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Indagine dattiloscopica

Definizione

Procedimento di investigazione scientifica che si basa sull'analisi delle impronte digitali per l'identificazione di una persona.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Indagine dattiloscopica: l’impronta interna condanna per furto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo condannato per furto semplice su un'autovettura. La prova decisiva è stata fornita da un'indagine dattiloscopica che ha rilevato le impronte digitali dell'imputato sul lato interno del finestrino del veicolo, con oltre sedici punti di coincidenza. La difesa aveva contestato la valutazione delle prove, lamentando la mancata analisi di altre impronte sull'auto. I giudici hanno stabilito che la presenza di impronte all'interno del finestrino esclude l'ipotesi di un contatto accidentale da parte di un passante, confermando la colpevolezza del ricorrente e condannandolo anche al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria.
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Indagine dattiloscopica: l’impronta digitale incastra i rapinatori
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per rapina aggravata e ricettazione a carico di due soggetti. Il Secondo Imputato contestava la validità dell'indagine dattiloscopica che aveva riscontrato la corrispondenza di 23 minuzie. La Suprema Corte ha ribadito che la corrispondenza di almeno 16 o 17 punti d'impronta digitale garantisce la certezza dell'identificazione, costituendo piena prova di colpevolezza. Il Primo Imputato contestava invece l'identificazione fotografica e fisionomica. I giudici hanno rigettato le doglianze, valorizzando la corrispondenza dei tratti somatici rilevata dai carabinieri e dai RIS, oltre al rinvenimento di foto sui social network che lo ritraevano con gli stessi occhiali usati durante la rapina. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso del Primo Imputato e dichiarato inammissibile quello del Secondo Imputato, confermando le condanne e disponendo il pagamento delle spese processuali.
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Truffa all’anziana: condannato solo con le impronte digitali
Un uomo viene condannato per truffa aggravata ai danni di una persona anziana. L'unica prova schiacciante a suo carico è un'impronta digitale lasciata nell'abitazione della vittima. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, sostenendo l'insufficienza di tale elemento. La Corte Suprema, però, rigetta il ricorso e conferma la condanna. Viene stabilito il principio secondo cui il grande **valore probatorio delle impronte digitali** è tale che, se vengono individuati almeno 16 punti caratteristici uguali, l'impronta costituisce piena prova della colpevolezza, anche in assenza di altri elementi a supporto. La presenza dell'imputato sulla scena del crimine, non giustificata, diventa così prova della sua partecipazione al reato.
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Ricorso inammissibile: perché la Cassazione lo respinge
Un'ordinanza della Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile avverso una condanna per ricettazione. L'imputato, condannato sulla base di prove dattiloscopiche, ha riproposto in Cassazione motivi già respinti in appello. La Corte ha ribadito che non è possibile una nuova valutazione dei fatti in sede di legittimità e ha chiarito che la scelta del rito abbreviato non giustifica la concessione delle attenuanti generiche, in quanto già premiata con una riduzione di pena.
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