Definizione
Decisione giudiziaria emessa da un'autorità di uno Stato membro dell'UE per l'arresto e la consegna di una persona da parte di un altro Stato membro, ai fini dell'esercizio di un'azione penale o dell'esecuzione di una pena.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 37 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 65% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 15%
- Rigettato 21%
- Inammissibile 65%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 676%
- Penale Sez. Feriale18%
- Penale Sez. 16%
Precedenti più richiamati
- Cass. 21336/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 35462/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 27992/2018in 3 provvedimenti
- Cass. 39196/2021in 5 provvedimenti
- Cass. S.U. 4614/2007in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due persone, Il Lavoratore 1 e Il Lavoratore 2, furono condannate per una serie di reati in continuazione. Dopo un annullamento parziale della Cassazione, che dichiarò estinti alcuni reati minori per prescrizione, la Corte d'Appello rideterminò la pena, semplicemente eliminando gli aumenti relativi ai reati estinti. I Lavoratori ricorsero nuovamente, sostenendo che la pena dovesse essere ricalcolata interamente. La Suprema Corte ha rigettato i ricorsi, chiarendo che il giudicato progressivo permette di considerare definitive le parti della sentenza non annullate. Se la struttura del reato continuato non cambia e il reato più grave è irrevocabile, la rideterminazione della pena si limita a espungere gli aumenti per i reati estinti, senza un ricalcolo totale.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino contro la decisione della Corte d'Appello di consegnarlo alla Germania. L'autorità tedesca aveva emesso un Mandato di arresto europeo per furto aggravato in abitazione. Il ricorrente contestava la mancanza di gravi indizi di colpevolezza e l'omessa indicazione della pena minima nel mandato. La Cassazione ha chiarito che, dopo le riforme del 2021, non è più possibile contestare i vizi di motivazione o la gravità degli indizi per bloccare la consegna. Inoltre, per la validità del mandato estero, è sufficiente indicare la pena massima prevista e non quella minima. Il cittadino è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imprenditore destinatario di un mandato di arresto europeo emesso dalla Procura Europea (EPPO) in Germania per una frode fiscale internazionale. L'imprenditore si opponeva alla consegna sostenendo di essere già indagato in Italia per fatti simili. La Corte ha stabilito che il **rifiuto consegna mandato arresto europeo** non è applicabile. In primo luogo, i fatti contestati nei due Paesi non erano identici. In secondo luogo, e più importante, quando il mandato proviene dall'EPPO, la sua competenza sovranazionale nel coordinare le indagini prevale sui potenziali conflitti di giurisdizione tra Stati. Di conseguenza, la consegna dell'indagato è stata confermata.
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La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un imprenditore alla Germania sulla base di un Mandato di arresto europeo per reati di evasione IVA. L'imprenditore si opponeva sostenendo che il mandato fosse invalido perché emesso da un'autorità tedesca ordinaria anziché dalla Procura Europea (EPPO). La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il giudice italiano non ha il potere di valutare la ripartizione interna delle competenze giudiziarie di un altro Stato membro. Il suo unico compito è verificare che il mandato provenga da un'autorità giudiziaria. La consegna è stata quindi ritenuta legittima e inevitabile.
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La Corte di Cassazione ha confermato la consegna di un cittadino tedesco all'autorità giudiziaria della Germania, richiesta tramite un Mandato di Arresto Europeo per l'esecuzione di una condanna a un anno per lesioni. La difesa sosteneva che la pena residua, detratto il periodo già scontato, fosse inferiore alla soglia minima di quattro mesi prevista dalla legge. La Corte ha respinto questa tesi, stabilendo un principio chiaro: ai fini della consegna, si deve considerare la pena totale inflitta dalla sentenza straniera, non quella residua. Inoltre, ha ritenuto infondata la doglianza su un presunto processo in assenza, dato che il mandato stesso attestava la presenza dell'imputato.
