LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Insinuazione Al Passivo

Pagina 24 di 32

Provvedimenti

Estratto di ruolo: basta per ammettere il credito?
Una società di riscossione si è vista negare l'ammissione di crediti tributari al passivo di un fallimento perché basata su un estratto di ruolo non preceduto dalla notifica della cartella. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che, ai fini dell'insinuazione al passivo fallimentare, l'estratto di ruolo è prova sufficiente del credito, essendo irrilevante la preventiva notifica della cartella di pagamento.
Continua »
Ammissione al passivo: basta l’estratto di ruolo
Un agente della riscossione ha richiesto l'ammissione al passivo in un fallimento, ma parte del credito è stata esclusa per mancata notifica della cartella di pagamento. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: per l'ammissione al passivo dei crediti tributari, l'estratto di ruolo è documento sufficiente e non è necessaria la preventiva notifica della cartella di pagamento al debitore.
Continua »
Cartella di pagamento a fallito: quando è impugnabile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che il curatore fallimentare non ha un interesse giuridico a impugnare una cartella di pagamento per tardività della notifica. Una volta dichiarato il fallimento, il credito tributario deve essere fatto valere esclusivamente tramite insinuazione al passivo. Di conseguenza, l'eventuale annullamento della cartella non impedirebbe all'ente di riscossione di presentare la domanda al passivo, rendendo l'impugnazione della cartella di pagamento un'azione priva di utilità pratica per la procedura fallimentare. La Corte ha quindi cassato la sentenza di merito senza rinvio, dichiarando la causa improponibile.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: il curatore può?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le restrizioni normative sull'impugnazione dell'estratto di ruolo non si applicano al curatore fallimentare. In un caso riguardante crediti fiscali prescritti, l'Agenzia delle Entrate sosteneva l'inammissibilità del ricorso del curatore basato su una nuova legge. La Corte ha rigettato tale tesi, affermando che il curatore ha sempre interesse a contestare immediatamente i crediti tramite l'impugnazione estratto di ruolo, poiché questa rappresenta l'unica difesa possibile all'interno della procedura concorsuale, dove la normale riscossione è sospesa.
Continua »
Estratto di ruolo: quando è impugnabile in liquidazione
Un contribuente, venuto a conoscenza di un debito fiscale solo tramite l'insinuazione al passivo nella sua liquidazione giudiziale, ha impugnato l'estratto di ruolo. Mentre i giudici di merito hanno ritenuto l'atto non impugnabile, la Corte di Cassazione ha stabilito che, in questo specifico contesto, sussiste l'interesse del contribuente a contestare la pretesa per evitare il pregiudizio derivante dall'ammissione di un debito potenzialmente inesistente. La Corte ha quindi cassato la sentenza e rinviato il caso per l'esame del merito.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: sì in liquidazione
Un contribuente, socio di una società in liquidazione giudiziale, ha contestato un estratto di ruolo presentato dall'Agente della Riscossione per l'insinuazione al passivo. Le corti di merito avevano dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, stabilendo che l'impugnazione dell'estratto di ruolo è ammissibile in questo specifico contesto. La Corte ha riconosciuto un interesse concreto e attuale del contribuente a contestare il debito per evitare che una somma non dovuta venga ammessa al passivo della procedura, causandogli un pregiudizio diretto.
Continua »
Impugnazione estratto di ruolo: sì in liquidazione
Un imprenditore in liquidazione giudiziale ha ottenuto dalla Cassazione il diritto all'impugnazione dell'estratto di ruolo. Sebbene l'estratto di ruolo non sia di norma un atto impugnabile, la Corte ha riconosciuto l'interesse ad agire del contribuente, che altrimenti avrebbe subito un pregiudizio concreto derivante dall'ammissione di un debito non dovuto al passivo della procedura.
Continua »
Incapienza patrimoniale: la prova del creditore
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che negava l'ammissione di un credito in una procedura di prevenzione patrimoniale. La Corte ha stabilito che la prova dell'incapienza patrimoniale del debitore, a carico del creditore, non costituisce una 'probatio diabolica'. È sufficiente dimostrare, tramite consultazioni di banche dati e tentativi di pignoramento infruttuosi, l'assenza di altri beni aggredibili. Il giudice non può rigettare tale documentazione definendola genericamente 'risalente nel tempo' senza una motivazione specifica, pena il vizio di travisamento della prova.
Continua »
Incapienza patrimoniale: la prova del creditore
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto che escludeva un credito dell'Ente di Riscossione dal passivo di una procedura di prevenzione. I giudici di merito avevano ritenuto non provata l'incapienza patrimoniale del debitore, definendo le prove fornite (visure e tentativi di pignoramento) come 'risalenti nel tempo'. La Cassazione ha stabilito che non si può esigere una 'probatio diabolica' dal creditore. La dimostrazione dell'insolvenza, pur essendo un onere del creditore, può essere fornita tramite prove positive, come le consultazioni delle banche dati ufficiali. Rigettare tali prove senza una motivazione specifica costituisce un vizio di travisamento e una motivazione apparente, giustificando l'annullamento con rinvio.
Continua »
Corrispondenza chiesto e pronunciato: la Cassazione
Un avvocato ha impugnato la decisione che ammetteva solo parzialmente il suo credito per onorari professionali nella liquidazione di una banca. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo la violazione del principio di corrispondenza chiesto e pronunciato, poiché il tribunale di merito aveva omesso di pronunciarsi su cinque specifiche cause. Ha invece rigettato il motivo relativo all'omesso esame di un fatto decisivo per altre pratiche, ritenute genericamente formulate. La sentenza è stata cassata con rinvio per un nuovo esame sulle domande omesse.
