Definizione
Ordine del giudice che impone a una parte di cessare un comportamento ritenuto illecito o di astenersi dal compierlo in futuro. In questo caso, vieta l'uso del marchio e la vendita del prodotto contraffatto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 45 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 50% dei casi il ricorso è stato rigettato.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 36%
- Rigettato 50%
- Inammissibile 5%
- Altro 9%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 149%
- Civile Sez. 231%
- Civile Sez. 320%
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società titolare dei diritti economici su una nota locandina cinematografica ha citato in giudizio un'impresa che aveva pubblicato l'immagine sul proprio portale web senza alcuna autorizzazione. Dopo un primo rifiuto cautelare dovuto a carenze documentali, il tribunale d'appello cautelare ha ribaltato l'esito. La società ricorrente ha depositato il contratto di cessione originale e i relativi allegati. I documenti provavano l'acquisto esclusivo dei diritti di sfruttamento economico del disegno. L'impresa concorrente è rimasta contumace e non ha rimosso l'illustrazione, ignorando anche la diffida stragiudiziale. I giudici hanno quindi concesso la piena tutela del diritto d'autore, vietando l'ulteriore diffusione dell'opera online e fissando una penale pecuniaria per ogni giorno di eventuale ritardo nella cancellazione del file.
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La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile una seconda istanza di inibitoria in appello presentata da alcuni eredi. I ricorrenti lamentavano la vendita di un immobile a terzi come fatto nuovo, ma la Corte ha rilevato che l'alienazione era avvenuta e trascritta ben prima della precedente decisione. Per tale ragione, l'istanza è stata giudicata un abuso dello strumento processuale, con conseguente condanna al pagamento di una sanzione pecuniaria.
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La Corte d'Appello ha concesso la sospensione efficacia esecutiva di una sentenza del Tribunale di Treviso. Il provvedimento si basa sulla manifesta fondatezza dell'appello, poiché il giudice di primo grado aveva omesso l'esame di documenti cruciali riguardanti la proprietà di un automezzo e il rimborso di finanziamenti soci.
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La Corte d’Appello di Venezia ha respinto l’istanza di sospensione efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado relativa a danni da contaminazione ambientale. I giudici hanno ravvisato l'assenza di presupposti per una riforma della decisione, confermando che il termine di prescrizione decorre dalla conoscenza del danno e che non vi era prova di un pregiudizio grave e irreparabile per i debitori.
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Un Imprenditore ha accusato due Ex Dipendenti di concorrenza sleale ex dipendente. Le Ex Dipendenti, mentre lavoravano per l'Azienda Originale, hanno registrato domini web simili e, dopo aver lasciato, hanno contattato i clienti dell'ex datore di lavoro, sfruttando informazioni riservate acquisite durante il rapporto. Hanno così sviato una parte significativa della clientela. I tribunali di merito hanno riconosciuto la concorrenza sleale, condannando le Ex Dipendenti al risarcimento danni. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che l'utilizzo di dati aziendali riservati per ottenere un indebito vantaggio competitivo costituisce concorrenza sleale, anche in assenza di un patto di non concorrenza. Il ricorso delle Ex Dipendenti è stato respinto.
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Una nota casa di moda ha contestato la commercializzazione di calzature femminili da parte di un produttore concorrente. I prodotti replicavano la forma, le borchie e le combinazioni cromatiche del modello originale. La Corte di Cassazione ha confermato la sussistenza della tutela per il marchio di forma di fatto e l'illecito di imitazione servile. Gli elementi decorativi e la costante promozione pubblicitaria hanno conferito al prodotto un'elevata capacità identificativa presso il pubblico. La Suprema Corte ha dichiarato legittimi il divieto di vendita e l'ordine di pubblicazione della sentenza. Il ricorso del produttore concorrente è stato integralmente rigettato con la condanna al pagamento delle spese di lite.
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Una società attiva nel settore dell'abbigliamento acquista una registrazione estera e tenta di registrare in Italia il segno distintivo per i servizi di trasporto aereo, diffidando una nota compagnia aerea. L'aerolinea dimostra di aver utilizzato tale denominazione e il rispettivo sito web da molti anni prima della nuova registrazione. Il Tribunale prima e la Corte d'Appello poi accertano il preuso del marchio da parte della compagnia di trasporti. I giudici dichiarano nullo il marchio registrato tardivamente dalla società tessile per difetto di novità, inibiscono l'invio di diffide e dispongono il risarcimento danni e il trasferimento del dominio web all'aerolinea. La Corte di Cassazione conferma integralmente la decisione, rigettando il ricorso dell'azienda di moda.
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Una società italiana cita in giudizio una ditta estera per concorrenza sleale, contestando la vendita di componenti industriali con un marchio di certificazione di sicurezza scaduto. L'azienda straniera sostiene che i giudici italiani non possano valutare le vendite avvenute al di fuori del territorio nazionale. La Corte di Cassazione respinge l'impugnazione della ditta estera e stabilisce un principio fondamentale: una volta accertata la giurisdizione italiana, il tribunale nazionale può sanzionare gli atti di concorrenza sleale commessi all'estero che hanno causato danni all'impresa italiana, applicando le norme sulla responsabilità extracontrattuale internazionale.
