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Interesse

Definizione

Il termine interesse è utilizzato nel diritto per designare un movente delle azioni umane, la tensione che spinge l'uomo verso un bene, diretta a conseguirlo o a conservarlo. Il termine bene assume qui un significato ampio, comprendendo tutto ciò che abbia attitudine a soddisfare un bisogno umano, materiale o spirituale (talvolta si usa con questo significato la locuzione "bene della vita"); in tale accezione rientrano, quindi, non solo le cose (beni in senso stretto) ma anche i beni immateriali (come le opere d'ingegno) e le attività umane (prestazioni) atte a soddisfare un bisogno.

Orientamento della Cassazione

Su LexCED 48 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 53% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.

Esito del ricorso

  • Accolto, anche in parte 53%
  • Rigettato 18%
  • Inammissibile 23%
  • Estinto 3%
  • Altro 5%

Provvedimenti per anno

2022 2023 2026

Sezioni

  • Civile Sez. 552%
  • Civile Sez. 324%
  • Penale Sez. 724%

Precedenti più richiamati

  • Cass. 23052/2025in 3 provvedimenti
  • Cass. 7486/2022in 6 provvedimenti
  • Cass. S.U. 20/1996in 4 provvedimenti
  • Cass. S.U. 7/1997in 5 provvedimenti
  • Cass. S.U. 22281/2022in 3 provvedimenti

Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Risarcimento danni espropriazione: Cassazione fissa decorrenza interessi
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di risarcimento danni espropriazione, riguardante l'occupazione di un terreno da parte di un ente pubblico. Il proprietario del terreno aveva richiesto la rivalutazione e gli interessi sulle somme dovute. La Corte d'Appello aveva fissato una data di decorrenza diversa da quella richiesta, pronunciando 'ultra petita' (oltre quanto domandato). La Cassazione ha chiarito che il diritto al risarcimento dei danni non si trasferisce automaticamente con la vendita del bene, ma necessita di un accordo specifico. Ha quindi cassato la sentenza d'appello, stabilendo che la rivalutazione e gli interessi sul risarcimento danni espropriazione decorrono dall'8 ottobre 2003.
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Carenza di interesse nel ricorso penale: guida pratica
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un ricorso presentato contro un'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Durante la pendenza del giudizio di legittimità, la misura restrittiva è stata modificata, facendo venire meno l'utilità della decisione per il ricorrente. La difesa ha quindi depositato una rinuncia formale, determinando una sopravvenuta carenza di interesse. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, specificando che in tali circostanze non si applica la condanna alle spese o alle sanzioni pecuniarie, poiché non sussiste una vera e propria soccombenza.
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Prescrizione tributaria: i termini per le cartelle
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della prescrizione tributaria applicabile alle cartelle di pagamento, distinguendo tra il debito per l'imposta principale e quello per sanzioni e interessi. Mentre per tributi come IRPEF e IVA si applica il termine ordinario decennale, le sanzioni e gli interessi sono soggetti a una prescrizione quinquennale. La Corte ha annullato la decisione precedente poiché il giudice di merito non aveva operato questa distinzione, applicando erroneamente il termine lungo a tutte le voci del debito. È stata invece confermata la piena validità degli atti firmati dal personale trasferito tra i diversi enti della riscossione succedutisi nel tempo.
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Prescrizione interessi tributari: la guida ai 5 anni
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della Prescrizione applicabile ai debiti tributari, distinguendo tra imposta, interessi e sanzioni. Mentre per i tributi erariali (come IVA e IRPEF) vige il termine ordinario decennale, la Corte ha stabilito che gli interessi e le sanzioni sono soggetti a una prescrizione breve di cinque anni. La decisione chiarisce inoltre che le controversie sui contributi previdenziali non rientrano nella giurisdizione del giudice tributario, ma spettano al giudice ordinario.
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Prescrizione sanzioni tributarie: guida alla sentenza
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi è sempre quinquennale, anche se il tributo principale segue il termine decennale. La sentenza chiarisce inoltre che la sospensione straordinaria dei termini dovuta all'emergenza sanitaria è cumulabile con la sospensione feriale estiva. Il ricorso dell'ente riscossore è stato accolto limitatamente all'applicazione di una specifica sospensione normativa prevista dalla legge di stabilità 2014, comportando il rinvio della causa per un nuovo esame dei termini di notifica.
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Prescrizione tributaria: i tempi per tasse e sanzioni
La Corte di Cassazione ha chiarito i termini di prescrizione tributaria applicabili a diverse voci di debito dopo la notifica di un'intimazione di pagamento. Per i tributi erariali, la definitività della cartella non trasforma la prescrizione breve in decennale, ma se il termine originario è decennale, esso rimane tale. Le sanzioni tributarie sono soggette a prescrizione quinquennale ai sensi del d.lgs. 472/1997. Anche gli interessi seguono la prescrizione quinquennale prevista dal codice civile, data la loro natura di obbligazione autonoma rispetto al capitale.
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Carenza di interesse: inammissibilità del ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto contro un'ordinanza del Tribunale di Sorveglianza. La decisione si fonda sulla sopravvenuta carenza di interesse, in quanto il ricorrente è stato rimesso in libertà prima della discussione del ricorso. Essendo cessata l'espiazione della pena detentiva, la richiesta di accesso a misure alternative non produce più alcun effetto utile o vantaggio concreto per l'interessato.
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Demolizione: quando l’immobile abusivo diventa comunale
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da alcuni privati contro l'ordine di demolizione di un immobile abusivo di quattro piani. La decisione sottolinea che, in caso di mancata esecuzione dell'ordine sindacale entro i termini, la proprietà del bene viene acquisita automaticamente dal Comune. Di conseguenza, i precedenti proprietari perdono l'interesse giuridico a impugnare l'ordine di demolizione, a meno che non intendano procedere spontaneamente all'abbattimento. La Corte ha inoltre rilevato la nullità di eventuali atti di donazione successivi, poiché gli immobili abusivi non sono commerciabili.
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Estratto di ruolo: limiti all’impugnazione diretta
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità dell'impugnazione di un estratto di ruolo relativo a sanzioni stradali. In base alle novità introdotte dal D.L. n. 146/2021, l'estratto di ruolo non è direttamente impugnabile, salvo casi eccezionali di pregiudizio concreto, come la partecipazione a gare d'appalto o la riscossione di crediti verso la Pubblica Amministrazione. Poiché il ricorrente non ha dimostrato tali condizioni specifiche, il ricorso è stato rigettato.
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Nullità vendita: i limiti all’impugnazione dei terzi
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di una promissaria acquirente che chiedeva la nullità vendita di un immobile alienato a terzi dalla promittente venditrice. La ricorrente sosteneva che l'atto fosse nullo per gravi abusi edilizi e simulato nel prezzo. La Corte ha stabilito che la nullità urbanistica è testuale e non sussiste se il titolo abilitativo è citato nell'atto, anche in presenza di abusi. Inoltre, ha chiarito che il terzo deve dimostrare un interesse ad agire concreto e attuale, non potendo limitarsi a denunciare violazioni teoriche.
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Ordinanza di assegnazione: interessi e validità
