Definizione
Espressione latina che indica la fase di esecuzione della pena, successiva alla condanna definitiva.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 397 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2019–2026). Nel 44% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 35%
- Rigettato 20%
- Inammissibile 44%
- Altro 1%
Provvedimenti per anno
2019
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Penale Sez. 161%
- Penale Sez. 734%
- Penale Sez. 55%
Precedenti più richiamati
- Cass. 1060/1992in 14 provvedimenti
- Cass. 5518/1995in 14 provvedimenti
- Cass. 2229/1994in 14 provvedimenti
- Cass. 28762/2023in 15 provvedimenti
- Cass. 12914/2022in 9 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Un condannato richiede l'applicazione del reato continuato per unificare le pene di due condanne definitive per associazione mafiosa. La prima condanna riguardava fatti commessi fino al 1993, mentre la seconda puniva condotte svolte tra il 2016 e il 2018, dopo ventidue anni ininterrotti di reclusione carceraria. La difesa sostiene l'identità del sodalizio criminale originario. I giudici di merito e la Corte di Cassazione respingono la richiesta. Il lungo arco temporale di detenzione, la concessione dei benefici penitenziari per buona condotta e le riscontrate difficoltà pratiche del reo nel reinserirsi nel gruppo escludono un piano criminoso unitario deliberato fin dall'inizio. I nuovi illeciti costituiscono una decisione criminale autonoma ed estemporanea. Il condannato perde il ricorso e deve pagare le spese del procedimento penale.
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Un condannato ha richiesto il riconoscimento del reato continuato in sede esecutiva per unificare le pene di due condanne definitive, pronunciate per fatti commessi a quindici mesi di distanza e in luoghi differenti. Il Tribunale di sorveglianza ha rigettato la richiesta, rilevando l'assenza di un progetto delittuoso unitario preordinato e valorizzando una dichiarazione dell'uomo, il quale aveva definito uno dei fatti come un errore estemporaneo. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto dichiarando il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la distanza temporale e geografica, unita alla mancanza di prove concrete su una pianificazione iniziale comune, impedisce l'applicazione del beneficio.
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Un Tribunale aveva dichiarato inammissibile la richiesta della Procura di revoca della sospensione condizionale concessa a un imputato. Secondo il giudice dell'esecuzione, la legge non gli consentiva di cancellare il beneficio concesso a chi aveva già precedenti condanne a pena detentiva. La Procura ha impugnato il provvedimento dinanzi alla Corte di Cassazione, evidenziando il contrasto con i principi costituzionali e la mancata verifica del fascicolo processuale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso della Procura. I giudici hanno chiarito che il giudice dell'esecuzione può disporre la revoca della sospensione condizionale se il beneficio deriva da un errore sui precedenti penali, purché il giudice del processo ignorasse tali precedenti. Di conseguenza, la Corte ha annullato l'ordinanza e ha ordinato una nuova valutazione previa acquisizione del fascicolo.
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Un condannato per associazione mafiosa e per un grave fatto di omicidio ha richiesto il reato continuato in executivis dinanzi al giudice dell'esecuzione per ottenere uno sconto di pena. Il richiedente sosteneva che l'omicidio servisse a rafforzare la propria posizione di vertice nel sodalizio. I giudici hanno respinto l'istanza. L'omicidio, pur eseguito con l'assenso dei vertici criminali, traeva origine da una faida familiare della suocera del condannato. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto. Il vincolo della continuazione non può operare per delitti nati da circostanze estemporanee e motivazioni private, del tutto estranee all'originario programma del sodalizio mafioso.
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Due risparmiatori citano l'intermediario postale per ottenere il rimborso o il risarcimento di tredici buoni fruttiferi postali ormai prescritti. I sottoscrittori lamentano la mancata consegna del foglio informativo analitico e l'assenza della data esatta di scadenza sul titolo cartaceo, circostanze che avrebbero impedito la tempestiva riscossione. Il Tribunale respinge le domande per intervenuta prescrizione decennale. La Corte d'Appello accoglie invece la richiesta risarcitoria, punendo la violazione dei doveri informativi dell'ente. La Corte di Cassazione ribalta la decisione e nega ogni indennizzo ai clienti. I giudici stabiliscono che la mancata consegna del foglio informativo non genera diritto al risarcimento. I decreti ministeriali pubblicati in Gazzetta Ufficiale integrano automaticamente il contratto e stabiliscono la scadenza. Non sussiste alcun legame di causa tra l'omessa informazione e la prescrizione del credito maturata per inerzia del risparmiatore.