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Un cittadino straniero, residente in Italia da oltre cinque anni, era destinatario di una richiesta di consegna dalla Croazia per essere processato. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione che autorizzava la consegna, stabilendo un principio fondamentale: anche in caso di 'mandato di arresto europeo processuale', il giudice italiano deve sempre verificare il 'radicamento' della persona sul territorio nazionale. Questo legame stabile con l'Italia, infatti, può giustificare il rifiuto della consegna o la richiesta di garanzie per il rientro, al fine di favorire la risocializzazione. La questione è stata quindi rinviata alla Corte d'Appello per una nuova valutazione basata su questo criterio.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un cittadino ricercato dalla Germania per traffico di stupefacenti. L'uomo si opponeva alla consegna, sostenendo che il mandato di arresto europeo fosse invalido perché non era allegato l'ordine di arresto interno tedesco e perché la sua identificazione, legata a un nickname su una chat, era incerta. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il mandato di arresto europeo, a seguito delle recenti riforme, è un atto 'autosufficiente'. Non necessita di altri documenti allegati per essere valido. La Corte ha ritenuto le informazioni contenute nel mandato sufficienti a giustificare la consegna, che è stata quindi confermata.
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Un uomo, consegnato dalla Slovenia all'Italia sulla base di un mandato di arresto europeo per un reato specifico, si è visto notificare l'esecuzione di pene relative a vecchie condanne non coperte dal mandato. La difesa ha invocato il principio di specialità, che vieta di procedere per fatti anteriori e diversi da quelli per cui la consegna è stata concessa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che tali pene non potevano essere eseguite. Ha inoltre chiarito che è illegittimo 'azzerare' queste pene non eseguibili utilizzando il periodo di custodia cautelare già sofferto, poiché ciò danneggia il condannato. La Corte ha quindi annullato la decisione precedente, riaffermando la forza inviolabile del principio di specialità.
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Un uomo, condannato in Italia a sua insaputa, viene arrestato nel Regno Unito. Una volta a conoscenza della sentenza, presenta una richiesta di rescissione del giudicato per ottenere un nuovo processo. La sua richiesta, però, viene respinta perché presentata oltre il termine di 30 giorni. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo un principio molto rigido: il termine per agire è perentorio e non può essere esteso per consentire all'interessato di raccogliere informazioni o preparare la difesa. Anche ipotizzando un momento di decorrenza più favorevole, la richiesta risultava comunque tardiva, rendendo il ricorso inammissibile.
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La Cassazione ha confermato la consegna alla Francia di un cittadino straniero, colpito da un Mandato di Arresto Europeo per gravi reati, nonostante vivesse in Italia da anni. L'uomo sosteneva che negargli la possibilità di restare in Italia, a differenza dei cittadini UE, fosse discriminatorio. I giudici hanno respinto il ricorso, stabilendo che, a prescindere dalla nazionalità, l'interessato non aveva dimostrato un sufficiente e stabile 'radicamento' sul territorio. La sua residenza era troppo recente (meno di cinque anni) e le sue attività illecite dimostravano forti legami con l'estero. Di conseguenza, non sussistevano le condizioni per rifiutare l'esecuzione del Mandato di Arresto Europeo.
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La Corte di Cassazione ha confermato la consegna alle autorità tedesche di un uomo ricercato per furto e truffa legati a un'auto in leasing non pagata e non restituita. La difesa sosteneva che si trattasse di un semplice inadempimento civile. La Corte ha invece validato il mandato di arresto europeo, stabilendo un principio chiave sulla 'doppia incriminabilità': non è necessario che il reato abbia lo stesso nome nei due Paesi, ma è sufficiente che i fatti concreti (in questo caso, l'appropriazione dell'auto) costituiscano reato in entrambi gli ordinamenti. La decisione si basa sul principio di fiducia reciproca tra Stati UE, che limita il potere del giudice italiano al controllo formale del mandato, senza riesaminare le prove di colpevolezza.
