Il caso riguarda un uomo sottoposto alla misura della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno, accusato di aver violato le prescrizioni imposte dal giudice. Il ricorrente sosteneva che, non avendo violato direttamente l'obbligo di dimora ma altre regole della misura, dovesse applicarsi una sanzione più lieve. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi, confermando che la violazione di qualsiasi prescrizione collegata alla sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno fa scattare il reato più grave previsto dall'articolo 75, comma 2, del Codice Antimafia. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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