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Liquidazione Giudiziale

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Provvedimenti

Patrocinio a Spese dello Stato Negato per Deposito Tardivo
Un avvocato ha difeso un cliente ammesso al patrocinio a spese dello Stato senza comunicare l'ammissione durante la causa. Il giudice ha chiuso il giudizio ordinario condannando la controparte sconfitta a pagare le spese legali direttamente al cliente vincitore. Successivamente, il legale ha chiesto allo Stato la liquidazione del proprio compenso professionale. I giudici hanno respinto la richiesta: l'avvocato non può richiedere i compensi all'Erario dopo la chiusura del processo se la sentenza ha già disposto il pagamento a favore del cliente, poiché tale omissione impedisce il recupero delle somme verso il soccombente.
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Apertura della liquidazione giudiziale: il debito resta valido
Alcuni creditori richiedono l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un imprenditore individuale. L'imprenditore sostiene di non superare la soglia legale di cinquecentomila euro di debiti. A suo avviso la revoca di un decreto ingiuntivo bancario di oltre settantacinquemila euro, avvenuta per difetto di prova sulla cessione del credito, ridurrebbe il passivo totale sotto il limite di legge. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile. La mancata prova della cessione del credito modifica soltanto la titolarità del diritto di riscuotere, ma lascia del tutto inalterata l'esistenza del debito originario iscritto in contabilità. Il totale dei debiti dell'imprenditore rimane superiore alla soglia e la procedura proseguirà regolarmente con condanna dell'imprenditore alle spese legali.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza
La Corte d'Appello ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società in liquidazione volontaria. Nonostante la richiesta di rinvio per trattative stragiudiziali, il giudice ha privilegiato la celerità processuale. L'insolvenza è stata accertata verificando l'insufficienza dell'attivo patrimoniale a coprire i debiti, inclusi quelli erariali emersi da precedenti procedure.
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Liquidazione giudiziale: impresa agricola o commerciale?
La Corte d'Appello ha confermato la liquidazione giudiziale per una società che invocava lo status di impresa agricola. I giudici hanno rilevato la prevalenza dell'attività commerciale e un evidente stato di insolvenza causato da debiti non onorati e procedure esecutive pendenti.
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Liquidazione giudiziale in proprio: la sentenza
Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale in proprio di una società operante nel settore elettronico. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, manifestato da un'esposizione debitoria superiore a un milione di euro verso fisco e dipendenti. Il tribunale ha stabilito che l'istanza presentata dall'amministratore giudiziario non richiede l'approvazione dei soci, essendo un atto dovuto per legge.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza
Il Tribunale di Firenze ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale. La decisione si fonda sull'accertato stato di insolvenza, evidenziato da un grave deficit patrimoniale e dall'incapacità di onorare regolarmente le proprie obbligazioni verso terzi.
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Composizione negoziata: accordo transattivo fisco
Il Tribunale ha autorizzato un accordo transattivo nell'ambito della composizione negoziata della crisi, permettendo a una società di estinguere il debito fiscale pagando il 53,33% del totale. La decisione si fonda sulla maggiore convenienza per l'Erario rispetto alla liquidazione giudiziale.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’apertura
Il Tribunale ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società commerciale in liquidazione. Nonostante le resistenze della debitrice, i giudici hanno ravvisato uno stato di insolvenza irreversibile dovuto a un'esposizione debitoria superiore ai 400.000 euro, a fronte di attività quasi nulle, confermando che la soglia di 30.000 euro di debiti scaduti è il limite minimo per procedere.
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Liquidazione giudiziale: quando viene dichiarata?
Il Tribunale ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società commerciale insolvente. La decisione è scaturita dal mancato deposito dei bilanci, dal superamento delle soglie dimensionali e dalla presenza di debiti certi verso ex dipendenti e istituti previdenziali.
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Estensione liquidazione giudiziale: il termine annuale
La Corte d'Appello ha confermato l'estensione liquidazione giudiziale a carico di un ex socio accomandatario, stabilendo che il termine annuale per tale provvedimento decorre dalla data di iscrizione della cessione quote nel Registro delle Imprese e non dalla data dell'atto notarile. La decisione sottolinea che la responsabilità illimitata persiste per i debiti sorti prima della pubblicità legale, indipendentemente dal momento in cui viene emesso un titolo giudiziario di accertamento.
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Liquidazione giudiziale: quando scatta l’insolvenza
La Corte d'Appello di Trento ha confermato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di una società in liquidazione. Nonostante il tentativo della società di dimostrare una riduzione del debito tramite crediti verso terzi e garanzie immobiliari, i giudici hanno ritenuto il quadro contabile inattendibile e hanno rilevato debiti tributari superiori ai 95.000 euro, confermando l'insolvenza.
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Liquidazione giudiziale: criteri e presupposti
Il Tribunale di Bologna ha pronunciato l'apertura della liquidazione giudiziale nei confronti di un'impresa individuale operante nel settore dell'intrattenimento. La decisione scaturisce dal mancato pagamento di debiti superiori a 30.000 euro e dall'accertamento dello stato di insolvenza, evidenziato da pignoramenti infruttuosi e debiti erariali. Nonostante la mancata costituzione del debitore, i dati del Registro delle Imprese hanno confermato il superamento delle soglie dimensionali previste dal Codice della Crisi.
