Definizione
Il reddito che si ricava da un bene come corrispettivo del suo godimento da parte di altri. L'esempio più comune è il canone di locazione.
Orientamento della Cassazione
Su LexCED 69 provvedimenti della Corte di cassazione su questo tema (2022–2026). Nel 46% dei casi il ricorso è stato accolto, almeno in parte.
Esito del ricorso
- Accolto, anche in parte 46%
- Rigettato 40%
- Inammissibile 10%
- Estinto 3%
- Altro 2%
Provvedimenti per anno
2022
2023
2024
2025
2026
Sezioni
- Civile Sez. 255%
- Civile Sez. 125%
- Civile Sez. 321%
Precedenti più richiamati
- Cass. 17876/2019in 6 provvedimenti
- Cass. 31105/2023in 4 provvedimenti
- Cass. 20394/2013in 4 provvedimenti
- Cass. 14528/2021in 3 provvedimenti
- Cass. 5504/2012in 3 provvedimenti
Dati LexCED, aggiornati ogni giorno. L'esito è letto dal dispositivo dei provvedimenti pubblicati; sono esclusi quelli senza dispositivo leggibile.
Norme più ricorrenti in questi provvedimenti
Provvedimenti
Due ex coniugi, comproprietari della casa familiare, stabiliscono in sede di separazione consensuale di vendere l'immobile entro una data prefissata. L'accordo consente alla moglie di abitare l'immobile in via esclusiva solo fino a quel termine. L'ex moglie tuttavia rimane nella casa oltre la scadenza e cambia la serratura, impedendo all'ex marito l'accesso e la vendita. L'uomo cita in giudizio la comproprietaria per ottenere la divisione del bene e il risarcimento per l'uso esclusivo. I giudici di merito condannano la donna a pagare oltre 254.000 euro quale indennità di occupazione parametrata al valore locativo dell'immobile a partire dal giorno successivo alla scadenza pattuita. La Corte di Cassazione conferma la decisione e respinge il ricorso della donna: la scadenza pattuita segna la fine del titolo di permanenza, rendendo l'uso esclusivo illegittimo e fonte di ristoro economico.
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Un acquirente si aggiudica all'asta il 50% di un appartamento di circa 85 metri quadri. La comproprietaria della restante metà abita l'intero alloggio insieme alla propria famiglia senza concedere alcuno spazio. L'aggiudicatario invia una lettera formale per chiedere la corresponsione di un corrispettivo per l'utilizzo esclusivo. I giudici di merito e la Corte di Cassazione accertano il blocco totale al godimento dell'immobile e condannano la donna al pagamento della indennità di occupazione immobile comune a decorrere dalla missiva. L'importo corrisponde alla metà del canone locativo di mercato stimato dal perito, oltre agli interessi e alle spese processuali. Il ricorso della donna viene integralmente respinto.
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I Proprietari ottengono la revoca del sequestro preventivo sui loro immobili e il riconoscimento del diritto allo svincolo dei canoni maturati durante il blocco. Quando chiedono il pagamento di oltre trentunomila euro, il Giudice dell'esecuzione rigetta l'istanza: la procedura non dispone di liquidità immediata sul conto e i frutti non sono qualificabili come spese di giustizia. I Proprietari impugnano la decisione, evidenziando che i compensi del custode gravano sullo Stato e non devono erodere le loro rendite. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso. La carenza temporanea di denaro sul conto giudiziario non estingue la spettanza economica dei cittadini. La restituzione dei frutti civili impone al magistrato di individuare gli strumenti concreti di pagamento a carico dell'Erario, annullando il diniego con rinvio per nuovo esame.
