Definizione
Il reato di chi si impossessa di beni altrui introducendosi in un'abitazione privata. L'aggravante, in questo caso, è la 'violenza sulle cose', cioè l'aver rotto o danneggiato qualcosa per compiere il furto.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 53 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 94% dei casi il ricorso è stato dichiarato inammissibile.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 2%
- Rigettato 4%
- Inammissibile 94%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2026
Sezioni
- Penale Sez. 777%
- Penale Sez. 517%
- Penale Sez. 46%
Precedenti più richiamati
- Cass. 28535/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 20377/2009in 3 provvedimenti
- Cass. 44882/2014in 3 provvedimenti
- Cass. 47204/2015in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due imputati hanno presentato ricorso per Cassazione contro la sentenza di condanna per furto in abitazione aggravato. I condannati hanno sostenuto tre motivi principali: la prescrizione del reato, la violazione del diritto di difesa per la mancata concessione di un rinvio dell'udienza nonostante l'adesione del difensore allo sciopero degli avvocati, e un difetto di motivazione sulla recidiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili le richieste. Per il delitto contestato, commesso tra il 2015 e il 2016, il termine di prescrizione scadrà solo nell'agosto 2028, prolungato dalle sospensioni processuali. Inoltre, la richiesta di rinvio per sciopero era tardiva e non operante nell'udienza d'appello cartolare senza discussione orale. Infine, l'esclusione della recidiva nella sentenza non impone la correzione del capo d'imputazione. I ricorrenti devono pagare le spese di lite e tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Due complici hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto in abitazione aggravato in concorso, commesso ai danni di un'anziana sola mediante sottrazione della fede nuziale. Uno degli imputati guidava il veicolo d'appoggio per la fuga, mentre la donna si trovava a bordo dell'auto impiegata. I ricorrenti contestavano l'identificazione personale, la sussistenza del delitto consumato e chiedevano l'attenuante della minima importanza per l'autista. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi. I giudici hanno confermato la piena utilizzabilità del riconoscimento fotografico e la presenza dell'aggravante dell'astuzia contro persone vulnerabili. La Corte ha inoltre ribadito che il conducente con funzioni di palo garantisce l'impunità e non merita sconti di pena. Entrambi gli imputati sono stati condannati anche alle spese e a una sanzione verso la Cassa delle ammende.
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L'imputata ha subito una condanna per il reato di furto in abitazione aggravato, con l'applicazione della recidiva specifica, reiterata e infraquinquennale. I giudici di merito hanno accertato la responsabilità penale della donna per l'intrusione e la sottrazione di beni in un'abitazione privata. La difesa ha presentato ricorso in Cassazione lamentando un presunto vizio logico nella motivazione della sentenza impugnata. La Suprema Corte ha giudicato l'impugnazione del tutto priva di specificità. I motivi proposti riproducevano fedelmente le medesime contestazioni già sollevate e respinte in appello, senza sviluppare una reale critica verso la decisione contestata. Per queste ragioni, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, ha confermato la condanna penale e ha imposto alla ricorrente il pagamento delle spese del procedimento insieme a una sanzione di tremila euro.
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Due imputati hanno proposto ricorso per cassazione contro la condanna per furto in abitazione aggravato. Il primo imputato contestava il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche e la mancata esclusione della recidiva qualificata. Il secondo imputato richiedeva invece la prevalenza delle attenuanti generiche rispetto all'aggravante, avanzando una richiesta mai formulata durante il giudizio di secondo grado. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi. I giudici hanno confermato che la presenza di molteplici precedenti penali e la violazione delle restrizioni cautelari giustificano il rigetto dei benefici. Inoltre, la richiesta inedita del secondo ricorrente viola le regole processuali. I due condannati dovranno versare le spese di giudizio e tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato da un imputato condannato nei primi due gradi di giudizio per il reato di furto in abitazione aggravato. Il ricorrente ha denunciato una presunta violazione di legge, sostenendo la carenza di elementi idonei a giustificare la condanna. I giudici di legittimità hanno rilevato che i motivi di impugnazione erano del tutto generici e privi di una specifica critica verso le argomentazioni della Corte di appello. Per questa ragione, la Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'imputato ha subito la condanna definitiva e il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato condannato per furto in abitazione aggravato ai danni di un'anziana di 84 anni. L'imputato aveva contestato la valutazione delle prove e l'applicazione delle aggravanti di 'minorata difesa' e 'mezzo fraudolento'. La Suprema Corte ha ribadito che non si possono riesaminare i fatti in Cassazione, salvo manifesta illogicità. Ha confermato che l'età avanzata della vittima e l'uso di stratagemmi per ingannarla configurano correttamente il furto in abitazione aggravato. L'imputato dovrà pagare le spese processuali e una sanzione alla Cassa delle ammende.
