Tre dipendenti aeroportuali erano stati condannati per furto aggravato in concorso di carburante, basandosi su riprese video che li mostravano mentre movimentavano taniche avvolte in cellophane nero. La difesa ha dimostrato che tali azioni rientravano nelle normali mansioni lavorative (smaltimento rifiuti e rifornimento d'emergenza) e che non vi era alcuna prova di effettivo ammanco di gasolio o di uscita del carburante dall'aeroporto nelle date contestate. La Corte di Cassazione ha accolto i ricorsi, evidenziando l'assenza di prove sia sull'effettiva sottrazione della merce sia sull'esistenza di un accordo criminoso con il coordinatore (arrestato in un'altra occasione). La Suprema Corte ha quindi annullato la condanna senza rinvio perché il fatto non sussiste, scagionando completamente i lavoratori.
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