Un condannato ha concordato una pena patteggiata chiedendo la sostituzione del carcere con lo svolgimento di 840 ore di attività socialmente utile. Subito dopo l'accordo, l'uomo ha comunicato all'ufficio competente il proprio rifiuto a svolgere l'attività, giustificando la scelta con impegni professionali e familiari durante il fine settimana. Il giudice dell'esecuzione ha disposto la revoca dei lavori di pubblica utilità e ripristinato la detenzione originaria, rilevando un intento puramente strumentale. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'imputato, confermando che l'inottemperanza volontaria impedisce la concessione di misure alternative e impone il ripristino del carcere.
Continua »