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Malattia

Definizione

Nel contesto del reato di lesioni personali, indica qualsiasi alterazione anatomica o funzionale dell'organismo, anche lieve e localizzata, che necessita di un processo di guarigione.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Lesioni personali: anche un graffio costa la condanna penale
Tre soggetti sono stati condannati per il reato di lesioni personali aggravate. Gli imputati hanno proposto ricorso in Cassazione sostenendo che una semplice escoriazione non potesse configurare il reato di lesioni personali, non rappresentando una vera e propria malattia, e contestando l'importo del risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno chiarito che anche le escoriazioni costituiscono una malattia ai fini della legge penale, in quanto determinano un'alterazione anatomica e funzionale del corpo. Di conseguenza, la condanna penale e il risarcimento a favore della vittima sono stati interamente confermati, con l'aggiunta di una sanzione pecuniaria a carico dei ricorrenti.
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Lesioni personali: anche un graffio è reato
La Corte di Cassazione ha stabilito che anche un semplice graffio configura il reato di lesioni personali. Secondo i giudici, ogni alterazione della cute che provochi una fuoriuscita di sangue, per quanto minima, compromette la funzione protettiva dell'epidermide. Tale compromissione rientra pienamente nella nozione di malattia richiesta dal codice penale. Il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Reato di rapina e lesioni: quando non c’è assorbimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un soggetto accusato di concorso tra il reato di rapina e lesioni personali. La difesa sosteneva che le lesioni dovessero essere assorbite nella rapina, ma i giudici hanno chiarito che la presenza di una malattia accertata rende i due reati autonomi. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la genericità dei motivi, che non hanno saputo contrastare efficacemente le motivazioni della Corte d'Appello, portando alla condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
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Concorso in rapina: quando è esclusa la complicità
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un minorenne condannato per rapina. La sentenza conferma che in un'aggressione di gruppo, se emerge una volontà predatoria comune sin dall'inizio, si configura un pieno concorso in rapina per tutti i partecipanti, escludendo l'ipotesi di un reato diverso da quello voluto (art. 116 c.p.).
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