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Un uomo condannato all'ergastolo per molteplici omicidi ha presentato un incidente di esecuzione per ottenere il riconoscimento del reato continuato. Il ricorrente chiedeva la riduzione della pena a trenta anni di reclusione, sostenendo che i delitti erano avvenuti a breve distanza temporale e nel contesto della sua attività criminale di sicario. Il giudice dell'esecuzione ha respinto l'istanza. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando l'ergastolo e condannando il richiedente al pagamento delle spese e di tremila euro alla cassa delle ammende. I giudici hanno chiarito che la semplice reiterazione delle condotte o la qualifica di killer non dimostrano un disegno delittuoso unitario. Chi invoca il beneficio deve provare una preventiva e specifica programmazione di tutti i reati.
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Il Condannato ha presentato ricorso per ottenere la rideterminazione della pena per reati legati agli stupefacenti e una diversa unificazione delle sanzioni inflitte. Il Giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta poiché la modifica del trattamento sanzionatorio era già avvenuta durante il giudizio ordinario e le norme sul cumulo invocate erano errate. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile l'impugnazione a causa della genericità delle censure sollevate. Di conseguenza, il ricorrente ha perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un Condannato ha chiesto di ricalcolare la pena da scontare, volendo che un lungo periodo di detenzione già subito fosse considerato per una nuova condanna che includeva un reato continuato. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, poiché la detenzione pregressa era avvenuta prima della commissione dei reati della nuova condanna. La Cassazione ha confermato questa decisione, ribadendo che per la fungibilità della pena, il reato continuato va trattato come più reati distinti. Solo la detenzione successiva alla commissione del reato è computabile. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un condannato ha richiesto l'applicazione della continuazione tra reati nella fase di esecuzione della pena. L'interessato sosteneva che la serie di condanne per contraffazione derivasse da un unico piano delinquenziale. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la domanda. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici supremi hanno chiarito che commettere reati della stessa tipologia lungo un ampio arco temporale dimostra una generica propensione a delinquere. Questa abitudine criminale non coincide con la continuazione tra reati, la quale richiede la preventiva deliberazione di singoli e precisi episodi illeciti. Il ricorrente deve versare le spese e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Una persona, già condannata per diversi reati unificati in continuazione, ha chiesto al giudice dell'esecuzione la sospensione condizionale della pena anche per una nuova condanna. Il giudice dell'esecuzione ha respinto la richiesta, sostenendo che tale beneficio andava valutato dal giudice della cognizione (quello che aveva emesso la sentenza). La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha ribadito che il giudice dell'esecuzione può estendere la sospensione condizionale della pena solo se le condizioni sono sorte dopo la sentenza o se la legge lo prevede espressamente per il reato continuato, ma nel caso specifico, la valutazione doveva essere fatta dal giudice che aveva unificato i reati. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
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Un Lavoratore, condannato per diversi reati con sentenze separate, ha chiesto il riconoscimento della `continuazione del reato` per ottenere una pena più favorevole. La Corte d'Appello ha respinto la sua richiesta, basandosi solo sulla distanza temporale e geografica dei fatti. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha stabilito che il giudice dell'esecuzione deve sempre acquisire e analizzare le sentenze complete per valutare correttamente se esista un unico `disegno criminoso` alla base dei reati, non potendosi limitare a dati superficiali. Il caso tornerà alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Un individuo ha chiesto al Tribunale di Foggia di applicare la continuazione del reato per diverse condanne relative a furto, rapina, porto abusivo di armi e detenzione di arma da sparo. Il Tribunale ha negato la richiesta, ritenendo che i reati fossero frutto di impulsi estemporanei e non di un unico disegno criminoso. L'individuo ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l'omesso riconoscimento della continuazione del reato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha confermato che i reati non erano collegati da un medesimo disegno criminoso, data la loro diversità e i differenti contesti spaziali e temporali. L'individuo è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Ricorrente, già condannato per vari reati come truffa, ricettazione e bancarotta, chiedeva il riconoscimento della continuazione del reato per un gruppo di fatti. Il Tribunale aveva parzialmente accolto la sua richiesta, ma aveva escluso la continuazione per altri reati, motivando che erano stati commessi in un arco temporale troppo esteso. Il Ricorrente ha presentato ricorso in Cassazione, contestando questa decisione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità della motivazione del Tribunale. Il Ricorrente ha dovuto pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Una persona, condannata per numerosi reati come truffa e ricettazione, ha chiesto al giudice dell'esecuzione di applicare la Continuazione del reato. Questo avrebbe permesso di considerare i vari illeciti come parte di un unico piano criminoso, riducendo la pena complessiva. Il Tribunale ha respinto la richiesta, evidenziando l'eterogeneità dei reati, la distanza temporale tra essi e le diverse modalità esecutive. La Corte di Cassazione ha confermato tale decisione. Ha ribadito che la Continuazione del reato richiede una prova rigorosa di un disegno criminoso unitario, non bastando la mera vicinanza temporale o la somiglianza dei reati. Il ricorso è stato quindi rigettato.
