquidazione delle spese. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Imputato, stabilendo che la condanna al pagamento delle spese legali della parte civile è illegittima se quest'ultima non ha presentato una formale richiesta di liquidazione. Di conseguenza, la Suprema Corte ha annullato senza rinvio la condanna alle spese.
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La Corte di Cassazione ha accolto l'istanza per la correzione di errore materiale di una precedente sentenza penale. Nel provvedimento originario, i giudici avevano omesso di indicare le conclusioni scritte e i nomi di alcune parti civili regolarmente costituite, nonché dei loro difensori. La Suprema Corte, applicando le norme del codice di procedura penale, ha disposto l'integrazione del testo della sentenza, inserendo i dati mancanti nell'intestazione, nella motivazione e nel dispositivo, ristabilendo la corretta rappresentazione delle parti e disponendo la liquidazione delle spese in favore dei rispettivi difensori.
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La Corte di Cassazione ha ordinato la sospensione del processo tributario tra un contribuente e l'Agenzia delle Entrate. La decisione è stata presa perché il contribuente ha fatto richiesta di aderire alla definizione agevolata delle liti pendenti, una sorta di 'pace fiscale' introdotta da una recente legge. In questi casi, la legge stessa prevede che il processo possa essere messo in pausa per consentire alle parti di raggiungere un accordo. La Corte ha quindi accolto la richiesta del contribuente, fermando temporaneamente il giudizio e rimandando la discussione a una data successiva alla scadenza dei termini per la definizione agevolata.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per lesioni personali a carico di un imputato, dichiarando inammissibile il ricorso basato sul mancato riconoscimento delle attenuanti generiche. La Suprema Corte ha chiarito che il giudice di merito non è obbligato a un'analisi analitica di ogni elemento, essendo sufficiente indicare i fattori decisivi che giustificano il diniego. Inoltre, è stata respinta la richiesta di rifusione delle spese della parte civile a causa del deposito tardivo della memoria difensiva, avvenuto oltre il termine di quindici giorni prima dell'udienza.
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La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della proroga del regime 41-bis per un detenuto, dichiarando inammissibile il suo ricorso. Il ricorrente lamentava il mancato esame di una memoria difensiva da parte del Tribunale di Sorveglianza. La Suprema Corte ha chiarito che l'omessa valutazione di atti difensivi rileva solo se questi introducono temi nuovi e decisivi, non incompatibili con la motivazione complessiva del provvedimento impugnato.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che contestava la mancata applicazione della continuazione dei reati. La richiesta era stata presentata tramite una memoria scritta depositata il giorno successivo all'udienza, violando i termini previsti per la trattazione scritta telematica. Nonostante l'inammissibilità del ricorso e la conseguente condanna alle spese, la Corte ha precisato che la questione della continuazione dei reati rimane impregiudicata e potrà essere sollevata nuovamente davanti al giudice dell'esecuzione.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso volto alla correzione di un presunto **errore materiale** contenuto in una precedente ordinanza. I ricorrenti lamentavano l'erronea dichiarazione di tardività di una loro memoria difensiva, sostenendo un calcolo dei termini differente. La Suprema Corte ha chiarito che la procedura di correzione non può essere utilizzata per sollecitare un nuovo esame del merito o per contestare l'interpretazione dei termini processuali. È stato inoltre ribadito che il termine di cinque giorni per il deposito delle memorie si computa a ritroso dall'adunanza, escludendo la possibilità di depositi effettuati a ridosso della stessa.
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La Corte di Cassazione ha esaminato un ricorso relativo ad avvisi di accertamento per IRPEF, IVA e IRAP. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, i contribuenti hanno presentato istanza per la definizione agevolata, avvalendosi delle disposizioni normative che consentono la sanatoria delle pendenze fiscali. Avendo documentato il regolare pagamento delle somme dovute, la Corte ha dichiarato l'estinzione del giudizio per cessazione della materia del contendere, confermando che l'adempimento degli obblighi previsti dalla sanatoria estingue definitivamente la lite tributaria.
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La Corte di Cassazione ha annullato l'ordinanza di convalida di un DASPO con obbligo di firma poiché emessa prima della scadenza del termine di 48 ore concesso alla difesa per presentare memorie. Tale violazione del diritto di difesa determina la nullità del provvedimento, rendendo inefficace l'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, in quanto il giudice deve poter valutare le deduzioni difensive prima di decidere.
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La Corte di Cassazione ha annullato parzialmente una sentenza di condanna per porto illegale di arma da fuoco, focalizzandosi sulla mancata concessione della sospensione condizionale della pena. Nonostante la difesa avesse depositato una memoria specifica richiedendo il beneficio, la Corte d'Appello aveva omesso ogni motivazione sul punto. La Suprema Corte ha ribadito che l'omesso esame di istanze difensive ritualmente presentate vizia la decisione. Tuttavia, è stata confermata la gravità del reato, escludendo l'attenuante della lieve entità poiché l'imputato aveva lasciato l'arma carica incustodita in auto, facilitandone il furto.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato contro una condanna per bancarotta fraudolenta patrimoniale aggravata. I giudici hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano generici e miravano a una rivalutazione dei fatti, operazione non consentita in sede di legittimità. Inoltre, è stata dichiarata tardiva una memoria difensiva depositata oltre il termine di quindici giorni previsto dal codice di procedura penale. La decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'obbligo di firma associato a un provvedimento di DASPO. Il motivo risiede nella violazione del termine di 48 ore concesso all'interessato per presentare memorie difensive. Il GIP aveva infatti convalidato la misura meno di 24 ore dopo la notifica, ledendo il diritto al contraddittorio cartolare. Tale termine è considerato inderogabile per garantire la parità delle armi tra accusa e difesa.
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La Corte di Cassazione ha annullato senza rinvio l'obbligo di presentazione alla polizia imposto a un tifoso, rilevando una grave violazione del contraddittorio cartolare. Il GIP aveva convalidato il provvedimento del Questore solo poche ore dopo la notifica, senza attendere il termine di 48 ore previsto per legge per consentire alla difesa di depositare memorie. La Corte ha stabilito che il diritto di difesa deve essere garantito in un arco temporale pari a quello concesso al Pubblico Ministero per la richiesta di convalida.
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La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso relativo a una condanna per rapina aggravata, focalizzandosi sulla corretta procedura per la trattazione orale appello. Il ricorrente lamentava il diniego della discussione orale dopo un rinvio d'udienza, ma la Corte ha chiarito che il termine di quindici giorni per la richiesta è perentorio e non si riapre in caso di differimento. Inoltre, è stata ribadita l'impossibilità di introdurre motivi nuovi sulla responsabilità penale tramite memorie se l'appello originario riguardava esclusivamente il trattamento sanzionatorio.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da due soggetti condannati per furto in abitazione aggravato. I ricorrenti chiedevano la riqualificazione del reato in ricettazione, ma la Corte ha ritenuto tale motivo generico e meramente ripetitivo delle difese già respinte in appello. Inoltre, è stata dichiarata inammissibile la contestazione sulla natura del luogo del delitto, in quanto non proposta precedentemente nel giudizio di secondo grado. La decisione conferma la necessità di una critica specifica e tempestiva per superare il vaglio di legittimità.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso contro la convalida dell'obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria legato a un DASPO. Il ricorrente lamentava che il GIP non avesse considerato due memorie difensive inviate via PEC poco prima della decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che non basta denunciare l'omessa lettura dei documenti, ma occorre dimostrare che il loro contenuto fosse decisivo per cambiare l'esito del giudizio. La mancata indicazione della rilevanza di tali memorie rende l'impugnazione generica.
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