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Un Lavoratore aveva occupato un immobile in base a un contratto preliminare di compravendita, poi risolto per inadempimento del Venditore. Il Venditore, dopo anni, ha chiesto un'indennità di occupazione immobile. Il Lavoratore ha eccepito che la questione fosse già decisa da un precedente giudicato. La Cassazione ha chiarito che una domanda non esaminata in precedenza può essere riproposta. Ha stabilito che l'occupazione, pur inizialmente lecita, dopo la risoluzione del contratto, generava un obbligo di restituzione dei "frutti civili" (canoni di locazione) secondo i principi dell'indebito oggettivo. La Corte ha rinviato il caso per ricalcolare l'esatto periodo dell'indennità di occupazione.
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La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una Società e della sua Amministratrice, condannate a trasferire un immobile e a pagare i 'frutti civili' (canoni di locazione) a un Promissario Acquirente. L'inadempimento era dovuto alla mancata presentazione dell'Amministratrice al rogito notarile. La Cassazione ha rigettato il ricorso della Società e dell'Amministratrice, confermando la loro responsabilità. La sentenza ha ribadito che la responsabilità amministratore società può sussistere anche per l'amministratore che, pur non essendo proprietario, non si presenta all'atto dovuto, configurando un danno da inadempimento.
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L'Agenzia delle Entrate ha contestato a un contribuente il mancato pagamento dell'Irpef sui canoni di locazione non dichiarati relativi a un fabbricato di sua proprietà. Il proprietario si è difeso sostenendo che l'immobile era pignorato e che il custode giudiziario incassava direttamente gli affitti. I giudici di primo e secondo grado hanno dato ragione al debitore. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l'esito della controversia. I Supremi Giudici hanno stabilito che i canoni di locazione immobile pignorato devono essere tassati in capo al proprietario esecutato. L'imposta sui redditi colpisce la titolarità del bene e non l'incasso materiale delle somme, poiché i canoni riscossi dal custode riducono il debito complessivo del contribuente.
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La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della **restituzione dei frutti dei beni sequestrati** in un caso complesso. Un soggetto e la sua coniuge avevano richiesto la restituzione dei canoni di locazione e delle cauzioni relative a immobili precedentemente sottoposti a sequestro di prevenzione e poi restituiti. Il Tribunale aveva confiscato la società proprietaria degli immobili, ma aveva restituito gli immobili stessi al soggetto, ritenendolo il vero proprietario fin dall'origine, nonostante l'intestazione formale alla società. Il Tribunale aveva rigettato la richiesta di restituzione dei canoni, qualificandoli come ricavi societari confiscati. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della coniuge per mancanza di procura speciale. Ha accolto il ricorso del soggetto, annullando la decisione del Tribunale. La Corte ha stabilito che il sequestro di prevenzione è dinamico e l'amministratore gestisce i beni "per conto di chi spetta". Pertanto, i frutti devono seguire la sorte del bene principale. Il Tribunale dovrà riesaminare la questione, superando la contraddizione.
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Un soggetto aveva chiesto la Restituzione indennità di occupazione versata per due immobili sottoposti a sequestro di prevenzione, poi non confiscati. Il Tribunale aveva respinto la richiesta. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che l'indennità di occupazione non è un frutto civile da restituire, ma un corrispettivo per il godimento del bene durante il sequestro. Lo Stato non si è arricchito indebitamente, poiché il sequestro ha comportato uno spossessamento legittimo del bene.
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Una comproprietaria al 50% di un immobile di famiglia ha richiesto un'indennità al fratello a causa della privazione del godimento del bene. Dopo la morte del genitore, il fratello ha occupato la casa impedendo alla sorella l'accesso e la consegna delle chiavi. La Corte d'Appello aveva ridotto il risarcimento interpretando un vecchio accordo familiare in modo restrittivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della donna. I giudici hanno chiarito che l'uso esclusivo del bene comune da parte di un solo comproprietario, quando azzera la pari facoltà di godimento altrui, obbliga al pagamento di un'indennità calcolata sui frutti civili. Gli accordi tra eredi non possono alterare l'equilibrio della comproprietà paritaria senza una chiara volontà delle parti.