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La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di consegnare alla Francia un uomo ricercato tramite mandato di arresto europeo per associazione a delinquere e furto. L'uomo si era opposto, lamentando la vaghezza delle accuse e la violazione dei suoi diritti. La Corte ha respinto il ricorso, ritenendolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che le informazioni fornite dalla Francia erano sufficienti. È stata confermata la condizione che l'uomo sconti l'eventuale pena in Italia, per tutelare la finalità rieducativa. La Corte ha inoltre precisato che il principio di specialità (per cui può essere processato solo per i reati indicati nel mandato) si applica automaticamente per legge.
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La Corte di Cassazione ha confermato la decisione di consegnare alle autorità spagnole un cittadino italiano, oggetto di un Mandato di Arresto Europeo per associazione per delinquere e rapina. Il ricorso dell'uomo, che lamentava la genericità delle accuse e la mancanza di prove, è stato dichiarato inammissibile. La Corte ha chiarito un principio fondamentale: nell'esaminare un Mandato di Arresto Europeo, il giudice italiano non deve rivalutare gli indizi di colpevolezza, ma solo verificare la correttezza formale della richiesta e che i fatti contestati siano reato anche in Italia (principio di doppia incriminabilità). La consegna è stata quindi resa definitiva.
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Un cittadino rumeno, condannato nel suo paese per istigazione alla corruzione, è stato oggetto di un mandato di arresto europeo. La Corte d'Appello italiana ha rifiutato la consegna, disponendo che la pena venisse scontata in Italia a causa del forte radicamento sociale e familiare dell'uomo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, dichiarando inammissibile il ricorso dell'imputato che contestava la definitività della sentenza e l'avvenuta prescrizione del reato secondo la legge italiana, chiarendo l'autosufficienza del mandato di arresto europeo e i limiti di applicazione della prescrizione come motivo di rifiuto.
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Un cittadino straniero, arrestato in Italia su Mandato di Arresto Europeo (MAE), aveva acconsentito alla consegna assistito da un interprete. Successivamente, ha tentato di revocare il consenso lamentando di non aver compreso le domande. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che il consenso alla consegna, se prestato in modo informato e consapevole, è un atto unilaterale irrevocabile, e il diritto di difesa è garantito dalla presenza dell'interprete anche senza una traduzione scritta di tutti gli atti, se non specificamente richiesta.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro la consegna al Lussemburgo disposta tramite mandato di arresto europeo. La sentenza chiarisce che le censure relative alla misura cautelare interna sono inconferenti e che il 'radicamento' in Italia è un motivo di rifiuto applicabile solo al mandato esecutivo, non a quello processuale come nel caso di specie.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso contro la decisione di concedere un Mandato di Arresto Europeo per una truffa internazionale su cripto-valute. La sentenza chiarisce che il rifiuto di consegna, anche se il reato è in parte commesso in Italia, è una facoltà discrezionale del giudice e non un diritto dell'imputato. È stato inoltre confermato l'aggravamento della misura cautelare in carcere, motivato da un concreto e attuale pericolo di fuga basato sui frequenti viaggi e sulle disponibilità economiche del ricorrente.
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La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro la consegna basata su mandato di arresto europeo. Si conferma il principio mitigato della doppia punibilità per reati doganali, per cui non è necessario il superamento delle soglie previste dalla legge italiana, ma basta l'assimilabilità della fattispecie.
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La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso contro un'ordinanza di consegna basata su un mandato di arresto europeo emesso dalla Francia. La sentenza chiarisce che, dopo la riforma del 2021, il giudice italiano non può più valutare la sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Inoltre, la cittadinanza italiana non osta alla consegna, ma può condizionarla al rientro in Italia per l'espiazione della pena. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando la validità del mandato di arresto europeo.
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La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un provvedimento di cumulo pene basato su una presunta illegittimità del mandato di arresto europeo. La Corte chiarisce che i vizi del mandato vanno fatti valere nello Stato richiesto della consegna, non nella fase esecutiva italiana, dove si applica solo il principio di specialità.
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