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Una società sportiva ha inserito la foto di un ex atleta su una locandina promozionale senza il suo consenso. L'atleta ha ottenuto dal tribunale il divieto di divulgazione della propria figura e una penale economica giornaliera per ogni violazione. La società non ha rimosso l'immagine dal web e ha contestato le somme richieste con atto di precetto. I giudici di merito hanno respinto l'opposizione, confermando l'uso illecito dell'immagine e la validità delle penali maturate. La Corte di Cassazione ha dichiarato improcedibile il ricorso della società per mancato deposito della copia notificata della sentenza precedente. La società sportiva perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Un'azienda dolciaria ha subito una condanna per contraffazione del marchio per aver venduto prodotti con una denominazione e un packaging confondibili con quelli della ditta titolare del segno originario. Nonostante l'azienda avesse formalmente modificato il nome della torta nelle fatture commerciali, ha continuato a mantenere la dicitura protetta sulle confezioni destinate alla grande distribuzione. I giudici di merito hanno quindi vietato ogni ulteriore utilizzo del nome e condannato l'impresa al risarcimento dei danni patrimoniali e dei costi necessari a ripristinare l'immagine del brand degradato. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda dolciaria e confermato integralmente le condanne risarcitorie, ribadendo che il danno all'immagine sussiste anche se il titolare del marchio non commercializza direttamente il prodotto in quel momento.
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Il Tribunale di Firenze ha confermato diverse misure protettive CNC per una società in crisi impegnata in un percorso di risanamento. Il giudice ha disposto la sospensione dei rimborsi dei finanziamenti bancari, il divieto di segnalazioni alla Centrale Rischi e l'inibitoria all'escussione delle garanzie statali, rigettando però la tutela sulle fideiussioni personali.
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Il caso riguarda la contraffazione di marchio figurativo noto nel settore della certificazione vegana. Il Tribunale ha accertato l'uso illecito di un segno grafico simile da parte di un'azienda alimentare, condannandola al risarcimento danni basato sul prezzo del consenso, valorizzando la forza e la notorietà del segno originale nonostante la diversità dei settori operativi.
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La Corte d’Appello di Trieste ha sospeso l'efficacia esecutiva di una condanna da 1,8 milioni di euro. La decisione si basa sulla fondatezza del disconoscimento scrittura privata operato dall'appellante, precedentemente ignorato dal Tribunale. La Corte ha chiarito che il disconoscimento è stato tempestivo e specifico, rendendo il documento provvisoriamente inutilizzabile.
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La Corte d'Appello di Trieste ha negato la sospensione efficacia esecutiva di una sentenza di primo grado che ordinava il rilascio di alcuni immobili. La decisione si fonda sull'assenza di manifesta fondatezza dell'appello e sulla natura prevedibile dei danni lamentati dall'occupante, rendendo l'istanza di inibitoria non accoglibile secondo i parametri normativi.
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Un cittadino straniero ha richiesto la sospensione di un provvedimento di espulsione invocando il diritto alla vita familiare. Il Tribunale ha tuttavia confermato l'espulsione e pericolosità sociale del soggetto, evidenziando come le recenti condotte criminali, tra cui atti di stalking e revenge porn, prevalgano sulla tutela del matrimonio, specialmente a fronte di un'integrazione sociale e familiare ritenuta non solida.
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Il Tribunale ha accolto il ricorso di una società per la tutela del proprio segreto industriale, ordinando il sequestro di dati e codici sorgente sottratti da un ex dipendente. Grazie a una perizia tecnica, è stato accertato il riutilizzo del know-how aziendale in progetti sviluppati per un nuovo datore di lavoro, portando all'applicazione di inibitorie e penali economiche.
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La Corte d'Appello ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in un giudizio riguardante un'azione di manutenzione immobiliare. Dopo l'impugnazione della sentenza di primo grado, le parti hanno raggiunto un accordo transattivo extragiudiziale. Il Collegio ha rilevato il venir meno dell'interesse ad agire e ha compensato le spese legali secondo la concorde volontà dei contendenti.
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La Corte d'Appello di Trento ha dichiarato inammissibile la reiterata istanza di inibitoria in appello proposta da una parte. La decisione si fonda sul fatto che l'elemento di novità addotto, ovvero una visura camerale, era già disponibile durante il primo grado. Poiché il documento è inammissibile ai sensi dell'art. 345 c.p.c., non può giustificare una nuova istanza di sospensione, mancando fatti sopravvenuti reali.
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Un'Azienda notifica un atto di precetto a un Ex Collaboratore per incassare una penale, contestando la violazione del divieto di diffondere informazioni riservate. L'Ex Collaboratore propone opposizione a precetto e ottiene la cancellazione della pretesa nei primi gradi di giudizio. L'Azienda presenta ricorso in Cassazione conteggiando la pausa estiva dei termini processuali. La Suprema Corte dichiara il ricorso inammissibile per tardività. Nella materia di opposizione a precetto e sospensione feriale la legge non prevede alcuna pausa estiva: i termini processuali continuano a correre anche in agosto. L'Azienda perde definitivamente la causa ed è condannata al pagamento di oltre 13.000 euro di spese legali.
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La Federazione delle Acque Minerali ha citato in giudizio l'Azienda di Rubinetteria per concorrenza sleale e pubblicità ingannevole, contestando l'uso dei termini "pura" e "purezza" per l'acqua di rubinetto e l'uso di slogan comparativi. Sebbene la Cassazione abbia escluso l'esclusività del termine "purezza" per le acque minerali, ha accolto il ricorso della Federazione su punti decisivi. La Corte ha stabilito che l'Azienda deve attivarsi per rimuovere gli slogan vietati anche dai siti web gestiti da terzi e che i giudici d'appello hanno erroneamente escluso le prove testimoniali sulla continuazione dell'illecito. Inoltre, la quantificazione del danno deve considerare la rappresentanza delle trentanove imprese associate alla Federazione. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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