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Una coerede ha citato in giudizio i familiari per ottenere il risarcimento dei danni da opere edilizie abusive e il pagamento di una somma mensile a causa dell'uso esclusivo di una casa caduta in successione. La Corte d'Appello ha condannato gli occupanti a rifondere le spese di ripristino per gli abusi e a versare una quota mensile per il mancato godimento del bene. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione, ribadendo che l'occupazione di immobile ereditario da parte di singoli soggetti obbliga al versamento dei frutti civili a favore del comproprietario escluso che ne abbia richiesto il pari utilizzo.
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Una procedura fallimentare proprietaria di un immobile, recuperato tramite azione revocatoria, ha richiesto l'insinuazione al passivo di una seconda società fallita per ottenere il rimborso dei frutti civili. Il giudice delegato e il Tribunale hanno respinto l'istanza sostenendo che il credito coincidesse con quello già ammesso in favore di una società sublocatrice. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del fallimento proprietario e ha cassato il provvedimento con rinvio. I giudici di legittimità hanno accertato la nullità della decisione per motivazione meramente apparente: il Tribunale ha qualificato come evidente l'identità dei due crediti senza analizzare la diversità delle fonti giuridiche e contrattuali poste a fondamento delle rispettive pretese.
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Una coerede ha citato i propri fratelli per chiedere la divisione ereditaria del patrimonio dei genitori defunti. I fratelli chiedevano l'inclusione nella massa di terreni agricoli riscattati dall'attrice tramite bando regionale, ritenendoli già del padre. La coerede reclamava invece l'inclusione diretta nella massa dei canoni di affitto riscossi dai fratelli per i terreni ereditari. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. I giudici hanno confermato che i fondi regionali non entrano nell'eredità se il genitore ne aveva solo il possesso precario senza un acquisto formale. Inoltre, i canoni di locazione incassati da singoli eredi non incrementano direttamente la massa comune, ma devono essere richiesti con un'autonoma domanda di rendiconto.
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Due comproprietari acquistano un appartamento e chiedono la loro quota sui canoni di locazione derivanti dall'installazione di una antenna su terrazza comune, concessa in affitto a una compagnia telefonica dalla vicina. La vicina contesta la richiesta: un vecchio atto divisorio del 1968 prevedeva che la comunione sul lastrico solare sarebbe cessata in caso di realizzazione di nuove fabbriche o strutture, attribuendo a lei la proprietà esclusiva dell'area. La Corte d'Appello accorda i guadagni ai coniugi escludendo l'antenna dal concetto di costruzione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. I giudici supremi affermano che i ripetitori telefonici costituiscono vere e proprie costruzioni edili. Di conseguenza, l'installazione determina l'applicazione della clausola divisoria e assegna la proprietà esclusiva alla vicina, la quale vince il ricorso.
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La Corte d'Appello di Napoli ha affrontato un complesso caso di rendiconto di gestione relativo a immobili gestiti da alcuni comproprietari senza il coinvolgimento degli altri. Il provvedimento chiarisce l'obbligo di rendicontazione dei frutti civili e l'applicazione dell'articolo 1102 c.c., stabilendo che chi amministra in via esclusiva è tenuto a versare agli altri le quote spettanti, previa compensazione di eventuali debiti e crediti reciproci.
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Un contribuente ha richiesto il rimborso delle imposte versate in eccedenza. L'Amministrazione Finanziaria ha restituito quasi tutto il capitale durante il primo giudizio, escludendo somme irrisorie sotto la soglia minima di legge di dodici euro. Il contribuente ha fatto ricorso chiedendo anche gli interessi sul capitale restituito e contestando la compensazione delle spese legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che il rimborso delle imposte sotto la soglia minima non è dovuto e che gli interessi tributari non seguono le regole del codice civile (giorno per giorno), ma maturano solo per semestri interi esclusi i primi sei mesi dal versamento. Poiché la domanda del contribuente era generica e non rispettava questa specifica regola, la richiesta è stata respinta e le spese di giudizio sono state compensate per la perdita parziale di entrambe le parti.
