L'Imputato ha subito la condanna per molteplici episodi di furto in abitazione aggravato, accertati dagli inquirenti mediante filmati di videosorveglianza. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando vizi di motivazione, presunto travisamento delle prove e un refuso della Corte d'appello sull'indicazione della pena inflitta in primo grado. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e del tutto generico. I magistrati hanno chiarito che il semplice errore materiale nella trascrizione della prima sentenza non incide sulla validità della decisione, fondata su elementi logici e solidi. Le registrazioni video hanno confermato con chiarezza la responsabilità del soggetto agente. L'Imputato perde il ricorso: la condanna a cinque anni e otto mesi di reclusione diventa definitiva, con l'obbligo di rifondere le spese legali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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