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Un Individuo, accusato di associazione per delinquere e furto in abitazione aggravato, era stato sottoposto a custodia cautelare. Il suo difensore ha contestato la motivazione della misura, ritenendola generica. La Corte di Cassazione ha stabilito che il Tribunale del Riesame può integrare la motivazione della custodia cautelare se il giudice di prima istanza ha già fornito elementi specifici sul ruolo dell'Indagato e sui suoi precedenti, dimostrando un'autonoma valutazione. Non si tratta di motivazione apparente in questi casi. Il ricorso dell'Indagato è stato rigettato, confermando la custodia cautelare e condannandolo alle spese processuali.
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Un Lavoratore, condannato per furto in abitazione aggravato, ha presentato un ricorso alla Corte di Cassazione. Il Lavoratore contestava la motivazione della sua condanna, cercando una nuova valutazione delle prove già esaminate. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che il ricorso mirava a riesaminare i fatti, cosa non consentita in Cassazione, e riproponeva argomenti già respinti. Di conseguenza, il Lavoratore è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando l'inammissibilità del ricorso.
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Due imputati hanno subito una condanna per il reato di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose all'esito del giudizio abbreviato. I giudici di merito hanno riconosciuto la loro penale responsabilità, applicando il bilanciamento tra attenuanti generiche, aggravanti e recidiva. Gli imputati hanno presentato ricorso per cassazione per contestare l'esito della sentenza di appello. La Suprema Corte ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili: l'atto del primo imputato presentava motivi eccessivamente generici, mentre il secondo richiedeva una rivalutazione delle prove non consentita davanti ai giudici di legittimità. Di conseguenza, i ricorrenti hanno perso definitivamente il giudizio e devono pagare le spese processuali insieme a una sanzione di tremila euro ciascuno alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un imputato condannato per furto in abitazione aggravato e diversi altri furti aggravati. I giudici di merito avevano accertato la penale responsabilità dell'uomo, riconoscendo la continuazione tra i reati e applicando le attenuanti generiche equivalenti alla recidiva e alle aggravanti. L'imputato ha tentato di contestare la decisione dinanzi alla Suprema Corte riproponendo le medesime censure dell'appello e richiedendo un riesame dei fatti. La Cassazione ha respinto l'istanza, ribadendo che il giudizio di vertice non costituisce un terzo grado per rivalutare le prove. Di conseguenza, il ricorrente deve pagare le spese processuali e versare tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Un'imputata è stata condannata in primo grado per furto in abitazione aggravato a due anni di reclusione e mille euro di multa per aver sottratto denaro e gioielli da una casa. Il Procuratore Generale ha impugnato la sentenza denunciando l'illegalità della sanzione. Al momento del fatto la legge fissava infatti una pena minima di tre anni di reclusione per la fattispecie aggravata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il giudice non può scendere sotto la soglia minima prevista dal codice. La sentenza è stata annullata limitatamente al trattamento sanzionatorio con rinvio per una nuova quantificazione della pena.
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Un imputato, condannato per furto in abitazione aggravato, ha presentato ricorso lamentando un trattamento sanzionatorio eccessivo. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale. Ha ribadito che la determinazione della pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito, purché non sia arbitraria o illogica. Le doglianze generiche dell'imputato non hanno dimostrato tale arbitrio, portando alla conferma della condanna e al pagamento delle spese processuali.
