La Corte di Cassazione ha confermato il diniego della sostituzione della pena detentiva con il lavoro di pubblica utilità per un imputato con un gravissimo curriculum criminale. Il ricorrente, nonostante la richiesta di accesso a una misura alternativa, vantava circa trenta precedenti penali per reati gravi, tra cui rapina, furto ed evasione. I giudici di merito avevano ritenuto che tale profilo rendesse impossibile una prognosi positiva sul futuro comportamento del soggetto. La Suprema Corte ha ribadito che il giudice può legittimamente negare il lavoro di pubblica utilità basandosi esclusivamente sui precedenti penali, purché la motivazione sia puntuale nel dimostrare il rischio di recidiva. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile con conseguente condanna al pagamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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