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordinanza di assegnazione crediti emessa in sede di esecuzione forzata produce interessi di pieno diritto dalla data della sua emissione. Tale effetto si produce automaticamente, anche in assenza di una specifica indicazione nel titolo esecutivo. La Corte ha inoltre confermato la validità della procura alle liti apposta su foglio separato ma congiunto all'atto, seguendo i più recenti orientamenti nomofilattici. Infine, è stata ribadita la giurisdizione del giudice ordinario per le controversie riguardanti la ritenuta d'acconto tra sostituto e sostituito d'imposta, trattandosi di un rapporto di natura privatistica.
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Rimborso IVA: la mancata impugnazione del diniego
La Corte di Cassazione ha chiarito che il contribuente perde l'interesse ad agire contro un provvedimento di sospensione del Rimborso IVA se non impugna il successivo atto di diniego definitivo. Nel caso in esame, l'Agenzia delle Entrate aveva prima sospeso e poi negato il rimborso. Poiché il contribuente non ha presentato motivi aggiunti contro il diniego, quest'ultimo è divenuto definitivo, rendendo inutile qualsiasi decisione sulla sospensione. La carenza di interesse è rilevabile d'ufficio in ogni grado di giudizio.
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Risoluzione per inadempimento e interessi legali
La Corte di Cassazione ha confermato la risoluzione per inadempimento di un contratto di compravendita immobiliare con riserva di proprietà. La disputa riguardava il mancato pagamento di numerose rate garantite da cambiali. Il punto centrale della decisione risiede nel calcolo degli interessi: in assenza di un accordo scritto, si applica esclusivamente il tasso legale. Il giudice di rinvio ha correttamente ricalcolato il debito residuo e, accertata la gravità dell'inadempimento superiore all'ottava parte del prezzo, ha disposto lo scioglimento del contratto e la restituzione del bene.
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Carenza d’interesse: ricorso inammissibile fine pena
Il ricorrente ha impugnato la revoca dell'affidamento in prova, ma è stato liberato per fine pena prima della decisione. La Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità per carenza d'interesse, escludendo la condanna alle spese.
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Cartella di pagamento: quando la motivazione è nulla
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza riguardante una cartella di pagamento IRPEF per difetto di motivazione. Il contribuente lamentava che l'atto non indicasse chiaramente i criteri di calcolo degli interessi e facesse riferimento ad atti precedenti mai notificati. La Corte ha stabilito che la cartella di pagamento deve permettere al cittadino di comprendere appieno la pretesa tributaria, specialmente quando rappresenta il primo atto con cui vengono richiesti gli interessi, specificandone decorrenza e base normativa.
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Transazione e revoca del decreto ingiuntivo
La Corte di Cassazione ha affrontato il caso di un debitore che, dopo aver ricevuto la notifica di un decreto ingiuntivo, ha stipulato una **Transazione** con il creditore. Nonostante l'accordo, il debitore ha proposto opposizione al decreto per ottenerne la revoca. I giudici di merito avevano inizialmente rigettato l'opposizione per carenza di interesse, ritenendo che l'accordo transattivo fosse già sufficiente a tutelare il debitore. La Suprema Corte ha invece stabilito che l'interesse ad agire sussiste pienamente: senza la revoca formale del decreto in sede di opposizione, il provvedimento passerebbe in giudicato, impedendo al debitore di far valere la transazione in una futura fase di esecuzione forzata.
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Estradizione e ricorso: quando manca l’interesse
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro una misura cautelare applicata in un procedimento di estradizione. Nonostante la revoca della misura e il diniego della consegna allo Stato estero, il ricorrente insisteva per la dichiarazione di nullità. La Corte ha stabilito che l'interesse all'impugnazione permane solo per fini di equa riparazione, a condizione che vi sia una specifica e personale deduzione del pregiudizio subito, elemento mancante nel caso di specie.
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Opposizione a precetto: calcolo interessi moratori
Una società creditrice ha notificato un precetto basato su un decreto ingiuntivo per il pagamento di fatture e interessi moratori. La società debitrice ha proposto opposizione a precetto contestando l'errata decorrenza degli interessi, calcolati dall'emissione delle fatture anziché dalla loro scadenza. La Corte di Cassazione ha confermato che la contestazione sulla corretta applicazione letterale del titolo esecutivo spetta al giudice dell'esecuzione. Nonostante la cessazione della materia del contendere dovuta a un altro giudizio, la valutazione della soccombenza virtuale ha giustificato la compensazione delle spese legali, poiché l'opposizione era parzialmente fondata nel merito del calcolo.
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Interesse ad impugnare: misure interdittive e 231
Una società operante nel settore degli impianti ha impugnato una misura interdittiva che le vietava di contrattare con la Pubblica Amministrazione. Nonostante la scadenza temporale della misura, il Tribunale aveva dichiarato l'appello inammissibile per carenza di interesse. La Corte di Cassazione ha invece stabilito che l'interesse ad impugnare permane se sussistono pregiudizi concreti e attuali, come l'impossibilità di ottenere la certificazione SOA o la perdita di opportunità contrattuali derivanti dalla qualifica di grave illecito professionale. La Corte ha annullato l'ordinanza, sottolineando che l'interesse va valutato in chiave utilitaristica per rimuovere le conseguenze negative prodotte dal provvedimento, anche se non più efficace.
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Interessi maggiorati: quando spettano nel risarcimento
Una automobilista ha impugnato la sentenza di appello che, pur riconoscendo la responsabilità di un altro conducente per un sinistro stradale, aveva negato il risarcimento per fermo tecnico e spese stragiudiziali. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che gli interessi maggiorati previsti dall'art. 1284 c.c. non si applicano automaticamente ai debiti di valore derivanti da illecito aquiliano. La Corte ha sottolineato che tali interessi richiedono una domanda specifica e sono tipici delle obbligazioni pecuniarie di fonte contrattuale. La ricorrente è stata inoltre condannata per lite temeraria.
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