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Impronte dattiloscopiche

Definizione

Le impronte digitali, utilizzate come strumento unico e affidabile per l'identificazione certa di una persona nel contesto delle indagini e dei procedimenti giudiziari.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Tentato furto aggravato: le impronte sul vetro bastano
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per tentato furto aggravato. La colpevolezza dell'imputato era stata stabilita dai giudici di merito sulla base del ritrovamento delle sue impronte digitali su un lucernaio e su una lastra di vetro adiacente a quella infranta per tentare l'accesso. La difesa contestava la sufficienza di tale indizio e il bilanciamento delle circostanze. La Suprema Corte ha chiarito che il ritrovamento delle impronte sul luogo del delitto, in assenza di una spiegazione alternativa plausibile, costituisce una prova solida e che la valutazione dei fatti spetta esclusivamente ai giudici di merito. Di conseguenza, la condanna è stata confermata e il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Furto e impronte digitali: condannato anche senza riconoscimento
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto aggravato di un uomo, basata esclusivamente sulle sue impronte digitali trovate su una scatola sulla scena del crimine. L'imputato sosteneva che la prova fosse insufficiente, dato che la vittima non lo aveva riconosciuto. I giudici hanno respinto il ricorso, ribadendo l'altissimo valore probatorio delle impronte digitali. Secondo la Corte, un'impronta che corrisponde per almeno 16-17 punti caratteristici è una prova piena e sufficiente a dimostrare la presenza di una persona sul luogo del reato, anche senza altri elementi a conferma. La condanna è quindi diventata definitiva.
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Errore di nome: cancellazione condanne dal casellario
La Corte di Cassazione annulla l'ordinanza di un tribunale che aveva negato la cancellazione di condanne iscritte per un errore di nome. La Suprema Corte chiarisce che il giudice dell'esecuzione deve basarsi su prove oggettive come codici identificativi e impronte digitali per accertare la vera identità del condannato e correggere il casellario giudiziale, senza che sia necessaria una confessione del vero colpevole che ha usurpato l'identità altrui.
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