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Due individui si sono introdotti nell'appartamento di un'anziana donna di oltre ottant'anni con la scusa di venderle un quadro sacro, sottraendole poi del denaro. I giudici di merito hanno condannato entrambi per il reato di furto in abitazione aggravato dalla minorata difesa e dal mezzo fraudolento. Gli imputati hanno presentato ricorso per Cassazione contestando la credibilità della persona offesa, la mancata riqualificazione del fatto e il diniego delle attenuanti generiche. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi confermando la piena validità probatoria della testimonianza della vittima, riscontrata dai controlli di polizia, e la sussistenza della minorata difesa dovuta all'età della persona offesa e all'inganno subito. Entrambi i colpevoli sono stati condannati anche alle spese processuali e al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.
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Un Lavoratore è stato condannato per furto in abitazione aggravato in concorso. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione della sentenza di condanna. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ritenuto che le contestazioni fossero generiche e ripetessero argomenti già esaminati e respinti dai giudici precedenti. La Corte ha quindi confermato la condanna e ha imposto al Lavoratore il pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza del suo tentativo di impugnazione. L'inammissibilità ricorso penale è stata la conseguenza.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di un imputato per furto in abitazione aggravato, respingendo il suo ricorso. L'imputato lamentava il diniego delle attenuanti generiche da parte dei giudici precedenti. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che la valutazione delle attenuanti generiche è un giudizio di fatto insindacabile, purché motivato. Nel caso specifico, i giudici hanno correttamente motivato il diniego facendo riferimento ai precedenti penali dell'imputato e alla mancanza di segni di pentimento. L'imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.
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Una Lavoratrice è stata condannata per furto in abitazione aggravato, accusata di aver agito come "palo" durante un colpo. La sua difesa ha contestato la validità della notifica della citazione a giudizio e la prova del suo ruolo nel concorso nel furto. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della Lavoratrice. Ha ribadito che la notifica al difensore di fiducia, presso cui l'imputata aveva eletto domicilio, è valida e implica la conoscenza del processo. Inoltre, ha confermato che il ruolo di "palo" costituisce un contributo essenziale al concorso nel furto, anche senza un'azione materiale diretta, se finalizzato all'obiettivo comune. La condanna è stata confermata, con spese processuali e una sanzione aggiuntiva.
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La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità ricorso penale presentato da un imputato condannato per furto in abitazione aggravato. La Corte d'Appello aveva parzialmente riformato la sentenza di primo grado, riconoscendo circostanze attenuanti e riducendo la pena. Tuttavia, il ricorso in Cassazione è stato ritenuto inammissibile perché i motivi addotti dall'imputato erano troppo generici. Questa decisione ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per un episodio di furto in abitazione aggravato dalla violenza sulle cose. L'Imputato aveva proposto ricorso contestando l'applicazione dell'aggravante e chiedendo il riconoscimento del danno di speciale tenuità, oltre a una riduzione della pena. I giudici hanno stabilito che l'aggravante sussiste ogni volta che l'autore usa forza fisica per rompere, danneggiare o trasformare oggetti strumentali al furto. La Corte ha ritenuto il ricorso del tutto infondato e ripetitivo rispetto ai precedenti gradi di giudizio. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato inammissibile l'impugnazione. L'Imputato dovrà pagare le spese del processo e versare tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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L'Imputato ha presentato ricorso in Cassazione contro la condanna per furto in abitazione aggravato. La difesa lamentava il mancato svolgimento di nuove prove in appello, la valutazione della responsabilità e il mancato prevalere delle attenuanti generiche sulle aggravanti. I giudici supremi hanno respinto ogni richiesta. La rinnovazione istruttoria in appello rappresenta un rimedio del tutto eccezionale e mai richiesto formalmente. Inoltre, la condotta grave e la totale assenza di risarcimento o pentimento verso la vittima giustificano la severità della pena. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Imputato, confermando la condanna e imponendo il pagamento delle spese processuali oltre a tremila euro alla Cassa delle ammende.
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La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per furto in abitazione aggravato a carico dell'Imputato. L'uomo era stato identificato nei filmati delle telecamere di sorveglianza da agenti di polizia che già lo conoscevano, con successiva verifica visiva diretta da parte del giudice in udienza. La difesa contestava l'affidabilità del riconoscimento e la misura della pena inflitta. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso inammissibile: la valutazione delle prove spetta esclusivamente al giudice di merito, mentre la Cassazione verifica solo la coerenza logica della sentenza.
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