La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di un uomo, basata esclusivamente sulle sue impronte digitali trovate su una scatola sulla scena del crimine. L'imputato sosteneva che la prova fosse insufficiente, dato che la vittima non lo aveva riconosciuto. I giudici hanno respinto il ricorso, ribadendo l'altissimo valore probatorio delle impronte digitali. Secondo la Corte, un'impronta che corrisponde per almeno 16-17 punti caratteristici è una prova piena e sufficiente a dimostrare la presenza di una persona sul luogo del reato, anche senza altri elementi a conferma. La condanna è quindi diventata definitiva.
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