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Nel corso di un giudizio di divisione ereditaria relativo a un immobile indivisibile, gli eredi avevano raggiunto un accordo per assegnare l'intero bene a un gruppo di comproprietari, liquidando agli altri il relativo conguaglio in denaro. La Corte d'Appello aveva ignorato tale accordo, ritenendolo tardivo, e aveva negato il diritto al rendiconto per l'uso esclusivo del bene sul presupposto che l'immobile fosse privo di abitabilità e quindi improduttivo. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei coeredi esclusi dal godimento. I giudici di legittimità hanno chiarito che il giudice deve rispettare l'accordo delle parti sull'assegnazione del bene. Inoltre, l'obbligo di rendiconto e il pagamento dei frutti civili gravano su chi ha goduto in via esclusiva del bene, a prescindere dalla sua abitabilità o produttività oggettiva.
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A seguito dello scioglimento società di fatto, i soci si scontravano sulla divisione di un immobile comune. I Soci Ricorrenti avevano utilizzato in via esclusiva l'immobile dopo lo scioglimento. I Soci Controricorrenti chiedevano l'attribuzione del bene e il pagamento dei frutti civili per il mancato godimento. Il Tribunale e la Corte d'Appello determinavano i rapporti di dare-avere, ponendo a carico dei Soci Ricorrenti il valore figurativo dell'affitto (frutti civili) oltre agli interessi legali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei Soci Ricorrenti, confermando che l'uso esclusivo dell'immobile comune genera l'obbligo di risarcire gli altri soci con i frutti civili (pari al valore di mercato dell'affitto), i quali costituiscono un debito di valuta e producono interessi legali anno per anno.
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Nel corso di una complessa divisione ereditaria tra tre fratelli, il Tribunale assegnava l'intero immobile a uno di essi, disponendo conguagli in denaro. Un altro fratello impugnava la decisione, lamentando la mancata sospensione del processo civile in attesa di un giudizio penale per truffa, la simulazione di una cessione di quote e il mancato riconoscimento dei frutti civili per l'occupazione esclusiva del bene da parte dei coeredi. La Corte d'Appello rigettava l'impugnazione. La Corte di Cassazione, pur confermando la legittimità dell'assegnazione dell'immobile non comodamente divisibile, ha accolto il ricorso sul tema dei frutti civili. La Suprema Corte ha stabilito che il coerede escluso dal godimento ha diritto al risarcimento parametrato al valore di mercato del canone locativo, cassando la sentenza con rinvio.
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Un creditore ipotecario ha impugnato l'omologazione dell'accordo di composizione della crisi proposto da un'azienda agricola debitrice. Il creditore lamentava che la somma offerta in sette anni fosse inferiore al reale valore di mercato dell'immobile ipotecato e che non fossero stati considerati i frutti civili dei terreni. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la valutazione sulla convenienza dell'accordo rispetto all'alternativa della vendita all'asta spetta ai giudici di merito e non può essere ridiscussa in sede di legittimità se adeguatamente motivata. Inoltre, la contestazione sui frutti civili è stata ritenuta generica e priva di autosufficienza. Di conseguenza, l'accordo di composizione della crisi resta valido ed efficace, confermando la tutela del debitore sovraindebitato.
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Alcuni imprenditori, dopo aver ottenuto la restituzione dei propri beni precedentemente sequestrati, hanno contestato il rendiconto di gestione presentato dall'amministratore giudiziario. Il Tribunale ha approvato il bilancio senza valutare le specifiche contestazioni sulla mancanza di documenti giustificativi e ha dichiarato la propria incompetenza sui canoni di locazione maturati, rimandando la questione al giudice civile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso degli imprenditori, stabilendo che il Tribunale delle misure di prevenzione deve valutare attentamente il rendiconto di gestione e decidere anche sui frutti civili maturati durante il sequestro. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame.
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