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IMSI Catcher

Definizione

Un dispositivo che, simulando una stazione radio base, individua il codice IMSI (International Mobile Subscriber Identity) di un telefono, permettendo di identificare l'utente di una specifica scheda SIM. Non intercetta le comunicazioni, ma ne è un'attività preparatoria.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Utilizzo IMSI Catcher: Legale anche senza autorizzazione del Giudice
La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo all'utilizzo dell'IMSI Catcher nelle indagini per traffico di stupefacenti. Un indagato, sottoposto a custodia cautelare in carcere, contestava la validità degli indizi raccolti tramite questo strumento, sostenendo che fosse necessaria un'autorizzazione del giudice, come per le intercettazioni. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'utilizzo IMSI Catcher per la sola finalità di identificare i dispositivi telefonici presenti in una zona non è un'intercettazione di comunicazioni. Si tratta di un'attività investigativa preliminare, di osservazione e pedinamento elettronico, che rientra nei poteri della polizia giudiziaria e non richiede un decreto autorizzativo del giudice. Di conseguenza, gli elementi raccolti sono stati considerati pienamente utilizzabili per giustificare la misura cautelare.
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Prove digitali estere: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato in custodia cautelare per narcotraffico. La sentenza chiarisce importanti principi sull'utilizzabilità delle prove digitali estere, in particolare le chat criptate ottenute tramite Ordine Europeo di Indagine. La Corte ha stabilito che tali dati, già acquisiti da un'autorità estera, circolano come prove tra procedimenti e non richiedono il deposito degli atti autorizzativi originari. Inoltre, ha confermato che l'uso dell'IMSI catcher per identificare un'utenza è un'attività di polizia giudiziaria preparatoria e non un'intercettazione, non necessitando quindi di un decreto specifico.
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Prove da chat criptate: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di custodia cautelare per traffico di stupefacenti basato su prove da chat criptate ottenute da autorità estere tramite un Ordine Europeo di Indagine. La difesa ha sollevato questioni sulla legittimità dell'acquisizione e sull'utilizzabilità dei dati. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che l'acquisizione di dati già raccolti e decifrati da un'autorità di un altro Stato membro è legittima in base al principio di reciproco riconoscimento, senza che il giudice italiano debba riesaminare le procedure estere, salvo la violazione di diritti fondamentali.
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