Definizione
Condizione di un atto giuridico che non produce gli effetti previsti dall'ordinamento.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 118 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 37% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 37%
- Rigettato 29%
- Inammissibile 19%
- Estinto 7%
- Altro 8%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 147%
- Penale Sez. 129%
- Civile Sez. 324%
Precedenti più richiamati
- Corte cost. 234/1998in 3 provvedimenti
- Cass. 2659/2017in 3 provvedimenti
- Corte cost. 248/2014in 4 provvedimenti
- Cass. 17290/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 605/2013in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Una società subisce la dichiarazione di fallimento il 26 gennaio 2012. Il 31 gennaio 2012 affluiscono sui suoi conti bancari bonifici e versamenti per quasi un milione di euro. La sentenza viene iscritta nel Registro delle Imprese solo il 20 febbraio 2012. La banca trattiene le somme, sostenendo che gli effetti verso i terzi decorrano unicamente dall'iscrizione camerale. La Curatela promuove azione per far valere l'inefficacia dei pagamenti eseguiti dopo il fallimento. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'istituto di credito a restituire l'intero importo. I giudici chiariscono che i creditori non sono considerabili terzi estranei, pertanto l'inefficacia scatta retroattivamente dalla data di pubblicazione della sentenza di apertura del concorso.
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Il Tribunale di Roma ha affrontato un caso di notifica decreto ingiuntivo tardiva, avvenuta oltre il termine legale di 60 giorni. Sebbene il decreto sia stato dichiarato inefficace, il Giudice ha esaminato il merito della pretesa creditoria relativa a forniture elettriche insolute. Poiché il debito è stato provato tramite contratto e fatture non contestate specificamente, l'opponente è stato comunque condannato al pagamento di oltre 45.000 euro.
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I Creditori hanno contestato una compravendita immobiliare tra il Debitore e l'Acquirente, ritenendola un tentativo fraudolento di sottrarre beni al recupero crediti tramite un prezzo irrisorio. Hanno chiesto l'applicazione dell'azione revocatoria per dichiarare l'inefficacia dell'atto. Il Tribunale aveva dato loro ragione, ma la Corte d'Appello ha ribaltato la decisione. In Cassazione, i Creditori hanno rinunciato al ricorso, portando all'estinzione del giudizio. La Suprema Corte ha quindi preso atto della rinuncia, senza entrare nel merito della controversia sull'azione revocatoria, e ha compensato le spese.
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Un'Azienda Creditrice aveva iscritto un'ipoteca giudiziale sui beni di un'Azienda Debitore nei novanta giorni precedenti la domanda di concordato preventivo di quest'ultima. Il concordato non ebbe successo e l'Azienda Debitore fallì. L'Azienda Creditrice chiedeva il riconoscimento del privilegio ipotecario nel fallimento. Il Tribunale aveva negato, applicando l'inefficacia dell'ipoteca giudiziale prevista per il concordato. La Corte di Cassazione ha ora stabilito che l'articolo 168, comma 3, della Legge Fallimentare, che sancisce l'inefficacia delle ipoteche iscritte nei novanta giorni prima del concordato, non si applica se il concordato preventivo fallisce e si apre il fallimento. In questo caso, valgono le regole del fallimento. L'Azienda Creditrice ha ottenuto il riconoscimento della sua ipoteca.
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Un'azienda in Amministrazione Straordinaria ha pagato un debito di una sua controllata a un fornitore. La procedura concorsuale ha chiesto di dichiarare l'inefficacia pagamenti in amministrazione straordinaria. La Corte d'Appello ha accolto, qualificando il pagamento come atto gratuito perché l'azienda che ha pagato non ha dimostrato un vantaggio economico concreto. Il fornitore ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che il pagamento non era gratuito data la prassi tra società del gruppo. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che il pagamento del debito altrui da parte di un terzo è gratuito se il pagante non riceve un vantaggio economico diretto e provabile, anche tra società collegate.
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Una società creditrice italiana ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una ditta con sede a Londra per forniture non pagate. La notifica è avvenuta nel Regno Unito secondo il Regolamento europeo, tramite deposito nella cassetta postale certificato dalle autorità locali. La debitrice ha chiesto al Tribunale italiano la dichiarazione di inefficacia del decreto ingiuntivo, lamentando la mancata conoscenza effettiva dell'atto. Il Tribunale ha accolto la richiesta, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato il verdetto. La Suprema Corte ha stabilito che la procedura di inefficacia si applica solo in caso di totale inesistenza o mancata spedizione della notifica. Se la notifica rispetta le leggi del Paese estero di ricezione, il titolo resta valido e l'eventuale vizio deve essere fatto valere unicamente con l'opposizione tardiva.
