Un uomo, condannato in primo grado per il reato di ricettazione, ha presentato appello contro la sentenza. La Corte d'Appello ha però respinto la sua richiesta, dichiarandola inammissibile perché depositata quasi sette mesi dopo la scadenza del termine legale. L'imputato ha allora proposto ricorso in Cassazione, ma anche in questo caso i giudici hanno confermato la decisione precedente. La Suprema Corte ha sancito l'inammissibilità dell'appello tardivo, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione di 3.000 euro per aver agito con colpa, senza contestare validamente le prove del ritardo.
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