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Furto venatorio

Definizione

Reato commesso da chi si impossessa di animali selvatici, considerati patrimonio indisponibile dello Stato. È una forma di bracconaggio qualificata come furto.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Bracconaggio con reti: la Cassazione nega la tenuità del fatto
Un uomo viene condannato per furto venatorio aggravato dopo aver allestito una trappola complessa per catturare uccelli selvatici, usando reti e richiami vivi. L'imputato presenta ricorso in Cassazione, chiedendo l'applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte Suprema rigetta il ricorso, stabilendo un principio importante: le modalità particolarmente insidiose e l'organizzazione della condotta, come in questo caso, dimostrano un'offensività tale da escludere la possibilità di considerare il fatto come 'particolarmente tenue'. La condanna a quattro mesi di reclusione e cento euro di multa diventa quindi definitiva.
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Furto venatorio: quando serve la querela per procedere
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4410 del 2025, ha rigettato il ricorso di un Procuratore Generale, confermando che il furto venatorio, se aggravato solo dall'esposizione alla pubblica fede, non è più procedibile d'ufficio ma richiede una querela. La Corte ha chiarito che, a seguito della Riforma Cartabia, l'appartenenza della fauna al patrimonio indisponibile dello Stato non costituisce di per sé un'aggravante autonoma tale da consentire la procedibilità d'ufficio, prevalendo la nuova disciplina sulla procedibilità a querela per l'ipotesi specifica contestata.
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Furto venatorio: Cassazione sulla procedibilità d’ufficio
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di non doversi procedere per un caso di furto venatorio tentato. A seguito della Riforma Cartabia, il Tribunale aveva ritenuto necessaria la querela. La Cassazione ha invece stabilito che il furto di fauna selvatica, in quanto patrimonio indisponibile dello Stato destinato a pubblica utilità, configura un'aggravante che mantiene la procedibilità d'ufficio. La motivazione del giudice di primo grado è stata giudicata carente per non aver considerato la natura pubblicistica del bene sottratto.
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