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Una comproprietaria acquista una quota di immobile tramite scrittura privata firmata dal figlio della titolare, presentatosi come delegato senza reale procura. Alla morte della madre, il figlio diventa erede universale e chiede la quota dei canoni di locazione, eccependo l'invalidità della vendita per mancanza della procura che egli stesso avrebbe dovuto avere. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso della comproprietaria: la figura del falso rappresentante ed erede non può beneficiare del proprio difetto di potere per annullare l'atto. Chi vende una quota senza delega e poi eredita i diritti del rappresentato rimane automaticamente vincolato al contratto stipulato, secondo i principi di correttezza e buona fede.
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Un'acquirente stipula un compromesso con una società costruttrice per l'acquisto di un immobile. Successivamente scopre che parte del compendio è stata venduta a terzi e avvia una causa legale. La società eccepisce che la firma sul documento appartiene a un soggetto privo di poteri rappresentativi. La Corte d'Appello dichiara il contratto nullo per assenza di consenso. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: la firma di un rappresentante senza poteri rende il contratto temporaneamente inefficace e non nullo. La ratifica del contratto preliminare può avvenire anche per iscritto tramite atti processuali, come la richiesta della società di risolvere la vendita, l'incasso degli acconti o lettere commerciali. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'acquirente e rinvia la causa per un nuovo esame dei documenti.
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Un pensionato ha presentato un ricorso d'urgenza per bloccare le trattenute sulla propria pensione, ritenendo il sequestro originario ormai inefficace. Tuttavia, il Tribunale ha rigettato la domanda per carenza di periculum in mora, evidenziando come l'attesa di diciotto mesi prima di agire e la mancanza di prove circa l'indigenza economica rendano il pregiudizio non imminente né irreparabile.
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Una società cedente contestava il decreto ingiuntivo emesso a favore di un dipendente per retribuzioni arretrate, nate dopo una cessione di ramo d'azienda illegittima. L'azienda sosteneva che gli accordi transattivi stipulati dal dipendente con la nuova azienda cessionaria e l'incentivo all'esodo dovessero estinguere o ridurre il credito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso aziendale. I giudici hanno chiarito che l'annullamento della cessione crea due vicende distinte: un rapporto di fatto con l'azienda ricevente e la piena continuità giuridica con il datore cedente originario. Di conseguenza, il lavoratore ha pieno diritto a percepire tutte le retribuzioni ordinarie dall'azienda originaria, senza alcuna detrazione.
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Una lavoratrice ottiene un decreto ingiuntivo contro la propria azienda cedente per il pagamento di stipendi arretrati e tredicesima. Una precedente sentenza definitiva ha accertato che la cessione di ramo d'azienda verso una nuova impresa era del tutto illegittima. L'azienda cedente sostiene che la successiva risoluzione del rapporto tra la dipendente e la società acquirente cancelli ogni dovere retributivo. La Corte di Cassazione respinge il ricorso dell'azienda. La dichiarazione di inefficacia del trasferimento mantiene in vita il legame originario con la cedente. Le vicende successive con l'impresa cessionaria non toccano il rapporto contrattuale originario. Il datore cedente deve versare le retribuzioni piene alla lavoratrice senza sconti o compensazioni.
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L'Agenzia delle Dogane contesta a una società estera il mancato versamento dell'imposta unica sulle scommesse per gli anni 2010 e 2011. La Commissione Tributaria Regionale annulla l'accertamento relativo al 2010 favorendo la società. Nonostante la vittoria sostanziale, la società impugna la decisione in Cassazione. La Corte Suprema dichiara inammissibile il ricorso della società per difetto di interesse, poiché ha già ottenuto l'annullamento dell'atto fiscale. Di conseguenza, il ricorso incidentale proposto dall'amministrazione finanziaria diventa inefficace. Le spese processuali vengono interamente compensate tra le parti.
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Un cittadino straniero, accusato di tentato omicidio, riceve un'ordinanza di custodia cautelare in carcere scritta esclusivamente in italiano, nonostante non conosca la lingua. La traduzione dell'ordinanza cautelare viene notificata solo dopo quasi tre mesi. La difesa eccepisce la perdita di efficacia della misura per il grave ritardo, ma i giudici di merito respingono l'istanza, ritenendo che il ritardo sposti solo i termini per l'impugnazione. La Corte di Cassazione, rilevando un profondo contrasto giurisprudenziale sulle conseguenze della tardiva traduzione dell'ordinanza cautelare (se comporti nullità, inefficacia o semplice differimento dei termini), rimette la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva.