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Un Ricorrente ha chiesto il riconoscimento della continuazione fra reati per diverse condanne relative a fatti di bancarotta. Il Giudice per le Indagini Preliminari aveva già respinto parzialmente la richiesta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Ricorrente, ritenendo il motivo generico. La Corte ha sottolineato che i fatti di bancarotta erano stati commessi in tempi molto distanti e in contesti operativi diversi, escludendo la possibilità di applicare la continuazione fra reati. Il Ricorrente dovrà pagare le spese processuali e una sanzione.
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Un Lavoratore aveva chiesto al Tribunale di Salerno di applicare il principio del **reato continuato** per diverse condanne, sostenendo che i fatti fossero legati da un unico disegno criminoso. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta, evidenziando una significativa distanza temporale tra i reati (maggio 2018 e marzo 2007) che escludeva un unico piano. Il Lavoratore ha presentato ricorso in Cassazione, ma la Corte lo ha dichiarato inammissibile. La Cassazione ha confermato che la decisione del giudice di merito, se ben motivata, non è sindacabile. La distanza temporale tra i reati era un elemento sufficiente per escludere il **reato continuato**.
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Il Condannato ha richiesto di rideterminare la pena residua da espiare, invocando la fungibilità della pena. Nello specifico, l'interessato ha scontato una condanna interamente completata nel 2004. Successivamente, nel 2020, il giudice dell'esecuzione ha riconosciuto il vincolo della continuazione tra reati, riducendo la durata della prima condanna. Questa decisione ha reso la carcerazione antecedente priva di titolo per circa due anni. Il Condannato ha chiesto di imputare questi due anni sofferti in eccedenza a una nuova pena relativa a reati commessi a partire dal 2006. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. La legge vieta di scomputare periodi di detenzione sofferti prima della commissione del nuovo reato. Di conseguenza, il periodo di carcere scontato in eccedenza nel passato non può alleggerire le sanzioni per reati commessi successivamente.
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Il Giudice dell'esecuzione aveva negato l'applicazione del "reato continuato" per un Individuo condannato per diverse truffe online. Il Giudice riteneva che l'impossibilità di identificare le vittime in anticipo e la diversità dei messaggi ingannatori escludessero un unico disegno criminoso. La Cassazione ha annullato questa decisione, stabilendo che l'identificazione preventiva delle vittime non è un criterio valido per negare il "reato continuato" nelle truffe online, spesso dirette "in incertam personam". La Corte ha ribadito che il disegno criminoso deve essere valutato su altri indicatori, rinviando il caso per una nuova analisi.
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Un Lavoratore ha presentato ricorso contro una decisione che aveva aumentato la sua pena per un reato continuato. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il giudice non deve giustificare in modo esplicito un aumento esiguo della pena base per un reato continuato, poiché rientra nel suo potere discrezionale. Questo principio vale anche quando la continuazione del reato viene riconosciuta durante l'esecuzione della pena. Il Lavoratore ha quindi perso il ricorso ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta di un Lavoratore di applicare l'istituto del reato continuato per una serie di condotte illecite legate all'edilizia abusiva. Il Lavoratore aveva commesso abusi edilizi in tempi diversi, ma sperava che fossero considerati parte di un unico disegno criminoso. Il Tribunale di Viterbo e poi la Cassazione hanno ritenuto che i fatti fossero frutto di decisioni estemporanee, non riconducibili a un piano preordinato. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile, confermando l'impossibilità di beneficiare della disciplina del reato continuato e condannando il Lavoratore al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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