Continua »
Non contestazione: il silenzio non è sempre assenso
Un professionista si è visto ridurre il proprio compenso dal Tribunale, che ha applicato il principio di non contestazione per un pagamento che il professionista sosteneva di non aver mai ricevuto. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di verificare l'effettiva esistenza di una contestazione negli atti di causa e di motivare la propria conclusione. Il semplice affermare che un fatto non è stato contestato, senza esaminare le difese della parte, costituisce un vizio di motivazione. Il caso è stato rinviato al Tribunale per un nuovo esame.
Continua »
Credito di regresso: quando si ammette al passivo?
Una società, coobbligata per un debito tributario di un'altra società poi fallita, ha chiesto di ammettere al passivo il proprio potenziale credito di regresso. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, stabilendo che il diritto di regresso sorge solo con il pagamento integrale del debito. Fino a quel momento, il credito è inesistente e non può essere ammesso al passivo, neppure con riserva, in quanto non costituisce un credito condizionato.
Continua »
Prova consegna merce: basta la rimessa al vettore?
Una società fornitrice si è vista negare l'ammissione al passivo fallimentare del cliente per mancata prova della consegna. La Cassazione ha accolto il ricorso, chiarendo che, nella vendita con trasporto, la prova consegna merce è soddisfatta nel momento in cui i beni vengono affidati al vettore, come stabilito dall'art. 1510 c.c., senza necessità di dimostrarne l'arrivo a destinazione.
Continua »
Data certa e fallimento: la Cassazione fa chiarezza
Una società si è vista negare l'ammissione di un credito al passivo fallimentare di un'altra impresa. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ribadendo che una scrittura privata, per essere opponibile al fallimento, deve avere una data certa. Un semplice riferimento generico ad altri eventi nel documento non è stato ritenuto sufficiente a fornire tale prova cruciale. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per altri motivi procedurali, sottolineando il rigore formale richiesto in queste circostanze.
Continua »
Data certa: la prova nei confronti del fallimento
Una società cooperativa si è vista negare l'ammissione al passivo di un fallimento per un credito di oltre 40 milioni di euro a causa della mancanza di 'data certa' sui contratti. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice di merito ha l'obbligo di valutare ogni elemento, anche diverso dalla registrazione, idoneo a provare con certezza l'anteriorità dei documenti rispetto alla dichiarazione di fallimento. La Corte ha inoltre censurato l'omessa pronuncia su un'ulteriore richiesta di credito, cassando il provvedimento e rinviando la causa al Tribunale.
Continua »
Privilegio studio associato: Cassazione rinvia il caso
Uno studio professionale associato ha richiesto l'ammissione privilegiata di un proprio credito nel passivo di un fallimento, ma il Tribunale ha concesso solo l'ammissione in via chirografaria. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, non ha deciso il merito ma ha rinviato la causa a pubblica udienza, ritenendo necessario approfondire la questione giuridica su quando spetti il privilegio allo studio associato, in particolare sul requisito della 'pertinenza' del credito al singolo professionista che ha svolto la prestazione.
Continua »
Privilegio professionista: sì allo studio associato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7531/2024, ha stabilito che un credito vantato da uno studio professionale associato può godere del privilegio professionista in un fallimento. È necessario, però, fornire una prova rigorosa che la prestazione sia stata svolta in modo personale e prevalente da un singolo associato. La Corte ha cassato la decisione del tribunale di merito che aveva negato il privilegio basandosi su una motivazione apparente e senza valutare adeguatamente le prove fornite, rinviando il caso per un nuovo esame.
Continua »
Data certa fallimento: la Cassazione e il contraddittorio
Una banca si è vista negare l'ammissione di un credito al passivo di un'azienda fallita perché i documenti erano privi di data certa. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione, stabilendo che il giudice, prima di decidere su una questione come la mancanza di data certa nel fallimento sollevata d'ufficio, ha l'obbligo di sottoporla alle parti per garantire il rispetto del contraddittorio e del diritto di difesa. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
Continua »
Legittimazione TFR fallimento: spetta al lavoratore?
Il TFR di una lavoratrice non è stato versato dal datore di lavoro, poi fallito, al fondo pensione designato. La Corte di Cassazione ha stabilito che, di regola, la lavoratrice mantiene il diritto di reclamare tali somme nella procedura fallimentare (legittimazione TFR fallimento), a meno che non sia provata una specifica cessione del credito al fondo. La causa è stata rinviata al tribunale per accertare la natura dell'accordo.
Continua »
Legittimazione attiva lavoratore: TFR e fondi pensione
In caso di fallimento del datore di lavoro, la Corte di Cassazione stabilisce che la regola generale riconosce la legittimazione attiva lavoratore per richiedere l'insinuazione al passivo delle quote di TFR non versate al fondo di previdenza complementare. Il trasferimento del TFR si configura di norma come una delegazione di pagamento, che si scioglie con il fallimento, restituendo la titolarità del credito al lavoratore. Sarà onere del curatore fallimentare dimostrare che le parti abbiano invece pattuito una vera e propria cessione del credito a favore del fondo pensione.
Continua »