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Il Tribunale di sorveglianza ha dichiarato inefficace l'ordinanza di ammissione all'affidamento in prova ai servizi sociali concessa a un condannato per bancarotta. Prima dell'inizio della misura, l'uomo è stato colpito da custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere e usura. La Cassazione ha rigettato il ricorso del condannato, confermando che l'affidamento in prova ai servizi sociali non può essere semplicemente sospeso se non è mai iniziato con la firma del verbale d'impegno. Inoltre, la Suprema Corte ha ritenuto legittimo il diniego della detenzione domiciliare, evidenziando l'autonomia del giudice di sorveglianza nel valutare il concreto rischio di recidiva rispetto alle decisioni del giudice cautelare. Il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Una banca ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro una società di persone ormai cancellata e i suoi soci garanti. Il Socio Garante ha chiesto al Tribunale di dichiarare l'inefficacia del decreto ingiuntivo perché non notificato a tutti i soci della società estinta. Il Tribunale ha respinto la richiesta. Il Socio Garante ha quindi proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il provvedimento che rigetta l'istanza di inefficacia non è definitivo, poiché il debitore può ancora proporre una causa ordinaria per far valere le sue ragioni. Di conseguenza, non è possibile impugnare direttamente questo rifiuto davanti alla Corte di Cassazione.
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Il Questore ha imposto a un tifoso il divieto di accesso alle manifestazioni sportive per otto anni, con l'obbligo di presentarsi in Questura per cinque anni. Il Giudice per le indagini preliminari ha convalidato la misura, ma senza indicare l'orario della firma sul provvedimento. Il tifoso ha fatto ricorso in Cassazione contestando l'impossibilità di verificare il rispetto del termine di quarantotto ore per la decisione del giudice. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che la mancata indicazione dell'orario impedisce il controllo sulla tempestività della misura. Di conseguenza, la Corte ha annullato senza rinvio l'ordinanza, dichiarando l'inefficacia dell'obbligo di firma. La convalida del DASPO è quindi nulla per vizio di forma.
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Il Tribunale di Milano ha accolto l'azione revocatoria ordinaria promossa da un Curatore per dichiarare inefficace la vendita di immobili di pregio effettuata da una società prima del fallimento. L'operazione, avvenuta a favore della coniuge dell'amministratore senza l'effettivo versamento del prezzo, è stata ritenuta un atto volto a sottrarre garanzie ai creditori in presenza di ingenti debiti pregressi.
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Un tifoso ha impugnato il provvedimento di DASPO con obbligo di firma, contestando il mancato rispetto del termine di quarantotto ore da parte del Pubblico Ministero per richiedere la convalida del DASPO. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la misura non perde efficacia se il Giudice per le indagini preliminari emette il provvedimento di convalida entro il termine complessivo di novantasei ore dalla notifica all'interessato. Il termine intermedio del Pubblico Ministero non ha infatti una sanzione autonoma di inefficacia.
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Un lavoratore contesta la cessazione del rapporto di lavoro, sostenendo di essere stato licenziato verbalmente. Il datore di lavoro afferma invece che il dipendente si sia dimesso spontaneamente. La Corte d'Appello dà ragione all'azienda per mancanza di prove sul licenziamento. La Corte di Cassazione ribalta la decisione: dal 2015, le dimissioni del lavoratore sono valide solo se presentate tramite la procedura di dimissioni telematiche sul portale del Ministero del Lavoro, a pena di inefficacia. Di conseguenza, in assenza della procedura online, le dimissioni informali non hanno alcun valore legale. La Suprema Corte accoglie il ricorso del lavoratore e rinvia la causa per un nuovo giudizio.
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Una società immobiliare ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che dichiarava inefficace la cessione di un ramo d'azienda in suo favore, ordinandone la restituzione al fallimento di una società di distribuzione. Prima dell'udienza in Cassazione, la società ricorrente ha presentato formale rinuncia al ricorso per cassazione, accettata dalla controparte. La Suprema Corte ha preso atto dell'accordo tra le parti e ha dichiarato l'estinzione del giudizio senza pronunciare condanne sulle spese processuali. Di conseguenza, la sentenza d'appello diventa definitiva e il ramo d'azienda deve essere restituito al fallimento.
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