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Indennità di servizio estero

Definizione

Un compenso aggiuntivo pagato per coprire le maggiori spese e i disagi di chi lavora temporaneamente fuori dall'Italia.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indennità di servizio estero: non è un diritto automatico per il Lavoratore
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un Lavoratore che chiedeva il riconoscimento dell'Indennità di servizio estero per il suo impiego in Belgio presso un Ente Pubblico. Il Lavoratore sosteneva di avere diritto a tale compenso per il periodo di lavoro all'estero. La Corte ha stabilito che l'Indennità di servizio estero non è un diritto automatico. Essa dipende da specifiche norme contrattuali o legali che ne prevedano l'erogazione, e non dalla sola residenza formale o dai dati fiscali. Il Lavoratore non ha dimostrato la sussistenza dei requisiti necessari. La Corte ha quindi rigettato il ricorso del Lavoratore, condannandolo al pagamento delle spese legali.
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Indennità di servizio estero: spetta con mansioni superiori
Una dipendente del Ministero ha svolto mansioni superiori di gestione contabile all'estero per diversi anni. La lavoratrice ha richiesto l'adeguamento economico della retribuzione e della relativa indennità di servizio estero in base alle mansioni effettivamente esercitate. Il Ministero ha impugnato la decisione favorevole alla lavoratrice, sostenendo che l'indennità non ha natura retributiva e richiederebbe la prova concreta dei maggiori oneri sostenuti. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Ministero. I giudici hanno chiarito che, ai fini del calcolo della quota variabile dell'indennità, occorre guardare alle mansioni superiori concretamente svolte e alla sede di servizio. Il dipendente non deve provare i singoli costi sostenuti, in quanto determinati in modo forfettario dai decreti ministeriali. La dipendente vince la causa e il Ministero viene condannato al pagamento delle spese legali.
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Retribuzione globale di fatto: l’indennità estera non spetta
Una lavoratrice, dopo che il suo licenziamento è stato dichiarato illegittimo, ha chiesto che nel risarcimento del danno venisse calcolata anche l'indennità di servizio estero. La Corte di Cassazione ha rigettato la richiesta, stabilendo che tale indennità non rientra nella retribuzione globale di fatto. Questo emolumento ha infatti natura risarcitoria e serve solo a compensare le maggiori spese del vivere all'estero, non a pagare la prestazione lavorativa in sé. Di conseguenza, chi viene licenziato non può pretendere questa indennità nel calcolo delle somme dovute per il periodo di inattività, specialmente se era già stato trasferito in Italia. La lavoratrice ha perso il ricorso e le spese di giudizio sono state compensate.
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