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Liquidazione giudiziale e insolvenza accertata
La Corte d'Appello di Brescia ha decretato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società, ribaltando il precedente diniego. Anche se il credito era oggetto di un ricorso in Cassazione, la Corte ha ravvisato il fumus del diritto e uno stato di insolvenza manifesto, confermato dall'assenza di beni e dall'infruttuosità dei pignoramenti.
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Liquidazione giudiziale: apertura e presupposti
Il Tribunale di Roma ha dichiarato l'apertura della liquidazione giudiziale per una società di trasporti in stato di insolvenza irreversibile. La decisione si fonda su un'esposizione debitoria superiore a 13 milioni di euro e sull'impossibilità di far fronte alle obbligazioni correnti a causa della perdita dei principali rapporti commerciali. Il provvedimento conferma la sussistenza dei requisiti dimensionali previsti dal Codice della Crisi.
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Liquidazione giudiziale: il caos contabile condanna la società
Una società finanziaria e i suoi soci hanno impugnato la sentenza che apriva la procedura di liquidazione giudiziale a loro carico. I ricorrenti sostenevano di essere un'impresa minore, esente dalla procedura, ma la Corte d'appello ha ritenuto inattendibili le loro scritture contabili, non aggiornate dal 2012. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno confermato che spetta interamente al debitore l'onere di provare il mancato superamento delle soglie dimensionali per evitare la liquidazione giudiziale. Se i bilanci mancano o sono inattendibili, i documenti alternativi devono consentire una ricostruzione chiara e completa della situazione economico-patrimoniale, cosa che nel caso specifico non è avvenuta. Di conseguenza, la società e i soci hanno perso la causa e sono stati condannati al pagamento delle sanzioni processuali.
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Soglia di fallibilità: salvi anche senza bilanci approvati
Un'azienda ha impugnato l'apertura della propria liquidazione giudiziale, sostenendo di essere un'impresa minore esente dalla procedura. La Corte d'appello ha rigettato il reclamo poiché i bilanci degli ultimi tre anni non erano stati approvati né depositati, ed erano privi di nota integrativa. La Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministratrice, stabilendo che la prova del mancato superamento della soglia di fallibilità può essere fornita anche con strumenti alternativi (scritture contabili, dichiarazioni fiscali, atti di gestione). Inoltre, il giudice deve verificare se l'impresa rientri nella categoria delle microimprese, le quali sono esonerate per legge dalla redazione della nota integrativa. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Liquidazione giudiziale: quando la perizia non salva l’impresa
Una società in liquidazione ha impugnato la dichiarazione di apertura della sua liquidazione giudiziale, sostenendo che i suoi debiti complessivi fossero inferiori alla soglia di 500.000 euro prevista dalla legge. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo evidenziando gravi incongruenze tra la perizia contabile presentata dalla società e i debiti effettivamente accertati nello stato passivo. La Corte di Cassazione ha rigettato definitivamente il ricorso, confermando che l'onere della prova circa il mancato superamento delle soglie dimensionali spetta interamente al debitore. Poiché la società non ha fornito una ricostruzione attendibile e completa della propria situazione debitoria, la decisione di assoggettarla alla liquidazione giudiziale è corretta e insindacabile nel merito.
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Sospensione feriale dei termini: novità per i crediti di lavoro
Una lavoratrice ha proposto opposizione allo stato passivo per il recupero di crediti di lavoro oltre il termine ordinario di trenta giorni, confidando nell'applicazione della sospensione feriale dei termini. Il Tribunale ha dichiarato il ricorso inammissibile, ritenendo che la natura dei crediti escludesse tale beneficio estivo. La Corte di Cassazione, rilevando l'assoluta novità della questione sotto il vigente Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza, ha disposto il rinvio della causa in pubblica udienza. La decisione finale chiarirà se la sospensione feriale dei termini si applichi anche alle opposizioni riguardanti i crediti di lavoro, superando il precedente orientamento restrittivo.
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Cessazione del mandato difensivo: stop al fisco per liquidazione
Una società appaltatrice e una subappaltatrice hanno ricevuto un accertamento fiscale per la realizzazione di una discarica abusiva di terre e rocce da scavo. Dopo alterne decisioni nei gradi di merito, le società hanno proposto ricorso in Cassazione. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la società subappaltatrice è stata sottoposta a liquidazione giudiziale. La Suprema Corte, preso atto della procedura concorsuale e del mancato rinnovo della procura da parte del curatore, ha rilevato la cessazione del mandato difensivo precedentemente conferito. Di conseguenza, i giudici hanno rinviato la causa a nuovo ruolo, concedendo un termine di novanta giorni per la nomina di un nuovo difensore.
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Inderogabilità dei minimi tariffari: stop ai tagli dei giudici
Un avvocato ha impugnato la decisione del Tribunale che aveva ridotto il suo compenso per una difesa penale svolta con il patrocinio a spese dello Stato. Il Tribunale aveva liquidato solo 912 euro, scendendo sotto i minimi di legge a causa della semplicità del caso. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'avvocato, stabilendo il principio dell'inderogabilità dei minimi tariffari. Secondo la Corte, il giudice non può ridurre i compensi oltre il limite del 50% dei valori medi previsti dalle tabelle ministeriali. Di conseguenza, applicando la riduzione di un terzo prevista per il patrocinio statale, la somma minima spettante non poteva essere inferiore a 1.290 euro. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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