LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

LexCEDpedia

Indennità Per Attività Fuori Sede

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità per attività fuori sede: vittoria dei dipendenti
Tre dipendenti hanno richiesto all'azienda datrice di lavoro l'indennità per attività fuori sede prevista da un accordo sindacale del 2009. I lavoratori svolgevano mansioni di supporto tecnico-amministrativo presso gli uffici comunali distaccati e chiedevano il riconoscimento del buono pasto giornaliero di 5,16 euro. La società si è opposta, sostenendo che l'accordo escludesse tale collocazione e proponendo ricorso per Cassazione contro la sentenza favorevole ai dipendenti. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso dell'azienda: l'interpretazione dei contratti aziendali spetta esclusivamente al giudice di merito quando la motivazione risulta logica e coerente. I dipendenti hanno così confermato il diritto a percepire i buoni pasto per ogni giorno di effettivo servizio fuori sede.
Continua »
Indennità per attività fuori sede: azienda perde in Cassazione
Un'azienda ha impugnato la decisione che la condannava a pagare a un dipendente l'indennità per attività fuori sede, prevista da un accordo aziendale del 2009 sotto forma di buoni pasto. L'azienda sosteneva che tale indennità spettasse solo ai lavoratori inviati in missione temporanea e non a chi lavorava stabilmente in una sede distaccata. La Corte d'Appello ha invece interpretato l'accordo a favore del lavoratore. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Se l'interpretazione scelta è logica e plausibile, la Cassazione non può sostituirla con un'altra versione solo perché più favorevole all'azienda. Vince quindi il lavoratore, che mantiene il diritto all'indennità.
Continua »
Indennità per attività fuori sede: l’azienda perde in Cassazione
Una dipendente ha richiesto il pagamento dei buoni pasto dovuti come indennità per attività fuori sede, avendo lavorato presso un ufficio del condono edilizio esterno alla sede aziendale principale. La richiesta si fondava su un accordo aziendale del 2009. L'Azienda si è opposta, sostenendo che l'indennità spettasse solo ai lavoratori inviati temporaneamente in missione. Sia il Tribunale sia la Corte d'Appello hanno dato ragione alla lavoratrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Azienda, confermando che l'interpretazione dei contratti spetta esclusivamente ai giudici di merito. L'Azienda perde definitivamente la causa e deve pagare le spese legali.
Continua »